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Lo Bosco, un manager per tutte le stagioni

Lo Bosco, un manager per tutte le stagioni

Lo Bosco, un manager per tutte le stagioni

PALERMO - Un manager per tutte le stagioni, un profilo da “grand commis”, anche se chi lo conosce bene lo definisce più un “boiardo di Stato”, capace di resistere al cambio di geografia politica, saltando da un carro all’altro, forte di un curriculum di tutto rispetto. Una lunga carriera fatta di pullman e treni, navi e aerei quella di Dario Lo Bosco, il presidente di Rfi arrestato con l’accusa di avere intascato una tangente da 60mila euro. Da quasi vent’anni chi dice Lo Bosco dice Ast, l’azienda trasporti siciliana, oltre mille dipendenti e tante polemiche alle spalle. È dal 1997 che l’ingegnere civile, laurea da 110 e lode in tasca, è ai vertici della società, prima come commissario straordinario, incarico affidatogli dall’allora governatore Giuseppe Provenzano di Forza Italia. Poi come presidente, sotto i governi di centrodestra e centrosinistra: da Angelo Capodicasa (Ds) a Totò Cuffaro (Udc), da Raffaele Lombardo (Mpa) a Rosario Crocetta (Pd).  

 

Un presidente tutto forma e poca operatività, dicono di lui all’Ast, ottimo a tessere relazioni e poco incline alla gestione dell’azienda. Un legame quello con la politica che ha scandito l’ascesa di Lo Bosco, capace di cavalcare e resistere alle onde che hanno travolto partiti e politici. Lui, invece, sempre in sella, e nei piani alti del Palazzo. È rimasto saldo al comando, nonostante la politica, grazie alla politica. Chi gli sta più vicino ricorda i suoi rapporti con Gianfranco Micciché, con Angelino Alfano, ma anche con Totò Cuffaro, col quale condivide il luogo di nascita: Raffadali (Ag).    

 

Il grande salto in Rfi Lo Bosco lo fa con i governi Berlusconi, prima come componente del Cda nel 2002 e poi come presidente nel 2010. Negli anni di Prodi invece gli viene affidata la guida dell’Autorità portuale di Messina, dove rimane fino al 2012. Dal 2013 al 2014 è stato anche commissario della Camera di commercio di Catania, ruolo che gli affidò il governo Crocetta col placet di Confindustria Sicilia. Proprio attraverso l’Ast, e grazie al ruolo di componente del consiglio direttivo di Confindustria Palermo, Dario Lo Bosco è entrato pure nella società Interporti siciliani, con un portafoglio di opere tra Catania e Termini Imerese per oltre 200 milioni di euro.

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