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Manca il regolamento, la Regione dice no

Manca il regolamento, la Regione dice no ai privati che volevano restaurare Selinunte

«Una stortura che non permette i accettare soldi dagli sponsor»
Manca il regolamento, la Regione dice no ai privati che volevano restaurare Selinunte
«È imbarazzante la risposta che la Regione Siciliana, dopo oltre un anno di attese e rimpalli burocratici, ha dato a una grande azienda che voleva contribuire, con una sponsorizzazione, alla tutela di un sito archeologico di rilevanza mondiale come Selinunte». Lo afferma la responsabile Cultura della segreteria nazionale Pd e deputata componente della commissione Cultura, Lorenza Bonaccorsi, commentando l’articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera. «Siamo di fronte all’ennesima stortura dell’autonomia usata male, mentre il Governo nazionale, - prosegue - con l’Art Bonus introdotto dal ministro Dario Franceschini, ha permesso di raccogliere in tutta Italia 34 milioni di euro di erogazioni liberali dei privati».   «La vicenda raccontata dal quotidiano - spiega Bonaccorsi -, che ha visto l’azienda Settesoli vittima della burocrazia siciliana, lascia interdetti e fa vergognare. Un privato tenta inutilmente da oltre un anno di contribuire, anche con la ricerca di altri mecenati, alla tutela di un patrimonio archeologico e culturale inestimabile, che avrebbe grande bisogno di fondi per restauri e manutenzione, ma viene respinto perché la Regione non si è ancora dotata di un regolamento che le permetta di accettare quei soldi». «Sembra un paradosso pirandelliano e invece è una amara realtà. - lamenta - Si parla di una cifra importante, mezzo milione di euro. La Regione Siciliana non avrebbe potuto semplicemente recepire quanto previsto dal Governo nazionale? Ecco l’ennesimo caso in cui l’autonomia, peraltro molto costosa, invece di semplificare complica ancora di più le cose».   «Ho letto oggi sul Corriere della Sera la vicenda di Vito Varvaro, presidente della Cantine Settesoli, che voleva sponsorizzare con 50 mila euro il parco archeologico di Selinunte. Risorse che sarebbero state investite in restauri. Un progetto partito da un anno che non sarà possibile, però, realizzare perché manca un regolamento regionale per le sponsorizzazioni. Ancora una volta i beni culturali e la ripresa della Sicilia attraverso il suo patrimonio vittime della burocrazia». Lo dice il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone a proposito della mancata sponsorizzazione da parte delle Cantine Settesoli al parco archeologico di Selinunte.   «Ho sentito telefonicamente - continua Faraone - Vito Varvaro per esprimergli tutta la sua vicinanza e ho preso con lui l’impegno di aiutarlo a risolvere la situazione. E l’ho fatto perché credo, come ho più volte ribadito, che si debbano dare ai maggiori siti museali o archeologici, riuniti e riorganizzati, l’autonomia gestionale-amministrativa necessaria per evitare che eventi come questo accadano. Se il parco di Selinunte avesse avuto una sua autonomia a quest’ora le cantine Settesoli avrebbero già da tempo finanziato il parco».   «È finito - aggiunge - il tempo dei musei legati a impalcature burocratiche folli, impossibilitati a gestire con tempi, modi e approcci efficaci per le loro attività. Dobbiamo liberare i beni culturali da questa gabbia. Il patrimonio siciliano deve diventare un polo attrattivo per i turisti e le nostre eccellenze devono innescare ricadute economiche sul territorio».

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