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Catania, Di Salvo: «Il quartieredi San Berillo non sarà sventrato»

Catania, Di Salvo: «il quartiere di San Berillo non sarà sventrato»

L’assessore all’Urbanistica ha annunciato gli indirizzi dell’amministrazione Bianco sul futuro del quartiere che non sarà sventrato ma ne sarà conservato l’antico assetto urbanistico e architettonico

Catania, Di Salvo: «il quartiere di San Berillo non sarà sventrato»

San Berillo non sarà sventrato, ma ne sarà conservato l’antico assetto urbanistico e architettonico. E’ questa la scelta di fondo dell’amministrazione Bianco nel delineare il futuro del quartiere, a partire dallo strumento urbanistico da utilizzare. Lunedì scorso, in un incontro tra ufficio urbanistico e sovrintendenza, è stato deciso di non usare lo strumento del piano particolareggiato, così come era previsto nella variante del centro storico elaborata dall’amministrazione Bianco e poi modificata in seguito all’emanazione della nuova legge regionale sui centri storici, la numero 13 del 2015, che ha obbligato la Giunta a convertire la propria proposta, già ultimata, per adeguarla al dettato della nuova normativa. Una decisione, questa di non ricorrere ad un piano particolareggiato, che vale anche per i quartieri Lumacari e Antico Corso e che è stata motivata con l’opportunità di accorciare notevolmente i tempi burocratici evitando la lunghissima procedura amministrativa che passa per il Consiglio regionale dell’Urbanistica. La nuova legge regionale, infatti, prevede che gli uffici tecnici comunali possano elaborare la propria proposta che sarà poi valutata, in conferenza dei servizi, con la sovrintendenza e il Genio civile che daranno il proprio parere prima del passaggio alla Giunta che delibera e invia l’atto al Consiglio comunale per la decisione finale. Una procedura che dimezza i tempi di approvazione dei progetti urbanistici.  

 

La scelta della Giunta Bianco di non ricorrere al piano particolareggiato per la riqualificazione di San Berillo segna anche una presa di distanza netta dalle decisioni assunte dalle amministrazioni precedenti e, in particolare, dalla Giunta Scapagnini. Questa, nel 2004, decise di partecipare ad un bando del Ministero dei Trasporti, oggi delle Infrastrutture, per programmi innovativi in ambito urbano. Grazie al bando - cui parteciparono anche l’Autorità portuale e le Ferrovie dello Stato - il Comune potè attingere a 2 milioni di euro per studi, analisi e progettazioni con l’obiettivo di intervenire e riqualificare aree in prossimità del porto e della ferrovia.  

 

In questo contesto l’amministrazione Scapagnini diede incarico a due professionisti esterni di predisporre un piano particolareggiato per il recupero del vecchio San Berillo, in variante al piano regolarore generale. La legge ubanistica tutt’ora vigente (n. 71 del 1978) stabilisce che, nell’attribuire un incarico, l’ente incaricante - in questo caso il Comune - e i professionisti incaricati debbano attenersi alle direttive fissate dal Consiglio comunale su indirizzo dell’amministrazione. E qui sta il problema.  

 

Nel 2008 i due progettisti incaricati dalla Giunta Scapagnini ricevettero le direttive unicamente dall’allora capo di gabinetto del sindaco, il funzionario esterno arch. Marina Galeazzi, senza alcun passaggio dal Consiglio comunale, dunque senza alcuna legittimità. «I progettisti - spiega l’assessore all’Urbanistica Salvo Di Salvo - nel 2012, consegnarono all’allora ufficio dei poteri speciali per il traffico il loro progetto che prevede lo sventramento di ampie zone del quartiere. Ora, poiché quel piano non è legittimamente efficace - dal momento che non è stato mai portato in Consiglio comunale - non è applicabile, inoltre non è compatibile con la visione urbanistica dell’amministrazione Bianco. Noi immaginiamo interventi senza alcun aumento di cubatura e che siano compatibili con il contesto storico che va mantenuto e tutelato.  E’ chiaro che i ruderi vanno demoliti, ma la loro ricostruzione deve avvenire a parità di volumetria e di altezza e con un’edilizia compatibile al contesto. Abbiamo un’idea conservativa del quartiere, vogliamo mantenerne le caratteristiche, non trasformarlo. Ma vogliamo anche che sia vivibile e questo significa che al suo interno ci siano attività commerciali, turistiche, artigianali, e che sia prevista anche la residenza per studenti universitari. La nostra proprosta di riqualificazione, dunque, prevederà anche di introdurre un mix di funzioni. Ma questiinterventi devono farli i privati».

E qui è il nodo della questione, visto che la legge non prevede risorse per agevolare l’iniziativa dei proprietari, se non il ricorso ai fondi per l’efficientamento energetico che dà diritto alla defiscalizzazione del 65% della spesa. E va ricordato che i proprietari sono gli stessi che, in tutti questi anni, hanno lasciato che i propri immobili degradassero fino al crollo. Lo rileva lo stesso assessore Di Salvo quando ricorda che gli interventi edilizi si potevano, e si possono, fare secondo le norme di attuazione del piano regolatore generale che, per il centro storico, prevede la possibilità non solo della manutenzione ordinaria, ma anche di quella straordinaria che, pur escludendo la demolizione e la ricostruzione, consente vari tipi di interventi all’interno di un edificio a condizione che rimanga inalterata la struttura esterna. Non a caso interventi di questo genere sono stati fatti anche a San Berillo, in via Di Prima, con la realizzazione di un albergo e di un palazzetto residenziale ad uso turistico. «Se avessero voluto, i privati avrebbero potuto farlo - sottolinea l’assessore all’Urbanistica -. Hanno scelto, invece, di lasciare degradare i propri immobili, forse anche per il contesto sociale».

 

L’attuale stato di degrado diffuso costringe adesso l’amministrazione comunale ad intervenire a tutela della pubblica incolumità, non con opere in danno, ché le scarse risorse economiche non lo permettono, ma transennando le strade e attuando gli interventi necessari per evidenziare il pericolo ed evitarlo. In questa prospettiva l’amministrazione sta provvedendo ad individuare tutti i proprietari di edifici a rischio per diffidarli a metterli in sicurezza. La legge dà loro 15 giorni di tempo per ottemperare, poi scatta la denuncia alla Procura della Repubblica. Sorte che è già toccata al proprietario di un immobile del quartiere. Interventi, iniziative e progetti alla luce dei quali l’assessore Di Salvo rivendica alla Giunta Bianco di avere portato San Berillo «al centro della sua attenzione dopo decenni di disinteresse». «E lo abbiamo fatto con tutta una serie di iniziative, aprendo un tavolo permanente con le associazioni di cittadini, con la riqualificazione di alcuni spazi come piazza Delle Belle, con la prontezza dell’intervento di messa in sicurezza prima e dopo i crolli e adesso con i nuovi indirizzi urbanistici».

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