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Marco: «Un incubo, torno a casa con la morte nel cuore»

Marco: «Un incubo, torno a casa con la morte nel cuore»

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Era la sua prima volta a Parigi. Sognava un weekend da turista. In giro tra musei, chiese e strade affollate. Il siracusano Marco Castagnino, 32 anni, da 3 residente a Roma, dove lavora in una società di scommesse, dopo un solo giorno di vacanza, si è ritrovato catapultato nell’inferno della ville lumière nella sua notte più buia. Era allo stade de France, Marco, venerdì sera. In uno dei luoghi feriti a morte dagli attentati terroristici. «Ero arrivato nella capitale francese giovedì - racconta il siracusano - e per nulla al mondo mi sarei lasciato sfuggito l’occasione di andare allo stadio per vedere l’amichevole Francia - Germania. Seguo sempre lo sport, un po’ per passione un po’ per lavoro. Ma mai avrei potuto immaginare di trovarmi nel cuore di un attentato terroristico. Ero seduto sopra la tribuna autorità. Riuscivo a scorgere il presidente Hollande.  

 

Al 16esimo minuto di sfida poi... ». La voce di Marco si fa più cupa. Con la mente torna a quel momento che difficilmente riuscirà a dimenticare. Un momento che avrebbe cambiato lo stato d’animo del giovane per tutta la partita. Sì, perché anche se il gioco non si è fermato, Marco ha capito. Ha capito che qualcosa non andava per il verso giusto. Che quel «botto», come lo definisce lui, non fosse un gioco di tifoso. «Vede - spiega col tono da esperto di campi di calcio - i petardi, in genere, vengono accesi dentro lo stadio. E quei rumori venivano da fuori. Tanto che ho detto alla mia ragazza: “Qualcosa non mi convince”. Poi al 19esimo un altro scoppio. E il mio dubbio si è fatto quasi certezza. Ma non potevo certo immaginare la violenza della guerra che nel frattempo stava scoppiando in più punti della città».  

 

La verità Marco l’ha saputo solo a ridosso della fine della partita. «Ho deciso di andare via all’86esimo minuto per evitare la confusione all’uscita dallo stadio. C’erano circa 80.000 persone. E anche fuori non mi sono accorto di nulla. Ho visto solo tanti poliziotti e sono anche riuscito a prendere la metro per tornare in albergo a Montmartre. E’ in quel momento che mi ha telefonato mio padre dall’Italia e mi ha spiegato tutto. Mi ha raccontato dei morti e dei feriti, degli spari e delle esplosioni. E una bella serata - dice - si è trasformata in pochi istanti in un incubo». Marco continua a ricordare: «A Montmartre le strade erano deserte, fatta eccezione per persone che, come me, andavano di corsa verso casa. Sembrava ci fosse il coprifuoco».  

 

Lo stesso scenario surreale ieri mattina, quando Marco ha deciso di fare una passeggiata al Sacré Coeur. «In giro - precisa - solo la Polizia. Pochi francesi e turisti. Nei volti tanta tristezza. Poi si è sparsa la voce che, in mattinata, avevano fermato presunti terroristi in macchina con fucili e ho deciso di rientrare in albergo. E chi dimenticherà più questi giorni a Parigi. Spero di ritornarci in un’altra occasione. No, non ho paura. Il pericolo riguarda tutto il mondo occidentale e non possiamo farci paralizzare dal timore». Oggi Marco dovrebbe rientrare a Roma. «Credo che non ci siano problemi per i voli - conclude - ma so che in aeroporto ci sono lunghe code. Non importa, aspetterò. Una cosa è certa, torno a casa con la morte del cuore».

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