home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Loris, nel giorno della memoria: riecco Veronica: «Cucciolo mio»

Loris, nel giorno della memoria: il racconto del nostro inviato

Loris, nel giorno della memoria:  il racconto del nostro inviato

SANTA CROCE CAMERINA - La rosa. Bianca. Alice guarda il gatto. E il gatto guarda nel sole. Osserva, in controluce, quel fiore spelacchiato che la bimba stringe in pugno; fiera come una soldatessa del bene. Alice, con la rosa e il gatto. Ma anche Paolo, Vincenzo, Katerina, Antonio, Miriam, Alessia, Sebastian. E tutti gli altri. Sono cresciuti. Un anno senza Loris. Sono diversi. Sereni, forse, adesso. Ma quanto ci vorrà per cancellare l’ombra della donna nera dal cartone animato dei loro sogni? Santa Croce Camerina. Di domenica. La messa, la passeggiata, la guantiera di macallè in pasticceria, la pasta al forno, la partita al campo sportivo.  

 

Invece al camposanto c’è quel bambino che non c’è più. Fiori, peluche, bigliettini. Sulla tomba cristiana e sull’altare, laicomediatico. Laggiù. Al canalone. Che prima conoscevano solo i cacciatori, ma adesso lo sanno tutti dov’è. Anche i turisti. Vanno dove si butta Montalbano, nella fiction che sembra vera, per nuotare; ma prima una tappa dove è stato buttato Loris, nel film della realtà, per nasconderlo. Un paio di chilometri. Prima l’orrore e poi il piacere.  

 

Un anno senza Loris. Dal 29 novembre 2014. Quando Santa Croce cominciò a portare la croce. Della paura, del sospetto. Un mostro. E se fosse un tunisino delle serre? Ma no, è stato lui, quello col cappello e i baffi: come l’ha trovato senza quasi cercarlo? No, non è stato lui. La mamma Veronica Panarello piange e si dispera. Ma in soggiorno c’è già chi non le crede. Chi ha capito. Tutto.  

 

Le fascette. Le maestre. Le fascette alle maestre. E poi alla polizia. Ma allora è stata lei?  

 

Le telecamere. No, da lì non passa. Non si vede mai. Non l’ha accompagnato, quella mattina a scuola. Guardano e riguardano. No, non passa. Mai.  

 

La notte, quella notte senza presepe. L’Immacolata è fredda. Il carcere pure. «Non l’ho ucciso io».  

 

La difesa appassionata di Franco Villardita, i giudici che rigettano. E la tv, un salotto aperto dall’alba al tramonto. Le interviste: pagare moneta per vedere cammello. Il cimitero, la visita. Ma perché diluvia ad agosto? I fiori «di quella lì». La memoria che torna. O forse non se n’era mai andata. Il colloquio col marito: «Non c’è andato a scuola». Ah no? E che è successo a Loris?  

 

Un incidente, un incidente fu». S’è strangolato, lui da solo. Bum. Il tour nei luoghi del giallo. «Sì, l’ho portato io al canalone». Per appoggiarlo. Anzi no: per farlo scivolare. «‘U ittai, ‘u ittai». Ma con delicatezza. Un anno senza Loris. Ieri. Nella scuola (che si chiama “Psaumide di Camarina” e non “Falcone Borsellino”: sapevatelo) la cerimonia per ricordarlo. Una quindicina di troupe volevano entrarci, più un manipolo di cronisti smartphonemuniti. No, non se ne parla. La preside-musicista, Giovanna Campo, sbarra la porta, glielo chiedono le mamme.  

 

«Quelli lì non li vogliamo». E così sia. La poesia diventa canzone. Ricordo. La intonano a scuola, la canteranno a messa. Nessuno potrà mai dimenticar/Buio freddo tutto cambiò. Il gatto non c’è più. Alice canta. Con Paolo, Vincenzo, Katerina, Antonio, Miriam, Alessia, Sebastian. E tutti gli altri.  

 

«Un anno fa siamo entrati dentro un vortice, io quel lunedì ero terrorizzata», ammette Campo. Per la morte del piccolo e per le piccole vite di chi non è morto. Come glielo spieghi? Con gli psicologi. Ma soprattutto con gli angeli. «L’idea dell’angioletto i bambini la vivono con naturalezza». E con le famiglie.  

 

Le mamme. Scappano, quasi tutte. Alcune parlano. Con il groppo in gola. Ivana Magro: «Questa storia ci ha cambiati. Tutti». Mirella Zisa: «Ma l’abbiamo superata. È passata, ma di Loris i bambini ne parlano come se fosse ancora in classe». La quarta D, dove da ieri c’è una targa: «Il nostro pensiero vola a te, al tuo dolce sorriso. Il vivo Ricordo, se non cancella il dolore, ci consente di pensarti né spento né lontano, ma vicino a noi, al sicuro nei nostri cuori dove continui a giocare e a sorridere. Per sempre! ». Mai dire mai. E mai dire per sempre. Ma oggi si può. Forse.  

 

Don Flavio Manganuco. La chiesa. La messa. Un esercito di chierichetti. Niente telecamere, però. Prova a essere normale in un giorno speciale, il parroco. Il Natale, l’Avvento, il nuovo vescovo. E Loris? «Non dobbiamo vederlo come un bambino che sta soffrendo nel limbo, patendo un tormento senza fine fin quando verità non sarà fatta su quello che è accaduto». E noi? E loro? E Alice? E tutti gli altri? «Ripartiamo », dice il pastore smarrito alle pecorelle nell’ovile. Da dove? Da chi? «Da Loris». Lui, «un angelo che ci può dare la forza di ricominciare ». Alice annuisce. La storia dell’angioletto la convince. Non una parola, dal prete, su Veronica.   E Davide Stival? Un gigante di dignità. Che si fa piccolo piccolo. Fino a scomparire. Silenzioso. A scuola ringrazia col sorriso. S’emoziona. Poi il corteo. Lui c’è. Come se accompagnasse Loris, assieme a nonna Pinuccia, stringendolo per mano. Non parla.  

 

«Di Veronica mai, del suo dolore poco», dice la collega Nadia Fiorellini, dello staff del sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia. Che ha tolto il padre di Loris dal camion per metterlo in ufficio. C’è Daniele Scrofani, l’avvocatoamico, con la sua splendida famiglia. Il Mulino Bianco per esorcizzare il Mulino Nero. Il caffè sì, ma niente telecamere. La messa è finita, andate in pace. Davide non ne trova, pace. Vorrebbe urlarlo, spaccarlo. Quest’anno senza Loris. Vomitarlo gli farebbe bene. Ma non parla. Poteva farsi un gruzzoletto, con le tariffe del dolore. Il silenzio è d’oro. Soprattutto se si rompe. Ma parla solo con Scrofani, all’ora dell’aperitivo: «Grazie a tutti, davvero. Finalmente è stato un giorno dedicato a Loris. Solo a lui». Doveva essere tutto così, quest’anno senza Loris. Doveva. E non poteva. Perché Davide, presente, è invisibile; ma Veronica, assente, è debordante. Una letterina. Dal carcere di Agrigento. E suo padre Franco, devotissimo innocentista solitario, la stampa su un cartoncino plastificato con la foto di Loris in sottofondo. Per portarla sul luogo dov’è stato ritrovato il cadavere. «Cucciolo di mamma», s’intitola.  

 

Dietrofront. Tutti sul posto. Leggere per credere. Prima al canalone di Loris, poi magari un gamberone al ristorante di Montalbano. «Sono passati 12 lunghi interminabili mesi e non passa ora, minuto e attimo in cui penso a quando eravamo felici», c’è scritto così. Un anno senza Loris. Anche per la madre accusata di averlo ucciso. E ora è come se lo ributtasse giù da quel dirupo, strappandolo dal giorno che doveva essere suo. Le telecamere ci sono tutte. Per Veronica. Che si riprende i riflettori, lasciati per mezza mattinata. «Prego la Madonna», scrive, «di darmi la forza di andare avanti in questo mio calvario e prego soprattutto per te, amore mio, di essere sempre vicino a me, a Diego e al tuo papà». Come se il Mulino Bianco non fosse mai diventato il Mulino Nero. Qui, al Mulino Vecchio. Come se la quasi-confessione non ci fosse mai stata.  

 

Un anno senza Loris. L’anno di Veronica. La superstar. Che chiosa: «Ti amo di un bene infinito: la tua mamma! ». Post scriptum (sottinteso): «E comunque non l’ho ucciso io». È la stampa, bruttezza. The show must go on. Davide è Davide. Veronica è Golia. Sappiamo però come finì, quella storia lì. La Legge, poi, è un’altra storia ancora.  

 

Alice guarda il gatto. È tornato. Lui non guarda più nel sole. Né gli interessa la rosa. Bianca. Con le unghie strapperebbe volentieri la guantiera di macallè profumati, il micetto. Lo tiene alla giusta distanza, il padre di Alice. No, questo non è più il paese delle meraviglie. Ma quant’è dolce, il sorriso di Loris. twitter: @MarioBarresi

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa