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Effetto Tecnis, "interdittive" a cascata

Effetto Tecnis, "interdittive" a cascata

S’annuncia come un nuovo uragano quello che si abbatterà sul tessuto imprenditoriale catanese. L’onda lunga del caso Tecnis che sconfinerà ben oltre i confini della provincia di Catania. Mentre si è ancora in attesa della nomina dei commissari chiamati a gestire l’impresa di Concetto Bosco e Mimmo Costanzo, alla luce dell’interdittiva antimafia decisa dalla Prefettura nelle scorse settimane per le «unanimi» risultanze investigative finite sul tavolo del prefetto Maria Guia Federico, appare infatti conseguenziale che analogo provvedimento riguarderà le numerose - per non dire decine - di imprese con sede legale a Catania e collegate alla galassia Tecnis per i lavori pubblici che il colosso edile fondato dal duo Bosco-Costanzo ha in corso a macchia di leopardo in Sicilia e su tutto il territorio nazionale.

 

In tal senso le istruttorie sarebbero già avviate e le conseguenti decisioni potrebbero arrivare a breve. Prima ancora però potrebbe arrivare la nomina della “squadra” che gestirà la fase più delicata della vita della Tecnis, dovendosi salvare capra e cavoli, ovvero il lavoro e le opere in fase di realizzazione da un lato e la legalità dall’altra. Questo d’altronde è le spirito della normativa, applicata dalla Prefettura di Catania già in altre occasioni (basti ricordare il caso Ipi-Oikos). Viste anche le dimensioni della Tecnis e il portafoglio dei cantieri pubblici la nomina del “supercommissario” e di almeno altri due funzionari sarà fatta ai più alti livelli e di concerto, con il coinvolgimento diretto del Viminale e dell’Autorità Anticorruzione. Nel mentre, lo staff di avvocati che segue la Tecnis potrebbe depositare ricorso al Tar avverso l’interdittiva antimafia decisa dal prefetto, chiedendone intanto la sospensiva. Un provvedimento pesante, condensato in 28 pagine “secretate” che - come detto - appaiono come la summa di quanto emerso in sede di investigazioni ad ampio raggio e che quindi va al di là dell’inchiesta romana “Dama nera” sulle tangenti per gli appalti Anas, inchiesta che ha coinvolto Bosco e Costanzo con l’accusa di concussione e per questo ancora agli arresti domiciliari.

 

Va anche ricordato che i due imprenditori - proprio per il loro coinvolgimento nell’inchiesta romana - hanno lasciato le cariche che ricoprivano in Tecnis, che oggi ha un Cda in cui siedono Riccardo Arcenese (presidente), Roberto Arcidiacono e Giovanni De Pra, con l’ex direttore nazionale della Dia, Tuccio Pappalardo, presidente dell’organismo di vigilanza. Ma quanto sarà lunga l’onda di ritorno del caso Tecnis? In Prefettura - more solito - si tace e si lavora. Ma basta guardare dentro il “portafoglio” della Tecnis per farsi un’idea del numero di imprese a vario titolo collegate alla “casa madre” e che potrebbero ricevere l’”avviso” dalla Prefettura, ovvero la sospensiva del certificato antimafia: Tecnis oggi è titolare da sola o in associazione temporanea di impresa di 29 appalti pubblici (5 nuove aggiudicazioni e 24 cantieri aperti) per un “controvalore” di 1,8 miliardi di euro, tra infrastrutture stradali, ferroviarie, marittime, opere idrauliche e ospedaliere.

 

In Sicilia il “marchio” Tecnis è coinvolto nei lavori sulla Ss 189 e sulla Ss 121, nella nuova darsena commerciale del porto di Catania, nel cantiere del collettore fognario di Palermo, come della ristrutturazione del canale Cavazzini a Catania. E ancora in tre tratte della metropolitana di Catania (Galatea-Giovanni XXIII, Stesicoro e Borgo-Nesima), nlla chiusura dell’anello Fs a Palermo, mentre in campo ospedaliero i lavori sono quelli del nuovo ospedale San Marco a Librino e la ristrutturazione dell’ospedale “S. Elia” di Caltanissetta. Almeno mezza Sicilia, insomma, trema al pensiero di un’impasse dei cantieri che coinvolgono Tecnis. Ecco perché occorre fare bene e in fretta, nella certezza delle regole. Ecco perché anche dalla visita del commissario Fce, oggi dal sindaco Bianco, è auspicabile che arrivino risposte concrete su tempistica e tenuta dei lavori.

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