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Strade siciliane, per la manutenzione

Strade siciliane, per la manutenzione si spende soltanto un euro al metro

L'inchiesta sul disastro infrastrutture: una su quattro è interrotta

Strade siciliane, per la manutenzione si spende soltanto un euro al metro

PALERMO. Il video dell’automobilista che percorre la strada provinciale 53, nel tratto compreso tra Alia e Sclafani Bagni (nel Palermitano), e che ad un certo punto trova davanti a sé un burrone non segnalato, è ormai diventato “virale” sul web. E che dire dei viadotti di importanti assi stradali, crollati o danneggiati negli ultimi due anni. “Petrulla”, “Verdura”, “Scorciavacche”, “Traversa II”: una collezione che aumenta di giorno in giorno, neanche fossero figurine Panini. “Celo-Celo-Manca”, si potrebbe dire riprendendo il celebre refrain.

 

Strade groviera. Sdrammatizzare, tuttavia, non aiuta a rendere la pillola meno amara. In Sicilia, su 20mila chilometri di rete viaria, 5mila chilometri sono interessati da interruzioni. È quanto risulta dai dati del dipartimento regionale alle Infrastrutture che, attraverso i Geni civili, sta monitorando le strade dell’Isola. Strade diventate ormai dei veri e propri percorsi di guerra. “Campi minati” pronti a travolgere macchine ed automobilisti. Sotto accusa la scarsa manutenzione tanto delle infrastrutture quanto del territorio, colpito in più punti da un dissesto idrogeologico che sembra inarrestabile. Il crollo del viadotto Himera, sulla Palermo-Catania, per più di sette mesi ha spaccato la Sicilia in due.

 

 

Sono invece trascorsi otto mesi da quando una frana ha provocato lo scivolamento di una parte della carreggiata sulla statale 121, che collegava Villarosa (Enna) all’uscita “Ponte Cinque Archi” della A19. Mentre dallo scorso ottobre sull’autostrada Messina-Catania (gestita dal Cas) si viaggia su una sola carreggiata, nel tratto tra Giardini Naxos e Roccalumera, a causa di una frana. L’elenco potrebbe continuare. Smottamenti, crolli, interruzioni interessano tante, troppe, arterie siciliane: dalle provinciali alle autostrade, passando per le strade statali. Ieri a Roma, l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Giovanni Pistorio, ha incontrato il presidente nazionale dell’Anas, Gianni Vittorio Armani.

 

La Regione non sarebbe contenta di come l’Anas abbia finora gestito le strade di sua competenza in Sicilia. Vertice Regione-Anas Attualmente l’Anas ha lavori in corso in 35 tratti stradali: 8 di nuova costruzione e 25 relativi a manutenzione ordinaria, per un totale di 1,8 miliardi di euro (Iva esclusa). Oggi, sulla Gazzetta ufficiale, verrà pubblicato un bando di gara relativo ad un appalto per lavori di manutenzione ordinaria lungo le strade statali 113 “Settentrionale Sicula”, 186 “di Monreale”, 120 “dell’Etna e delle Madonie”, 624 “Palermo-Sciacca”, 286 “di Castelbuono”, 643 “di Polizzi” e 117 “Centrale Sicula”, nelle province di Palermo, Messina, Trapani, Enna, Catania ed Agrigento. L’appalto – del valore di oltre 560mila euro – riguarderà lavori per il ripristino definitivo di danni, incidenti ed emergenze.

 

«In media – fa sapere la segreteria dell’assessore Pistorio – l’Anas ha investito, ogni anno, mille euro a chilometro per la manutenzione ordinaria. Ovvero un euro a metro. Troppo poco. C’è una differenza sostanziale tra quanto viene fatto nelle autostrade e nelle statali del Nord rispetto al Sud, e alla Sicilia in particolare». L’Anas non entra nel merito, ma tiene a precisare: «Nel passato si è preferito puntare sulle nuove opere piuttosto che sulla manutenzione. Ora l’impostazione, d’intesa con il ministro Delrio, è stata totalmente ribaltata. Verrà privilegiato il miglioramento delle strade esistenti. Nel piano quinquennale per la Sicilia sono previsti 3,3 miliardi di investimenti». Tra Regione ed Anas è stata aperta una trattativa per cercare di migliorare le condizioni della viabilità nell’Isola: «Dobbiamo fare di più, sia noi che loro – afferma l’assessore Pistorio –. Oggi (ieri, ndr) abbiamo stilato l’indice delle questioni da affrontare».

 

Nodo manutenzioni. Sul piatto della bilancia, tra le altre cose, il “nodo” manutenzioni, la firma delle convenzioni e i cosiddetti oneri d’investimento. Voce quest’ultima (di norma pari al 15% dell’importo dei lavori eseguiti) che rappresenta una maggiorazione dei costi di realizzazione dell’opera, ordinariamente richiesta da parte dell’Anas alle amministrazioni finanziatrici per sovvenzionare la propria attività istituzionale. «Sugli oneri d’investimento – spiega Pistorio – ci siamo impegnati a pagare con più tempestività. Inoltre, cercheremo di regolarizzare la nostra situazione debitoria. A fronte di ciò, abbiamo chiesto un confronto costante su tutte le attività dell’Anas nelle strade di sua competenza. Un quinto dei lavori dell’Anas sono in Sicilia; per loro quindi siamo un committente importante».

 

Viabilità interna. Altro capitolo riguarda la viabilità interna, dove si registrano le criticità maggiori. Il commissariamento delle Province, disposto dal governo Crocetta, ha di fatto svuotato le casse di questi enti, a cui era demandata la gestione delle strade secondarie. Senza risorse e con i cantonieri a braccia conserte, la manutenzione è rimasta al palo. Intanto, frane e smottamenti hanno letteralmente “inghiottito” interi tratti di strada. Nell’Ennese su 120 Sp, ce ne sono 50 interrotte. Nel Palermitano, i tecnici dell’ex Provincia hanno censito 74 Sp con gravi criticità. Per ripararle servirebbero almeno 133 milioni di euro: una stima basata «su un’analisi visiva dello stato dei luoghi e su un’ipotesi sommaria d’intervento». Ovvero senza eseguire analisi geologiche e geotecniche. Per il 2015, però, la Regione ha stanziato complessivamente 38 milioni di euro da spartire alle nove ex Province (nel 2014 la cifra era di 57 milioni). Poca cosa rispetto alle reali necessità delle strade provinciali che, neanche il soccorso della Protezione civile – con fondi assegnati dal ministero delle Infrastrutture – è riuscita finora a rimettere completamente in sesto.

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