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Catania, "cloud" della pedofilia Tre arrestati, 14 indagati

Catania, "cloud" della pedofilia Tre arrestati, 14 indagati

Poliziotti si fingono pedofili e riescono ad entrare nell'organizzazione che ha anche ramificazioni internazionali. Per la prima volta contestata anche l'associazione per delinquere

La Polizia postale di Catania coordinata dalla Procura Distrettuale etnea ha sgominato un’associazione a delinquere finalizzata allo scambio, divulgazione e distribuzione di materiale pedopornografico. Per la prima volta - fanno notare gli investigatori - è stato contestato il delitto di associazione per delinquere associato a reati come la divulgazione e la detenzione di materiale pedopornografico. 

Diciassette le persone indagate, di queste, tre sono state arrestate in flagranza per la detenzione di un ingente quantitativo di immagini  e video ritraenti minori impegnati in scene di sesso anche con adulti o in pose erotiche. 

L’indagine, avviata d’iniziativa lo scorso anno dal personale del Compartimento Polizia Postale di Catania, coordinato dal Centro Nazionale di Contrasto della Pedopornografia on-line (CNCPO) di Roma ed ha preso le mosse dal monitoraggio della Rete che consentiva di appurare l’esistenza di una pagina web contenente foto di nudo di minori e numerosi messaggi di commento a  dette immagini, chiaramente indicativi di  un interesse di tipo sessuale verso minori, alcuni messaggi risultavano provenire verosimilmente da soggetti di nazionalità italiana.

La successiva attività, autorizzata dalla Procura Distrettuale, ha permesso di individuare una vera e propria “comunità virtuale” tra utenti del web che, protetti dall’anonimato e favoriti dalla dimestichezza dei vari servizi di cloud storage offerti in rete, utilizzavano queste tecniche per scambiare materiale pedopornografico, creare archivi e incrementarli.

L'organizzazione aveva così la disponibilità di innumerevoli immagini e video di natura pedopornografica, di scambiarle senza lasciare alcuna traccia su personal computer o smartphone  atteso che tutto il materiale veniva custodito, appunto, sul cloud storage. 

L’inchiesta ha consentito di individuare le graduali tappe dell’affiliazione dei singoli associati e l’estrema cautela nell’accettazione di nuovi sodali: solo dopo un graduale contatto e dopo aver dimostrato un effettivo interesse al materiale illecito e una effettiva disponibilità di materiale da offrire in cambio di altro materiale, il singolo associato veniva ammesso alla condivisione dell’archivio esistente sul cloud storage.

L’attività di indagine si è così adattata e modellata a questa nuova modalità di agire illecito sino al momento finale delle perquisizioni, assicurando l’acquisizione di elementi investigativi che con modalità tradizionali di indagine non sarebbero emersi. Sono stati accertati numerosi contatti tra gli indagati e soggetti di diversa nazionalità aventi pari turpe interesse in Francia, Regno Unito, Islanda, Polonia, Brasile, Marocco e i relativi dati sono stati comunicati alle Autorità internazionali.

Sul territorio nazionale le città interessate dalle perquisizioni sono state: Milano, Cremona, Ascoli Piceno, Varese, Salerno, Napoli, Nuoro, Rieti e Treviso.

In tre casi si è proceduto all’arresto in flagranza in ragione dell’ingente quantitativo del materiale illecito rinvenuto: a Napoli è stato tratto in arresto un uomo di 40 anni, libero professionista, trovato in possesso di circa 1500  video di pornografia minorile (l’attività di perquisizione e arresto in flagranza è stata, in questo caso, curata direttamente da personale del Compartimento Polizia Postale della Sicilia Orientale; a Milano è stato tratto in arresto un uomo di anni 55, dipendente pubblico, che ad una prima ispezione dei dispositivi deteneva circa 110.000 immagini e 1700 video pedopornografici, a Salerno è stato tratto in  arresto un uomo di 51 anni, trovato in possesso di oltre 2000 video pedopornografici.

Le perquisizioni hanno dato esito positivo anche per gli altri indagati, anche in tal caso importando il sequestro di ulteriore materiale illecito. Nel complesso, ad una prima verifica effettuata in  sede di perquisizione informatica, su hard disk e servizi di cloud storage risulta rinvenuto un milione circa di immagini e video di natura pedopornografica (molti di quali di contenuto particolarmente raccapricciante in quanto  raffiguranti minori impegnati anche in scene di sesso con animali o sottoposti a strumenti di tortura e costrizione, circostanza che evidenzia la particolare perversione degli indagati.

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