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Renzi riapre dibattito sul Ponte sullo Stretto

Renzi riapre dibattito sul Ponte sullo Stretto «Si farà, ma prima ci sono le emergenze»

Il premier: «L’Alta Velocità deve arrivare anche in Sicilia»
Renzi riapre dibattito sul Ponte sullo Stretto «Si farà, ma prima ci sono le emergenze»
Il ponte sullo stretto di Messina “si farà di certo, il problema è quando”. Parola di Matteo Renzi che da una parte rilancia un’opera simbolo della politica ma dall’altra fa capire che non sarà realizzata tanto presto. Nel giorno in cui il Consiglio dei ministri dichiara lo stato di emergenza a Messina, Renzi parla di nuovo del Ponte. «Prima di discuterne - dice in un’intervista per il nuovo libro di Bruno Vespa - sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il ponte». L’orizzonte temporale va dunque oltre quello dell’attuale legislatura. «Quando avremo chiuso questi dossier - aggiunge il premier - sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia». Renzi sembra voler rilanciare l’opera in chiave simbolica della ripartenza dell’Italia, come piace a lui. Ma le parole del premier innescano una nuova polemica politica. La sinistra va all’attacco e subito arriva l’ironia di Pippo Civati: «Mancava il ponte, un vero e proprio trionfo. Quello che non ha fatto Berlusconi, lo fa il Pd. Il ponte sullo Stretto diventa il ponte sulle larghe intese». «Renzi finalmente esce allo scoperto sul Ponte» dice il capogruppo di Sel, Arturo Scotto, che chiede un dibattito parlamentare. Paolo Ferrero, segretario del Prc, invita Renzi a «vergognarsi»: «È davvero il degno erede di Berlusconi, anzi vuole arrivare dove il suo maestro non è arrivato». «Il Ponte sullo Stretto? non si farà mai per fortuna - scrive su Fb il deputato di M5s Riccardo Nuti - ma sarà la scusa per sprecare milioni di euro in consulenze e progettisti. Pensare di realizzare il ponte vuol dire pensare di aiutare le mafie». Forza Italia, che vede questo simbolo scippato a Silvio Berlusconi, non crede alle parole di Renzi. Iole Santelli parla di «barzelletta»: “Il Ponte, si farà, quando non si sa... dopo il resto, ora no, però è una bella cosa il Ponte. Tradotto dal politichese non si fa e basta». Benché Renzi abbia chiarito che il ponte non è tra le priorità, nella maggioranza Dorina Bianchi, di Ap, parla di «ottima notizia», mentre Scelta Civica, con Gianfranco Librandi mette le mani avanti: «Al ponte ci pensino i privati, anche internazionali: l’Italia ha ormai la credibilità per attrarre grandi investitori americani, europei e asiatici». Il ministro Graziano Delrio, che solo pochi giorni fa aveva escluso il ponte dalle opere strategiche, dà l’interpretazione autentica delle parole del premier: «Con il Presidente Renzi c’è convergenza di vedute: ha elencato giustamente le priorità per il Sud e ha posto la valutazione del ponte sullo Stretto solo dopo che saranno vinte le sfide che abbiamo davanti», come «completare la Salerno Reggio Calabria, realizzare la linea alta velocità e alta capacità Napoli - Bari - Taranto - Lecce, la Messina - Catania - Palermo, rendere i nostri porti competitivi per il Mediterraneo e l’Europa».

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