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«Cara Mineo, alleanza scelleratafra arraffoni e politici inadeguati»

«Cara Mineo, alleanza scellerata fra arraffoni e politici inadeguati»

La commissione istituita  all'Assemblea regionale siciliana indica anche le «responsabilità» di Viminale, Castiglione, Regione e prefetto e chiede la chisura del Cara

«Cara Mineo, alleanza scellerata fra arraffoni e politici inadeguati»

È il «naufragio» di un modello di accoglienza. Doveva essere una «risorsa economica per il degradato territorio chiamato a ospitarlo», ma alla fine s’è rivelato un sistema «malato», alimentato da «una scellerata alleanza tra certa politica inadeguata (e priva di autorevolezza) e certa imprenditoria arraffona». Benvenuti al Cara di Mineo. Nella “cartolina” firmata dalla commissione Antimafia dell’Ars. Che ieri mattina ha approvato, all’unanimità, la relazione conclusiva sul centro di accoglienza per richiedenti asilo. Il documento (36 pagine di relazione finale, più 118 di allegati) sarà trasmesso al presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, e alla presidente dell’Antimafia nazionale, Rosi Bindi, ma anche alle Procure di Roma, Catania e Caltagirone che indagano su vari aspetti della gestione. Anche perché l’attività conoscitiva dell’Antimafia siciliana «ha confermato la esistenza di un “filo rosso” che unisce le vicende del Cara e dei Centri Sprar dell’area calatina ad ambienti politici ed istituzionali della Capitale».

 

Con un’inequivocabile richiesta: «La Commissione ritiene indispensabile la chiusura del Cara di Mineo». Le «responsabilità politiche e amministrative» sono a tutti i livelli: dal Viminale ai sindaci, passando dal sottosegretario Giuseppe Castiglione, dalla Prefettura di Catania e dalla Regione, fino ad arrivare a sindacati e cooperative. Viminale «inopportuno» Partiamo dal livello nazionale. Bollata come «inspiegabile e comunque assai inopportuna» la scelta del governo, nel 2012, di «proporre ed affidare agli Enti locali del Calatino (unico caso in Italia) la gestione dell’accoglienza». Appare «singolare», sostiene la commissione, «come il Governo - e per esso il Ministero dell’Interno - non si sia mai chiesto con quali modalità i sindaci del Calatino avrebbero potuto rendere compatibili i legittimi interessi della popolazione con i loro doveri connessi all’adozione di provvedimenti umanitari». Un errore iniziale che conduce sulla strada sbagliata: «Si è preferito scaricare sui Comuni il peso di una gestione ciclopica, quando era fin troppo nota la loro inadeguatezza, per l’assenza di risorse umane dotate di specifiche, particolari competenze e, comunque, impreparate a fronteggiare una emergenza sociale senza precedenti».

 

«Consenso» di Castiglione L’Antimafia dell’Ars si esprime anche sul sottosegretario Castiglione. Attribuendogli innanzitutto un «ruolo politico», apparso «evidente» alla commissione «tanto nell’avvio e nella gestione del Cara nella fase emergenziale, quanto nel passaggio alla fase successiva». Innanzitutto nel rapporto con Luca Odevaine (arrestato a Roma per “Mafia Capitale”), in una fase «nella quale sullo stesso non incombeva alcuna indagine penale ed era da tutti ritenuto un valido “tecnico” di area Pd». La relazione cita l’audizione del direttore generale del consorzio, Giovanni Ferrera: «Quando fu fatta la selezione pubblica per direttore generale, lui stesso [Castiglione] mi ha detto che sponsorizzava Odevaine, perché era vicino al Pd - così ha detto - per avere un rapporto migliore all’interno della sua... ».

 

La scelta di istituire un consorzio dei Comuni, «suggerita da Odevaine», trova in Castiglione un «convinto sostenitore». Il leader siciliano di Ncd, per l’Antimafia, «ha condiviso la costituzione del Consorzio e ne ha mantenuto la presidenza anche cessata la sua carica di presidente della Provincia di Catania». Ciò ha determinato «il consolidamento di fasce di consenso elettorale, derivanti dalle centinaia di lavoratori impegnati e per il beneficio che ne hanno tratto le aziende chiamate a fornire beni e servizi al Cara». Perché «sul piano strettamente “politico”», per Castiglione «è indubbio che il Cara sia stato anche occasione di promozione pubblica in una proiezione non solo regionale, nell’inedito e rilevante ruolo di vertice di quello che sarebbe diventato il più grande Centro di accoglienza d’Europa».

 

Regione «irresponsabile» L’attività di «investigazione politica» della commissione parlamentare siciliana tocca altri livelli di responsabilità sul «sistema dell’accoglienza». Non risparmiando una bacchettata alla Regione. È giudicata «irresponsabile» la scelta della Protezione civile regionale, operata nella grave fase della emergenza, di rinunciare alla gestione del Cara». Una decisione «incomprensibile» e «purtroppo, in piena coerenza con la condotta assunta negli anni successivi di fronte al fenomeno del flusso migratorio nell’Isola». Prefettura «passiva» «Anche la condotta della Prefettura è apparsa singolare, quantomeno nei confronti dell’istituendo Consorzio dei Comuni, e insolitamente passiva; almeno questa è l’impressione ricavata da questo organismo tenute a riferimento le plurime dichiarazioni dei sindaci del comprensorio». Un altro tipo di responsabilità è appena accennato: «Resta ancora da chiarire il ruolo svolto, in questa vicenda, dai sindacati e dalle organizzazioni sociali, il rapporto con i loro referenti politici e con i soggetti imprenditoriali; e ancora se e quale influenza abbiano esercitato nelle procedure di assunzione del personale». Inoltre, spetterà alla magistratura «il verificarsi di somministrazione illegale di manodopera o di procedure di appalto regolari».

«Braccio, mente, tecnico» Infine le altre responsabilità personali. Odevaine, definito la «mente» del sistema, per la commissione è «l’uomo chiave del Cara di Mineo». L’Antimafia fotografa anche il ruolo di Paolo Ragusa, ex presidente del consorzio Sol. Calatino, «il “braccio operativo” del Cara». Grazie «alle intese politiche e con una buona dose di spregiudicatezza», Ragusa ha determinato nel Calatino «una condizione di assoluto monopolio nella erogazione dei più disparati servizi ai migranti». E «al fine di continuare ad assicurarsi - nel dopo Castiglione - la necessaria copertura politica al vertice del Consorzio che gestisce il Cara, si è adoperato affinché la propria consulente diventasse sindaco di Mineo e presidente dell’Ente consortile». Così Ragusa è diventato «il terminale di ogni segnalazione sul Cara e i Centri Sprar». Giovanni Ferrera, direttore generale del Consorzio dei comuni, all’inizio è «“il tecnico” del quale si è avvalso Castiglione nella prima fase di gestione del Cara». Il dirigente «ha saputo conciliare le proprie competenze tecniche con la flessibilità che la politica richiede». Ma ha commesso «la “imprudenza” di candidarsi (con successo) a direttore generale del Consorzio per la gestione del Cara». Tuttavia, «la condotta del Ferrera nel ruolo di direttore si è rivelata in più occasioni non lineare ed incoerente».

twitter: @MarioBarresi

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