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”Mafia capitale”, Rea, Ferrarello e Venditti

”Mafia capitale”, Rea, Ferrarello e Venditti ecco le carte sul Cara dei “Peter Pan”

Odevaine parla e aggiunge nomi e particolari

”Mafia capitale”, Rea, Ferrarello e Venditti ecco le carte sul Cara dei “Peter Pan”

CATANIA. Parla di tutto e di tutti. Nomi, molti nomi. Alcuni dei quali (non si sa quanto involontariamente) storpiati. Parla dell’incontro con «l’onorevole Rea del Pd» e con «il segretario della Cgil di Catania, Venditti». Parla della forza elettorale di Giuseppe Castiglione sul territorio, ereditata dal suocero, «il senatore Ferrarello». Luca Odevaine, da ieri alla sbarra nel processo–show di “Mafia Capitale” ha riempito centinaia e centinaia di pagine di verbali degli interrogatori in carcere. Gli ultimi quattro dei quali, fra settembre e ottobre, resi ai pm di Catania (ancora secretati) e di Roma (depositati ieri sera). In queste carte più recenti, secondo quanto anticipato da Repubblica, ci sarebbe, oltre alla «piena ammissione delle proprie responsabilità», una «chiamata di correo che spalanca le porte dell’abisso al sottosegretario all’Agricoltura di Ncd Giuseppe Castiglione». L’attenzione, adesso, è sui due verbali romani, che oggi saranno consegnati alle parti.

 

Luca Petrucci, legale di Odevaine, da noi sollecitato su quanto questa ricostruzione possa essere attendibile risponde laconico: «Abbastanza». Castiglione, fra gli indagati per turbativa d’asta a Catania, s’è sempre detto estraneo a qualsiasi accusa. Ma, in attesa di conoscere gli ultimi sviluppi, agli atti del processo di “Mafia Capitale” c’è già molto di siciliano. E moltissimo del Cara di Mineo. Si parla soltanto del centro di accoglienza per rifugiati, ad esempio, nelle 153 pagine del lungo interrogatorio dello scorso 11 luglio, nel carcere di Torino, davanti al procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, e ai sostituti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Un Odevaine sfuggente come un’anguilla, più volte ripreso dai suoi interlocutori: «Perché per come lo racconta lei – lo incalza Prestipino – è il mondo di Peter Pan, non è il mondo reale».

 

E, quando la raffica di domande e risposte s’inceppa sui “sottintesi”, è uno dei magistrati a metterlo in riga.

Pm Ielo: «Attenzione, cerchiamo di chiamare le cose con nome e cognome».

Odevaine: «Chiamare le cose con nome e cognome in Sicilia non è semplicissimo. Lo sa meglio di me».

I: «Sono nato in Sicilia».

O: «E allora lo sa meglio di me».

 

Siparietti a parte, il “Facilitatore” racconta la verità sugli affari di Mineo. La sua verità. O una prima parte. Con alcuni passaggi, quelli più delicati, già diffusi. Tra cui le «gare cucite su misura» per gli appalti del Cara e gli «stretti contatti con La Cascina (la coop bianca, ndr) », che «finanziava quest’operazione dell’Ncd», citando, oltre a Castiglione, il ministro Angelino Alfano e l’ex ministro Maurizio Lupi. Odevaine rivela però anche altre circostanze, di minore rilievo per le testate nazionali, inedite. Nomi e cognomi, gli chiedono i magistrati.

 

E Odevaine li fa. Partendo dall’ex presidente della Provincia e soggetto attuatore del Cara. Il quale, appena uscito da Palazzo Minoriti, racconta l’imputato di “Mafia Capitale”, «va a prendere il posto designato da Berlusconi», il «posto di suo suocero», una «persona di grandissimo potere». Suo suocero chi? «Il senatore Ferrarello», risponde alla domanda (quasi retorica) dei pm, storpiandone il nome. Il riferimento è a Pino Firrarello, ex senatore, del tutto estraneo a qualsiasi indagine sui centri per immigrati.

 

“Peter Pan”–Odevaine parla dell’ormai famoso “pranzo con la sedia vuota” perché «aspettavano quello che doveva vincere la gara di Mineo», già oggetto di un’intercettazione dei Ros e di un precedente interrogatorio dei carabinieri dopo l’arresto. «Era una battuta», prova a ridimensionare Odevaine all’inizio del confronto dell’11 luglio. Ma poi, pressato dai pm, rettifica: «Era una battuta nel contesto in cui l’ho fatta, però sostanzialmente si è rivelata una verità». Il suo racconto: «Ci sediamo a un tavolo apparecchiato per tre. Quindi intuisco che c’è una terza persona e chiedo al presidente Castiglione: “aspettiamo qualcuno? ” e lui mi disse: “sì, aspettiamo una persona che ti voglio presentare”». Quella persona è Salvo Calì, ex presidente del consorzio Sisifo, che oggi ha cambiato amministratori, non coinvolto nelle indagini. I magistrati chiedono più volte a Odevaine se il sottosegretario gli avesse detto chiaramente che Sisifo doveva vincere l’appalto di Mineo. «Riaccompagnandomi all’aeroporto mi fece anche un ragionamento dicendo: “guarda, io ritengo che loro siano i migliori. Peraltro non avrei neanche interesse a promuoverli perché sono di centrosinistra”», si limita a dire.

 

Sta di fatto che Sisifo è il capofila dell’Ati che si aggiudica l’appalto di Mineo. Per due volte di fila. Ma Castiglione ha preso soldi? «No, tenderei a escluderlo», ribatte. Ha avuto altri vantaggi? A questa domanda, Odevaine risponde secco: «Sì». E poi esplica il concetto, parlando di benefici «di natura elettorale», di «uno scambio di voti». Perché «il tema fondamentale di tutta questa vicenda di Mineo sono le assunzioni, le assunzioni di personale». Non gestite direttamente dal capo degli alfaniani di Sicilia, ma da Paolo Ragusa (ex presidente di Sol. Calatino, una delle coop vincitrici) che «è in contatto diretto continuamente con Castiglione sulle strategie politiche della zona». Quando il pm Cascini gli chiede se abbia mai parlato di assunzioni con il sottosegretario, Odevaine frena: «No. Il mio rapporto con Castiglione si è un po’... diciamo, sostanzialmente, interrotto a un certo punto».

 

Ragusa come “facilitatore del Facilitatore”, dunque. Il ruolo del capo delle cooperative locali porta dritti alla cosidetta “pista rossa”, della quale s’è parlato anche degli interrogatori dei pm etnei Raffaella Vinciguerra e Marco Bisogni. «Ma è tutto secretato, a Catania ci stanno ancora lavorando», precisa l’avvocato Petrucci. Ma nel carcere di Torino, ai magistrati romani, Odevaine racconta: «Tra la prima e la seconda gara, quindi nel 2011, prima del dicembre 2011, io fui convocato da Paolo Ragusa. (...) Mi chiese: “puoi venire con me? Ti vuole incontrare un deputato della regione siciliana”». L’imputato ricostruisce in modo confuso l’incontro nella prima parte del verbale. Tant’è che questi passaggi, alla fine del verbale, vengono riassunti dai pm romani assieme all’indagato.

Pm Cascini: «Chiariamo questo punto. Mi sembra che lei abbia detto che Paolo Ragusa le dice che lei avrebbe fatto il direttore generale ovviamente in caso di aggiudicazione a loro della... ».

Odevaine: «Sì».

C: «È così? Abbiamo capito bene? ».

O: «Sì, sì. Beh, Ragusa non era solo lui, c’è stata una riunione con altri soggetti... questo nell’ottica della creazione del consorzio, che in quel momento ancora non c’era».

C: «Chi era presente a quella riunione? ».

O: «Allora, erano presenti... mi pare che si chiami Onorevole Rea, però potrebbe... grossomodo... comunque era presidente della commissione ambiente del Pd all’assemblea regionale siciliana».

C: «Onorevole del Pd, che era presidente...? ».

O: «Presidente della commissione ambiente del Pd all’assemblea regionale siciliana in quel momento. Poi uno era il segretario della Cgil, che mi pare si chiama Venditti, se non sbaglio... ».

Pm Ielo: «Provinciale? ».

O: «Provinciale di Catania. E l’altro era il sindaco di Ramacca, che si chiama... va beh, il sindaco di Ramacca, l’attuale sindaco di Ramacca».

In seguito, con la collaborazione dei Ros, i pm hanno dato un’identità ai presenti a quell’incontro: Concetta Raia (attuale deputato regionale del Pd, all’epoca componente della commissione Ambiente all’Ars), Angelo Villari (oggi assessore comunale a Catania, in quel periodo segretario della Cgil etnea) e Franco Zappalà (sindaco di Ramacca). Nessuno di loro è indagato, né coinvolto nelle inchieste di Roma e Catania.

 

I pm domandano a Odevaine se «il deputato del Pd» abbia preso tangenti o contribuito a pilotare le gare sotto inchiesta: la risposta dell’imputato è sempre negativa. Questa parte dei rapporti siciliani di Odevaine emerge anche da un’intercettazione ambientale del 3 febbraio 2014 all’interno degli uffici della sua fondazione “Integrazione” in cui parla con Salvatore Buzzi, ras delle coop romane. Luca Odevaine: «Anche perché politicamente lì è successo pure un po’ di casino perché prima... il Pd... e... faceva blocco... su... anche su Sisifo... e quindi di conseguenza con tutto il gruppo, adesso invece... è successo che loro un giorno m... m’ha chiamato il segretario della Cgil... quindi... Stefania... ».

Salvatore Buzzi: «Uhm».

O: «... e m’ha fatto...... inc... sono andato da... questa Presidente di commissione regionale del Pd... che era quella che all’inizio appunto aveva... inc... la vicenda per... per Sisifo... e mi... e mi sono ritrovato questo di Connecting People... Capito? M’hanno portato questo di Connecting che diceva: “A me... a noi ce dovete fa entrà... o ci fate entrare nell’Ati... ”. dopodiché... so che si... (inc.)... con Sisifo e non sono riusciti a chiudere... (inc.)..., oppure vi famo un culo così o sennò dobbiamo vincere noi... (...) ».

B: «Scusa cerchiamo di infilasse noi co Pizzarotti e Cascina e ci infiliamo... perché non ci possiamo infilare?».

O: «Sì... bisogna lasciare una quota siciliana per... sul territorio chiaramente perché sennò lì... ci fanno un culo così... però Sisifo potrebbe pure... ».

Non è dato sapere se l’incontro di cui si parla nell’interrogatorio sia lo stesso dell’intercettazione, dove compare il nome di “Connecting People”. Un consorzio di Castelvetrano nel cui Cda siede un familiare di uno dei presenti all’incontro di cui parla Odevaine con i pm. Il consorzio, al di là del tentativo di “ingresso” (vero o presunto) evocato nel colloquio ascoltato dalle microspie, non ha mai avuto un ruolo a Mineo. E anzi diventerà poi uno dei più acerrimi nemici del “sistema Cara”: escluso dalla gara, si lancia in ricorsi e denunce contro Sisifo & C. Quindi: non hanno concluso affari. E allora perché Pd e Cgil chiedono quell’incontro? La risposta, in perfetto stile Odevaine, è emblematica: «Ora, la presenza di Paolo Ragusa in questo contesto non è casuale, perché finché è una parte politica che me lo chiede è un conto, ma Paolo Ragusa era uno dei gestori, era anzi il collante di tutte le cooperative della zona. Okay? ». È Ragusa il link che unisce tutti: coop rosse e bianche, Pd e Ncd, sindaci e prefetti. Ma possono davvero ricadere soltanto sull’iperattivo cooperante di Mineo, al netto delle «piene assunzioni di responsabilità» da parte di Odevaine, tutte le colpe di quello che è successo negli ultimi anni al Cara? Bisognerebbe chiederlo al diretto interessato. Ma i pm di Catania – così come quello di Caltagirone, che indaga sulla parentopoli nelle assunzioni – sono convinti di saper già rispondere all’ interrogativo.

twitter: @MarioBarresi

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