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L’esercito invia le proprie autocisterne, restano chiusi scuole e uffici

L’esercito invia le proprie autocisterne, restano chiusi scuole e uffici

L’esercito invia le proprie autocisterne, restano chiusi scuole e uffici

CATANIA - L’esercito, con proprie autobotti, fornirà questa sera 8mila litri di acqua per i cittadini e la rete idrica di Messina. La richiesta al comando della Città dello Stretto è arrivata dalla prefettura, in seguito al tavolo tecnico che si è tenuto stamani. Il Prefetto di Messina ha comunicato che per rendere più efficaci gli interventi sia per garantire una migliore distribuzione dei punti di rifornimento alla popolazione «si è deciso di incrementare i mezzi necessari al rifornimento con l’ausilio della Protezione civile regionale e di altri Enti che hanno offerto la propria disponibilità». E’ stata anche prospettata la possibilità di di richiedere alla Società napoletana Marnavi l’utilizzo di una cisterna della capacità di 5000 tonnellate con immissione diretta nelle condotte idriche. Infine si è stabilito che pur restando i due punti fissi di distribuzione per la popolazione siti presso l’ex Gasometro e presso l’Autoparco Municipale, saranno creati altri punti mobili presso le zone maggiormente scoperte.    

 

Intanto il sindaco di Messina, Renato Accorinti, ha emesso una ordinanza con cui dispone la chiusura per domani e dopodomani «degli edifici scolastici di ogni ordine e grado, pubblici e privati, comprese strutture educative e assistenziali, asili, centri di aggregazione e uffici pubblici». «L’erogazione idrica su tutto il territorio comunale» si «prevede potrà avvenire non prima di 48 ore» - ha scritto il sindaco nell’ordinanza -, per questo sono «prorogati i termini di chiusura di edifici scolastici e uffici comunali», per «garantire il ripristino delle condizioni igienico sanitarie» delle strutture.    

 

Il sindaco ha anche attaccato le multinazionali per la situazione che si è creata: «Quella della condotta dell’ Alcantara è un altra fonte importante di approvvigionamento e poteva essere sfruttata per questa emergenza, ma ci sono problemi» ha detto Accorinti che ha sottolineato: «Questa condotta in percentuali basse è nelle mani della Regione Sicilia per il resto è di proprietà di una multinazionale francese. Quest’ultima vende acqua ad un prezzo insostenibile, altre amministrazioni in passato per pagare si sono indebitate. Lo stesso comune di Messina ancora deve pagare per il passato 8 milioni di euro».    

 

«Voglio ricordare - ha aggiunto Accorinti - che in Italia abbiamo vinto un referendum sull’acqua pubblica in modo schiacciante. Quindi l’acqua deve avere un prezzo politico, non ci si può guadagnare sopra perché non è una merce. Dunque si deve riproporre in modo diverso il consorzio Sicilia Acque, che gestisce in parte la condotta e riorganizzarlo, purtroppo la Regione ancora non lo ha fatto. Chiediamo ai parlamentari di intervenire, acqua e aria sono beni primari, nessuno può ricattare le amministrazioni. Ci sentiamo parte lesa perchè la comunità intera ha bisogno dell’acqua e nessuno deve specularci».

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