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Omicidio Ancona, padre di Antonio uccise a Siracusa per amore

Omicidio Ancona, padre di Antonio uccise a Siracusa per amore

Carlo Tagliata nel 1987 commise un omicidio passionale a Siracusa: ammazzò Salvatore Morale, l’uomo che insidiava la sua fidanzata
Omicidio Ancona, padre di Antonio uccise a Siracusa per amore
ANCONA - Antonio la accusa, “è stata lei a spingermi”. Lei, delusa, ferita da quel tradimento, ma senza lacrime, dice al giudice “non è vero, non gli ho detto spara, spara”. Si apre un solco profondo fra le strategie difensive e i sentimenti dei due fidanzati protagonisti dell’omicidio di Ancona. La sedicenne è comparsa davanti al giudice dei minori Paola Mureddu per l’udienza di convalida del fermo. È accusata di concorso nell’omicidio della madre, Roberta Pierini, e nel ferimento del padre, Fabio Giacconi, ancora in coma. Per lei il pm Giovanna Lebboroni ha chiesto il carcere, e il Gip si è riservato di decidere.     A sparare è stato il fidanzato Antonio Tagliata, con una cal. 9X21: l’autopsia ha stabilito che i colpi esplosi contro la Pierini sono stati tre, quello mortale alla testa. In udienza - il Tribunale dei minori off limits per una folla di cronisti e telecamere - la ragazza è apparsa “provata”, ma decisa nel ribadire la propria versione dei fatti: doveva esserci solo un chiarimento fra Antonio, lei e i genitori, che osteggiavano quel rapporto. “Pensavo che fosse una pistola giocattolo, e non è vero che ho detto spara”.     Felpa, jeans e scarpe da tennis, i grandi occhi verdi, i capelli castano scuro, la sedicenne, assistita dagli avvocati Paolo Sfrappini e Augusto La Morgia, ha raccontato per tre ore la propria verità su quegli attimi tremendi. Un animo scisso in due: da una parte l’affetto per il fidanzato, con cui da quattro mesi era come in simbiosi; dall’altra la presa d’atto, sorretta da uno psicologo, di ciò che è accaduto, della sua famiglia distrutta, e del «tradimento» del 18enne. Ora la minorenne, che da oggi ha un tutore, non chiede più di Antonio ma soltanto del padre, ignorandone però le condizioni disperate.     È rimasta “sorpresa” (non può navigare in internet, guardare la tv o leggere i giornali) quando è stata informata delle accuse di Antonio, ma non ha vacillato. Duro con il ragazzo l’avv. Sfrappini: «Scaricare le responsabilità mi sembra un’ operazione non molto saggia quando si sono sparati otto colpi».     Intanto emergono altri particolari sul difficile rapporto tra la sedicenne e i genitori. Scavando in ogni piega di questa vicenda, gli investigatori hanno raccolto indiscrezioni anche su una storia sentimentale tormentata vissuta da Roberta Pierini da ragazza: forse la donna temeva che la figlia potesse fare scelte sbagliate, e tentava di proteggerla.     La relazione con Antonio e il tentativo di convivenza a casa di lui avevano reso ancora più teso il clima in casa Giacconi. Tanto da spingere la ragazza, il 28 ottobre scorso, a recarsi dai carabinieri di Brecce Bianche per chiedere «aiuto» per quei genitori ritenuti opprimenti, da cui si voleva allontanare per tornare a vivere con la famiglia del fidanzato.     Domani sarà Antonio, difeso dall’avv. Luca Bartolini, a comparire davanti al Gip per l’udienza di convalida nel carcere di Camerino dove, per sua scelta, è rinchiuso in cella da solo ma sorvegliato a vista. L’ammissione di aver sparato, «per difendermi» afferma, e ancor più il biglietto scoperto nella sua camera a casa («confesso l’omicidio»), pesano però come macigni.     Antonio nega la premeditazione, e spiega di aver scritto la confessione per proteggere il padre, Carlo, che ha un passato burrascoso. Nel 1987 fra l’altro, quando era minorenne, l’uomo commise un omicidio passionale a Siracusa: uccise Salvatore Morale, l’uomo che insidiava la sua fidanzata.     Antonio, riferiscono i suoi legali, che si riservano di chiedere una perizia psichiatrica, era terrorizzato dal padre della ragazza, sottufficiale dell’Aeronautica militare, che una volta gli aveva mostrato una sciabola. Quanto alla pistola, sostiene di averla comprata qualche giorno prima del delitto in piazza Cavour da un albanese, insieme ai tre caricatori e alle 86 pallottole, per 450 euro.     Dall’autopsia sulla Pierini condotta dal medico legale Marco Valsecchi si è appreso che la donna è stata raggiunta da tre colpi, uno mortale alla regione parietale destra, uno al fianco destro e uno di striscio al braccio sinistro. È caduta a terra ed è morta subito.

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commenti 1
  • malchiodi

    27 Ottobre 2016 - 11:11

    Classico meridionaluzzo affetto da sindrome di Pinocchio.Ma mortale,va soppresso come ai cagnacci rognosi.

    Rispondi

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