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Caso Stent scaduti al Cannizzaro di Catania

Caso Stent scaduti al Cannizzaro di Catania Procura chiude indagini: almeno 5 indagati

L’inchiesta sulle protesi irregolari verso il processo?

Caso Stent scaduti al Cannizzaro di Catania Procura chiude indagini: almeno 5 indagati

Chiusura di indagine. Il Pm, Marco Bisogni, su disposizione del Procuratore capo della Repubblica di Catania, Michelangelo Patanè, nei giorni scorsi ha concluso la lunga e farraginosa indagine sul caso degli Stent scaduti utilizzati all’ospedale Cannizzaro. Il Pm in questi mesi ha proceduto anche a sentire numerosi pazienti del reparto di Cardiologia dell’ospedale etneo che a cavallo tra il 2011 e i primi mesi del 2013 hanno ricevuto nelle loro arterie alcune mini protesi scadute, annotando particolari e particolari su quanto accadeva nel reparto in quegli anni. Gli indagati in questa indagine che ha destato nell’opinione pubblica viva preoccupazione soprattutto tra quanti sono stati ricoverati nel reparto, sarebbero più di cinque. Sulla vicenda vige il più stretto riserbo, soprattutto sui nominativi degli indagati.

 

Non è escluso che adesso il fascicolo possa essere trasmesso al Gip entro i primi giorni di dicembre. La vicenda degli stent scaduti inseriti nei pazienti venne a galla nel marzo 2013. Allora fu il commissario regionale del Cannizzaro, Paolo Cantaro insediatosi da poco tempo alla guida dell’ospedale, a esaminare le carte sulle mini protesi non a norma finite ugualmente nelle arterie di alcuni pazienti e a prendere provvedimenti anche per porre fine a una guerra strisciante scoppiata tra alcuni medici dello stesso reparto per contrasti proprio nella gestione sanitaria dei pazienti. Il responsabile regionale, dopo aver disposto una indagine interna attraverso la direzione sanitaria, con in mano i risultati conseguiti, nel marzo del 2013 denunciò tutto alla magistratura e segnalò il caso anche all’assessorato regionale alla Salute che aprì una propria indagine, provvedendo, al contempo, ad avviare un provvedimento disciplinare interno.

 

Sembra che la direzione del Cannizzaro appurò anche disfunzioni nell’approvvigionamento di prodotti sanitari e dispositivi medici, con acquisti di materiale, anche al di fuori dell’iter della Farmacia, in misura non coerente con i volumi di attività del reparto. Inoltre sembra ancora che i massimi dirigenti dell’azienda segnalarono anche presunte azioni da parte di persone non individuate finalizzate alla modifica dei bollini di scadenza applicati sulle confezioni degli stent. Dopo la denuncia del commissario, nel 2014 venne presentata in Procura anche quella del Codacons che in questi anni ha raccolto numerose testimonianze di pazienti e parenti in merito alle presunte anomalie riscontrate nel reparto e anche su presunti interventi che potrebbero non essere stati strettamente necessari per il miglioramento delle condizioni di salute dei ricoverati.

 

Il Codacons qualche settimana fa ha presentato in Procura una integrazione alla denuncia in precedenza depositata che riporta altri presunti casi sospetti avvenuti nel reparto. Il caso degli stent non più idonei per legge, ma ugualmente utilizzati durante gli interventi, sarebbe uno dei filoni del fascicolo dell’indagine giudiziaria e riguarderebbe non meno di sei pazienti, che a cavallo tra il 2011 e il 2013 ricevettero protesi anche se ormai scadute. Secondo il Codacons, però, i casi fino ad oggi, sarebbero addirittura decine e decine se non di più e più si va avanti nella ricerca di episodi, precisano i legali del Codacons, più emergerebbero sempre più particolari. Le cartelle dei 6 malati sono state sequestrate dalla Procura nel febbraio di quest’anno. Parallelamente al filone dell’inchiesta giudiziaria ci sono anche le azioni di risarcimento. Un mese fa i legali del Codacons hanno messo in mora il Cannizzaro con le prime richieste di indennizzo per il danno patito. 

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