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Terrore a Parigi, il racconto di un catanese

Terrore a Parigi, il racconto di un catanese «Ero vicino al Bataclan, poi i Kalashnikov»

Francesco Ricca è scampato: ecco il suo racconto su Facebook

Terrore a Parigi, il racconto di un catanese «Ero vicino al Bataclan, poi i Kalashnikov»

«Da oggi ho ben chiaro e scolpito sulla pelle il significato della parola terrore: la paura di qualcosa più grande di te, che non puoi controllare, che uccide… e moralmente ti uccide». Lui è Francesco Ricca, il catanese di nemmeno 30 anni che si è trovato a Parigi e a pochi passi dal Bataclan, il teatro dove sono state uccise decine di persone. «Quell’attimo – è questo il suo racconto su Facebook e poi su sociartnetwork. com – in cui pensi che potrebbe essere l’ultima cosa che accade nella tua vita. Proprio in quel momento ti passa tutto nella mente, senza un ordine».

 

«Ho visto Parigi messa in ginocchio in pochi minuti dai terroristi. Ho visto la gente fuggire con gli occhi intrisi di paura – ha raccontato Ricca –. Erano circa le 22, mi trovavo in un bistrot nell’undicesimo arrondissement di Parigi. Gli attentati erano in atto proprio in quegli istanti, sono scappato anch’io, la città era stata messa a ferro e fuoco; mi sono rifugiato nell’atrio di un palazzo per almeno due ore, a circa 200 metri di distanza dalla sala concerti “Le Bataclan”. Tutto è accaduto in pochissimo tempo, senza aver avuto nemmeno il tempo necessario di rendermene conto. Colpi di kalashnikov, granate, kamikaze a piede libero: tutto d’un tratto ha preso il sopravvento la frenesia di mettersi in salvo. Vedevo ormai soltanto la Gendarmerie, flotte di ambulanze (in vita mia mai viste così tante auto d’emergenza tutte insieme), i vigili del fuoco impegnati in operazioni di salvataggio estreme. Ho visto coi miei occhi la morte. Corpi riversi in terra coperti da teli, mentre le forze dell’ordine fronteggiavano il panico generale. Ho aiutato gli uomini del servizio d’emergenza francese portare in salvo un bambino che versava in condizioni disperate».

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