WHATSAPP: 349 88 18 870

Parigi, quattro siciliani inciampati nell’orrore

Parigi, quattro siciliani inciampati nell’orrore «Coppia ci ha ospitati con altri 20 rifugiati»

«Un incubo, torno a casa con la morte nel cuore»

Parigi, quattro siciliani inciampati nell’orrore «Coppia ci ha ospitati con altri 20 rifugiati»

CATANIA - «Ciao a tutti, sono sano e salvo e sto bene». Nel cuore della notte è Facebook ad attivare nelle bacheche di tutti i suoi utenti (in tutto il mondo) il “Safety Check”, un servizio che riesce a mettere in contatto le persone coinvolte negli attentati terroristici che hanno sconvolto Parigi. È così che nei telefonini di tutti gli amici del grafico Giuseppe Messina, di Francesco Ricca e Francesco Russo, giornalisti catanesi in viaggio di lavoro a Parigi, arriva una spunta verde che li contrassegna come “salvi”. Un post al confine tra l’inquietante e il rassicurante. Ma quando si ha a che fare con il terrore, tutto sembra assurdo. Lontano e invece così vicino. Un viaggio di lavoro per respirare l’aria e l’arte di Parigi, come i due amici catanesi spesso fanno per lavoro e per piacere. Andare a vedere un concerto rock o una partita di calcio. Un attacco all’umanità, alla democrazia, alla convivenza. Intorno alle 3 di notte, dunque, la notifica di Francesco Ricca, giornalista molto conosciuto a Catania e del suo fraterno amico e collega Francesco Russo, scrittore eclettico e giornalista con il quale condivide l’avventura editoriale di Sociart.  

 

«È stata una delle serate più assurde e incredibili della mia vita. Non la dimenticherò mai, probabilmente. Ho visto Parigi dal vivo messa in ginocchio dai terroristi. Sono scappato, mi sono rifugiato nell’atrio di un palazzo per diverse ore. Intorno alle 21,30 mi trovavo in un locale dell’undiceesimo arrondissement di Parigi, a circa 200 metri di distanza dal “Bataclan”, il locale in cui si è scatenata la follia omicida dei terroristi, centro nevralgico degli attentati - racconta sulla sua pagina Facebook e poi raggiunto al telefono via whatsapp Francesco Ricca, che di quel venerdì 13 è riuscito a filmarne l’orrore con il suo telefonino -. Tutto è accaduto in pochissimo tempo, non me ne sono nemmeno reso conto. Poi solo follia, frenesia, polizia, ambulanze, mai viste così tante tutte insieme, vigili del fuoco, morti». «Stavamo parlando con delle ragazze francesi sedute accanto a noi - racconta Francesco Russo, direttore del magazine Sociart -, iniziavano a giungere voci di una sparatoria. In cinque minuti sono piombate decine di persone in fuga. A quel punto tutti in piedi, tavolini e sedie volate via. Abbiamo iniziato a correre. Ho visto la morte con gli occhi».  

 

La paura che scorre nelle vene e raggiunge le gambe. Le paralizza. Oppure le fa andare più veloci di quanto una persona non possa immaginare. «Per fortuna siamo riusciti a mantenere la calma - racconta ancora Ciccio Ricca, partito giovedì scorso da Catania con il web designer Giuseppe Messina - siamo rimasti abbastanza vigili e razionali.  

 

Per tornare a casa abbiamo attraversato la zona del Bataclan e ho visto coi miei occhi morti riversi in terra coperti da teli, forze dell’ordine che fronteggiavano il panico generale, un ragazzino in fin di vita trasportato disperatamente in ambulanza. Io non so cosa passi nella testa di un attentatore qualche istante prima di sparare e uccidere. Da oggi, però, ho ben chiaro e scolpito sulla pelle il significato della parola terrore: la paura di qualcosa più grande di te, che non puoi controllare, che uccide. Quell’attimo in cui pensi che potrebbe essere l’ultima cosa che accade nella tua vita. Proprio in quel momento ti passa tutto nella mente, senza un ordine ».  «Una coppia di parigini ci ha ospitato in casa, c’erano altre venti persone, tutti rifugiati improvvisati - racconta ancora Russo -, ci hanno offerto il the e ci avrebbero anche ospitato per la notte. Una grande umanità in una casa qualunque di Parigi, contro la più grande disumanità vissuta da un popolo intero. Alle due di notte abbiamo deciso di tornare a casa, io dovevo recuperare la borsa lasciata al locale, c’erano il pc, i documenti, il nuovo romanzo. Mi sono sentito il fiato sul collo dei cecchini, sirene, ancora spari. Ho avuto davvero paura. Adesso attendiamo una risposta dalla Farnesina per capire se riusciamo a tornare a Catania prima della data prevista del mio rientro. Parigi è deserta, c’è un silenzio surreale».

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa