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Immigrazione, così cambiano le rotte

Immigrazione, così cambiano le rotte Ora 2/3 dei profughi sceglie la via bancanica

«Con Eunavformed 41 barconi sottratti agli scafisti» / VIDEO

Immigrazione, così cambiano le rotte Ora 2/3 dei profughi sceglie la via bancanica

Quarantuno barconi «resi indisponibili agli scafisti», vale a dire affondati e 42 trafficanti individuati, bloccati e consegnati alla giustizia italiana (gli ultimi quattro oggi, scoperti tra i 258 migranti soccorsi dalla nave belga Leopold 1). Sta producendo «risultati concreti» la missione dell’Unione europea Eunavformed, che da un mese è entrata in «fase 2», quella che consente anche di compiere abbordaggi e arresti in alto mare.

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L’ammiraglio Enrico Credendino, comandante della missione, è soddisfatto di questo primo bilancio. «Ho di recente concluso una serie di incontri in nord Africa - dice, in un’intervista all’ANSA - e tutti i nostri interlocutori hanno riconosciuto che l’operazione Eunavformed funziona, è un efficace deterrente al traffico di esseri umani». L’ammiraglio spiega che, con le nuove regole d’ingaggio, «i trafficanti non si spingono più in acque internazionali per recuperare i barconi, come avveniva in passato».

 

«Negli ultimi tempi - dice - abbiamo assistito a un cambiamento significativo per quanto riguarda le modalità: prima l’imbarcazione con i migranti veniva scortata fino nelle acque internazionali da una unità più piccola, quella degli scafisti, che restavano in zona per recuperare il barcone non appena ultimate le operazioni di soccorso. Ora questo non succede più: gli scafisti temono di essere arrestati e rimangono bene alla larga. Riguardo ai barconi, alcuni si tenta di rimorchiarli in porto, ma è un’operazione complessa; in generale li affondiamo sul posto, perché altrimenti costituirebbero un serio rischio per la navigazione». E il contrasto andrà «ancora meglio - assicura Credendino, che può disporre di un dispositivo internazionale composto da otto navi e 22 velivoli, tra aerei ed elicotteri - quando potremo estendere la nostra azione anche nelle acque territoriali libiche». Quando succederà? «Non appena ci verrà richiesto da un governo di unità nazionale libico e da una specifica risoluzione Onu. Tutto dipende da come evolve la situazione in Libia». Ma intanto gli effetti di questo imponente dispositivo navale si vedono.

 

«Sei mesi fa, quando la nostra missione è stata definita - sottolinea l’ammiraglio - il flusso di migranti verso l’Europa al 50% proveniva via mare, dalla rotta centrale, e al 50% dalla rotta est. Oggi il quadro è cambiato, perché il 77% dei migranti percorrono la rotta balcanica, ad est, e solo il 22-23% attraversano il Canale di Sicilia». I motivi? «Sono diversi. Da un lato - spiega Credendino - l’Egitto sta svolgendo una più efficace azione di controllo delle frontiere; dall’altro, la rotta sud è molto più pericolosa, con quasi 3.000 morti nelle traversate dal primo gennaio. Ma non c’è dubbio - aggiunge - che a far diminuire in modo così significativo il numero delle persone che tentano di raggiungere la Sicilia con i barconi è stata anche l’azione deterrente svolta dal nostro dispositivo navale. Anche la stampa libica, da quando siamo entrati in fase 2, quella più operativa, ci segue in modo costante. Dunque, il messaggio è arrivato e i risultati si vedono».

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