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Catania, assemblea in strada a San Berillo per decidere il futuro del quartiere “ferito”

Catania, assemblea in strada a San Berillo per decidere il futuro del quartiere “ferito”

Residenti e associazioni chiedono la riaperture delle strade transennate dopo i crolli
Catania, assemblea in strada a San Berillo per decidere il futuro del quartiere “ferito”
CATANIA - San Berillo è un quartiere ferito. Crolli, transenne, divieti. Nel quadrilatero delineato dalle vie Pistone, Reggio, delle Finanze e Buda - il cuore del quartiere - è vietato l’accesso anche ai pedoni, gli abitanti sono stati sgomberati, i bassi e i palazzetti sbarrati. Una situazione che a chi vive nel vecchio quartiere richiama alla mente il centro storico dell’Aquila, sbarrato dopo il terremoto, ma mentre lì i crolli erano addebitabili alla natura, aiutata dalla cattiva qualità di molte delle costruzioni più moderne, qui la responsabilità viene rintracciata nell’«indifferenza delle amministrazioni passate e presenti e dei proprietari che forse hanno voluto che si arrivasse ad una tale situazione per potere operare con le mani libere e procedere ad un nuovo sventramento che ricorda tristemente quello del 1957».     Le tante associazioni che ieri hanno preso parte all’assemblea convocata in strada dal Comitato Cittadini Attivi San Berillo e dai circoli Faber e Arci Melquiades temono che, in nome dell’emergenza, si faccia passare l’idea della necessità di demolire e ricostruire, progetto che, in condizioni normali, la legge impedisce dal momento che San Berillo ricade nella zona “A” del centro storico, con le tutele che questo comporta. «Ma - denuncia il Comitato - la demolizione è avvenuta per “cause naturali” e in situazione di rischio crollo si fa un gran regalo agli immobiliaristi che vorranno costruire sulle macerie godendo anche di premi di cubatura».   Una prospettiva che gli abitanti di San Berillo, e le associazioni che si sono ritrovate ieri in via Opificio (Cittàinsieme, Catania Bene comune, Arci Melquiade, Libera, Associazione centro storico, Pub Lab, Officina 21, Scatto sociale, I siciliani giovani, Palestro Lupo, Officina Revelda, Lila, Gapa, Associazione Vivere, Sunia), sono determinati a impedire chiedendo all’amministrazione comunale di assumere nei riguardi del vecchio quartiere un approccio conservativo e di avviare una contrattazione per rifunzionalizzarne gli immobili. Nell’immediato, poi, chiedono che vengano riaperte le strade perché l’attuale sbarramento modifica profondamente le abitudini della quotidianità di chi abita o lavora a San Berillo e ne compromette la precaria economia. Nell’intervento della Protezione civile, infatti, sono stati sbarrati i bassi dove lavorano prostitute e trans, e alcune officine tra cui due per il restauro di mobili e una per la raccolta del ferro. Gli edifici sono stati dichiarati a rischio di crollo e le porte d’ingresso saldate con tutto ciò che c’è dentro, compresi gli strumenti di lavoro. L’ARTICOLO COMPLETO SU “LA SICILIA” IN EDICOLA

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