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Famiglia imprenditore di Marsala indagata per evasione fiscale

Famiglia imprenditore di Marsala indagata per evasione fiscale

Famiglia imprenditore di Marsala indagata per evasione fiscale
MARSALA - Evasione fiscale, truffa, ricettazione, riciclaggio e auto-riciclaggio sono le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Marsala in un’indagine che vede coinvolte sette persone che appartengono alla famiglia di Michele Angelo Licata, 52 anni, il principale imprenditore del settore ristorazione-alberghiero di Marsala.   L’abitazione e le attività dell’imprenditore (ristorante Delfino, albergo Delfino Beach, agriturismo La Volpara e ristorante-albergo Baglio Basile, quest’ultimo in territorio di Petrosino), sono state perquisite dalla Guardia di finanza, che ha sequestrato denaro contante per 50 mila euro e assegni per circa un milione e 200 mila euro. Allo stesso imprenditore e alle figlie Clara Maria e Valentina, lo scorso 21 aprile, Procura e Guardia di finanza hanno sequestrato, per frode fiscale e truffa allo Stato, un patrimonio valutato in circa 100 milioni di euro (denaro, quote societarie, beni mobili e immobili, per un valore di circa 13 milioni di euro, nonché quote sociali e beni mobili e immobili di quattro complessi aziendali per un valore stimato in circa 90 milioni di euro).   Alberghi e ristoranti hanno, comunque, continuato la loro attività sotto la gestione di un amministratore giudiziario. L’attuale indagine è uno sviluppo di quella della scorsa primavera. Dall’inchiesta è emerso che Michele Licata, per evitare di subire ulteriori sequestri, avrebbe tolto somme di denaro dai sui conti correnti per versarli su quelli di suoi familiari (la moglie Maria Vita Abrignani, di 53 anni, la madre Maria Pia Li Mandri, di 76 anni, e la figlia Silvia, di 21) fino a quel momento non indagati, ma che adesso, per questo, devono rispondere del reato di ricettazione, come pure la figlia Valentina, di 28 anni, e il genero Roberto Cordaro, di 31.   Licata, con le figlie Valentina e Clara Maria, di 27 anni, è indagato per evasione fiscale e truffa. Quest’ultimo reato sarebbe stato commesso in danno di alcune loro stesse società, dalle cui casse sarebbe stato prelevato denaro (circa 10 milioni di euro) poi depositato sui conti correnti personali. L’indagine delle Fiamme Gialle è stata coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Antonella Trainito.

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