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In Sicilia 50mila musulmani

In Sicilia 50mila musulmani «Qui rischio jihadisti marginale»

Dispoto: «Da noi un’integrazione che altrove invece non c’è»

In Sicilia 50mila musulmani «Qui rischio jihadisti marginale»

Sono poco più di 50 mila, soprattutto concentrati nelle due grandi aree metropolitane di Palermo e Catania (15 mila a testa) e a Mazara del Vallo, la città storicamente ponte con il Maghreb dove sono tra i 6 e i 7 mila, coloro che in Sicilia professano la religione musulmana. La quasi totalità è sunnita (gli sciiti sono poche decine) e tutti – almeno secondo le stime della Coreis, la comunita religiosa islamica in Sicilia – hanno a disposizione per la preghiera, l’adhan, una cinquantina di luoghi di culto e soltanto tre moschee (A Palermo, Catania ed ad Agrigento, aperta di recente). In genere si tratta di garages, magazzini, a volte case private.  

 

Ma del resto costruire moschee è difficile per diverse ragioni: «Intanto – ha spiegato Yusuf Abd al Hady Dispoto, il presidente della Coreis siciliana – la comunità musulmana in Sicilia è povera, dove la stragrande maggioranza dei fedeli è quasi indigente e dunque le donazioni sono piuttosto esigue. Ma va anche detto – ha aggiunto Dispoto – che l’Islam non ha un accordo con lo Stato italiano che dunque non permette la costruzione di moschee». Niente minareti dunque né muezzin che chiamano alla preghiera. Quindi si va avanti con i luoghi di culto realizzati con i soldi degli stessi musulmani e quando quei fondi mancano si fa di necessità virtù: «Ma la ritualità della preghiera – spiega subito il presidente della Coreis siciliana – è rispettata e inoltre vi ricordo che l’Islam è uno a prescindere dall’essere sunnita o sciita».  

 

Il tema dell’accordo tra Islam e Stato italiano non è banale e non è una questione meramente economica: «Se ci fosse un riconoscimento – ha spiegato Dispoto – sarebbe più facile anche “controllare” i luoghi di preghiera ed evitare le infiltrazioni degli estremisti».  

 

E il punto infatti è proprio questo: in Francia e Belgio i jihadisti che poi si sono fatti saltare al Bataclan come davanti i ristoranti parigini non sono arrivati dal Nord Africa, ma sono nati e cresciuti nelle banlieue della capitale francese e nelle periferie di Bruxelles. C’è questo rischio nelle periferie – altrettanto degradate – della Sicilia? Secondo Dispoto no: «Non c’è alcun rischio perché non c’è la marginalizzazione che vi è altrove. Forse perché noi siciliani (Dispoto è italiano, cresciuto in una famiglia di tradizione cattolica che ha aderito in età adulta all’Islam, ndr) abbiamo nel Dna uno spirito di fratellanza. Qui la religione si vive come un fatto naturale. Un fenomeno che non è presente in nessun altro luogo d’Italia dove spesso c’è incomunicabilità tra gli stessi italiani».  

 

Ma nell’isola del resto luoghi di culto – come accaduto nel Bresciano e in Lombardia in generale, dove qualche predicatore ha mostrato di promuovere le idee del Jihad – “pericolosi” non ce ne sono: «Fermo restando – ha detto Dispoto – che nessuno può dire che è impossibile perché il Bene e il Male prescindono dalla religione e l’Islam è una religione di pace, va anche detto che la società siciliana è pressoché immune perché vi è più integrazione che altrove e inoltre i giovani tendono ad andare via per mancanza di lavoro. E se ne vanno al nord dove vi è invece una emarginazione fortissima e dove soprattutto la religione di perde».  

 

Difficile a volte far passare questo messaggio che la Coreis siciliana cerca invece di diffondere: «Noi ci occupiamo del dialogo tra le religioni – ha spiegato Yusuf Abd al Hady Dispoto – e con le Istituzioni e promuoviamo il dialogo tra immigrati di fede musulmana e lo Stato per testimoniare la ortodossia dell’Islam che è una religione di pace. E andiamo anche nelle scuole e nelle università». Forse l’integrazione e la fiducia reciproca non sono esattamente ai massimi livelli ma la Sicilia, ha confermato il presidente della Coreis, è – e resta – un’eccezione anche in questo.  

 

E va comunque sottolineato come siano in crescita anche le «conversioni» di siciliani – cresciuti in normalissime famiglie di tradizione cattoliche – all’Islam. Lo stesso Dispoto (a cui i genitori hanno imposto il nome di Giuseppe e che, da musulmano, ha invece scelto quello di Yusuf Abd al Hady, ndr) è approdato all’Islam da adulto: «Sono cresciuto – ha raccontato – in una famiglia cattolica praticante e in questo humus ho approfondito gli studi sulle religioni e per me è stato naturale professare l’Islam. Ho conosciuto la rivelazione del Profeta ed è stata del tutto naturale la mia convergenza verso Dio. Ma non sono un convertito, perché non ho rinnegato nulla».

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