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Belpasso, esce dal carcere dopo 26 anni

Belpasso, esce dal carcere dopo 26 anni e torna a capo del clan imponendo pizzo

Estorsione (e botte) a un imprenditore: otto arresti / VIDEO

Belpasso, esce dal carcere dopo 26 anni e torna a capo del clan imponendo pizzo

Carabinieri del Comando provinciale di Catania hanno arrestato otto persone accusate, a vario titolo, di estorsione in concorso aggravata dall’aver agito avvalendosi delle condizioni previste dall’associazione mafiosa. Il provvedimento scaturisce da indagini avviate nei mesi scorsi dalle quali è emerso che un imprenditore edile di Belpasso pagava una tangente di mille euro al mese al gruppo mafioso della zona che è collegato alla famiglia Santapaola–Ercolano. Al vertice della cosca, secondo militari dell’Arma, ci sarebbe un elemento di notevole caratura criminale recentemente scarcerato dopo avere scontato 26 anni di detenzione per associazione mafiosa e omicidio. Gli accertamenti investigativi, coordinati dalla Dda della Procura di Catania, avrebbero documentato che l’estorsione era in atto da circa un anno, dopo che la vittima aveva subito un pestaggio riportando lesioni gravi.

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In manette sono finiti, in flagranza Mirko Presti 28 anni, mentre altre sette persone sono state poste in stato di fermo (e il gip lunedì ha convalidato il provvedimento ordinando la custodia in carcere): Antonino Bonaccorsi di 61 anni, Francesco Carmeci 50 anni, Gaetano Doria 46 anni, Rosario La Rosa 37 anni, Carmelo Aldo Navarria 53 anni, Gianluca Presti 34 anni e Prezzavento Antonino di 45 anni. Tutti sono accusati a vario titolo di di estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta dei carabinieri è partita alcuni mesi fa quando è emerso che emerso che un imprenditore di Belpasso ed il suo socio, titolari di un’azienda operante nel settore edile, erano sottoposti, da tempo, al pagamento del “pizzo” al gruppo mafioso locale collegato alla famiglia Santapaola-Ercolano e capeggiato da Carmelo Aldo Navarria, di recente scarcerato dopo oltre 26 anni di detenzione,elemento di spicco del sanguinario gruppo di Giuseppe Pulvirenti, inteso U’ Malpassotu,

 

I militari del Nucleo Investigativo, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea, hanno avviato così un’ attività di indagine nei confronti di soggetti ritenuti “operativi”" nel territorio di Belpasso nonché il monitoraggio, a sua insaputa, dell’imprenditore e della sua ditta. E così nel tardo pomeriggio dello scorso 19 novembre Mirko Presti, a bordo della sua autovettura, è giunto nell’azienda e i militari hanno filmato la consegna di denaro (300 euro) tra l’imprenditore ed il soggetto giunto pochi istanti prima. A questo punto i Carabinieri sono intervenuti ed hanno bloccato l’estorsore. L’imprenditore e il socio hanno inizialmente negato di essere sottoposti ad estorsione e, solo dopo molte ore, anche a seguito di puntuali contestazioni dei militari, tra cui l’esibizione di un referto medico dal quale emergeva che uno di loro, tempo addietro, aveva riportato la frattura traumatica del bacino a causa di un pestaggio, hanno ammesso che da oltre un anno Aldo Navarria aveva imposto il pagamento di una somma di 1000 euro al mese poi portata a 600 euro in due rate quindicinali da 300 euro viste le difficoltà in cui versava l’azienda. Inoltre l’imprenditore aveva dovuto cedere un terreno.

 

Per paura inoltre l’imprenditore dopo un pestaggio aveva scelto di non recarsi al pronto soccorso nel timore che qualcuno gli chiedesse come si fosse procurato ferite tanto gravi. Solo dopo diversi giorni è andato in ospedale dopo che la sofferenza per i traumi riportati è diventata insopportabile.

 

 

Subito dopo l’arresto in flagranza di reato di Mirko Presti, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno proceduto nel corso della stessa notte, al fermo di di altri sette soggetti, tra cui Aldo Navarria, coinvolti nella vicenda.

 

Lunedì il gip del Tribunale di Catania ha convalidato, su richiesta della Dda etnea, il provvedimento difermo ed ha disposto la custodia in carcere a carico degli otto soggetti.

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