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Ministro: "Prezzo non giustifica l'acquisto da parte dello Stato"

Franceschini: "Il prezzo non giustificava l'acquisto da parte dello Stato"

Ma è polemica tra la Casa d'aste e Dario Franceschini: "Abbiamo garanzia che medaglia resti in Italia". Ad aggiudicarsela un collezionista fiorentino per 100 mila euro

Franceschini: "Il prezzo non giustificava l'acquisto da parte dello Stato"

Quello battuto all'asta per la medaglia del premio Nobel per la letteratura a Salvatore Quasimodo "è un prezzo tale che non si giustificava un acquisto da parte dello Stato". Lo ha detto il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, commentando l'esito della vendita all'incanto avvenuta ieri da Bolaffi a Torino, che ha visto l'aggiudicazione per 100 mila euro dell'onorificenza assegnata nel 1959 al poeta italiano. "Abbiamo fissato la garanzia", ha aggiunto il ministro, che la medaglia "resti in Italia".

La medaglia se l’è aggiudicata un collezionista fiorentino. Una cifra di gran lunga inferiore al suo reale valore, che all’estero arriva a sfiorare addirittura gli 800mila dollari. Ed è polemica con il ministero dei Beni culturali che, dopo aver escluso dall’asta i compratori stranieri con l’avvio della procedura di interesse culturale, non ha presentato offerte. «Sono sorpreso che, dopo tanta enfasi mediatica, i suoi rappresentanti siano venuti sin qui senza alzare la paletta nemmeno una volta», commenta Giulio Filippo Bolaffi, presidente e ad di Aste Bolaffi. Nel salone della casa d’aste torinese, in via Cavour, erano presenti per il ministero Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca nazionale centrale di Roma, e il soprintendente di Torino, Luisa Papotti.

 

Visto l’importo raggiunto, il Mibact «ha ritenuto sufficiente avere garantito, con l’avvio della procedura di apposizione del vincolo, la tutela del materiale, la sua permanenza all’interno del territorio nazionale e il divieto di esportazione». Per questo «simbolo assoluto di immortalità culturale», come Bolaffi definisce la medaglia, 202 grammi di oro 23 carati, ricevuta dal poeta siciliano nel 1959 per il Nobel alla Letteratura, i giochi potrebbero però presto riaprirsi. Alessandro Quasimodo, il figlio del premio Nobel che ha deciso di mettere all’asta la medaglia «per altruismo», con la speranza che in futuro «possa essere fruita pubblicamente», potrebbe infatti presentare ricorso contro i vincoli imposti dal ministero.

 

«Ha ancora 45 giorni di tempo per farlo - spiega Bolaffi - e non è escluso che al ricorso si unisca anche l’acquirente». «Sono un numismatico, colleziono monete e medaglie e per lavoro le compro», commenta l’acquirente fiorentino, che dal 2000 ha anche un negozio di numismatica nel capoluogo toscano. «È una passione che ho sin da bambino. C’è chi mette i soldi in banca e chi, come me, compera monete da Bolaffi. È un investimento». L’uomo, un habitué delle aste, ha preso parte di persona alla vendita, cellulare sempre all’orecchio. Il particolare potrebbe far pensare che dietro di lui ci siano altri acquirenti, ma il collezionista non si sbottona. «Possiedo pezzi che valgono molto di più - si limita ad aggiungere - L’offerta? Era il mio ultimo rilancio, sono stato fortunato. In questo momento non posso vendere la medaglia all’estero, lo so. La metto lì, poi si vedrà... »

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