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La sfida degli altri sette cerei: niente “ballata”

La sfida degli altri sette cerei: niente “ballata”

PATERNÒ. Non è stata la stessa festa di sempre quella di Santa Barbara a Paternò. Lo si era già capito lunedì scorso, durante la seduta di Consiglio comunale con cui l’assise era chiamata a votare il bilancio, all’ultimo giorno utile, e con esso anche l’immediata esecutività per sbloccare le somme per finanziare la festa cittadina. Tensioni, tra chi era presente quel pomeriggio a palazzo Alessi, non sono mancate, al punto da suggerire a qualcuno l’intervento dei carabinieri per vigilare su quell’andirivieni di gente che poco aveva a che fare con l’approvazione del documento finanziario. Neanche 48 ore ed ecco scoppiare il caso dell’omaggio dei due cerei davanti la casa del boss con tanto di inchino e musica del “Padrino”. Un atteggiamento fin troppo chiaro che ha spinto il questore, Marcello Cardona, su segnalazione dei carabinieri, a vietare ai componenti dei cerei degli ortolani e dei dipendenti comunali di partecipare alla festa. Così dei nove cerei che ogni anno precedono il fercolo della Santa Patrona, ieri mattina se ne sono presentati soltanto sette. Quando alle 10 il fercolo è uscito dalla chiesa patronale i due cerei “incriminati” non c’erano, ma i portatori sì. Pochi istanti dopo è cominciato l’omaggio dei portatori alla santa. Un “rito” che ogni anno vede i cerei, uno dopo l’altro, compiere l’inchino e la cosiddetta “ballata” davanti al simulacro della Santa Patrona. Ieri, invece, di “ballate” neanche l’ombra. Tutti i gruppi hanno preferito omaggiare la Santa, donando mazzi di fiori portati al fercolo semplicemente a piedi. Un fatto insolito che non è passato inosservato alla folla che, per la prima volta, ha assistito a questo genere di omaggio. Saràuna strana coincidenza ad aver voluto che, proprio in quegli istanti, l’Etna decidesse di emettere un’alta colonna di cenere che, per qualche minuto, ha oscurato il cielo. Cominciata la processione, è stato consolante vedere il fercolo spinto da tantissimi devoti, molti appena adolescenti. Facce pulite, sorridenti, a rappresentare il volto buono della festa e della città intera. Molti di più di coloro che hanno scelto di inchinarsi, due giorni prima, davanti ad altro. Il clima resta pesante e la ressa di operatori dell’informazione, giunti da ogni dove, rischia di accendere tensioni di cui tutti farebbero volentieri a meno. Lungo il corteo si insinua il dubbio che la città possa divenire vittima di operazioni da sciacallaggio mediatico. «Paternò non è gomorra ciù scrivissi ndo giurnali», si sfoga, seppur sottovoce, un devoto. Parole che arrivano forti al cuore come quegli sguardi di chi teme che il clima di festa, dopo mesi di lavoro e preparativi, si sia irrimediabilmente guastato. La situazione rischia esplodere quando verso mezzogiorno la processione viene raggiunta anche da una troupe del programma “Le Iene” che tenta di farsi strada, pigiando i tasti della polemica. Sotto la forca passano davvero tutti: il sindaco, il comandante dei vigili urbani, gli organizzatori, i devoti. Alle 13 si arriva in piazza Vittorio Veneto ed è la cittadinanza, stavolta, a dare una grande dimostrazione di affetto alla festa della Santa Patrona. La piazza è gremita all’inverosimile. Famiglie, bambini, giovani ad attendere la Santa e il grande spettacolo pirotecnico a seguire. Nel pomeriggio è toccato all’amministrazione comunale, con in testa il sinda co Mauro Mangano e l’assessore alla Cultura, Valentina Campisano, convocare una riunione con le associazioni di volontariato per dimostrare che Paternò non si inchina davanti a nessuno. «Tanti cittadini - spiega l’assessore Campisano - si sono resi disponibili a partecipare al pontificale di domani (oggi per chi legge) con striscioni in cui affermeremo che Paternò non si piega davanti a niente. Inoltre è stato deciso che i due cerei non otterranno il contributo (circa 4.800 euro) che il Comune destina ogni anno ai comitati di portatori». Tra le misure annunciate, un regolamento comunale che escluderà dal prossimo anno la partecipazione di pregiudicati alle processioni e il rispetto di percorsi prestabiliti. Anche la Chiesa di Paternò, per voce del vicario padre Enzo Algeri ha preso una posizione netta. «Già da anni - spiega - l’elenco dei portatori è trasmesso ai carabinieri che escludono i candidati con pendenze penali ed è bene sapere che da anni i sacerdoti della chiesa di Santa Barbara preparano incontri di formazione con i portatori per migliorare il loro rapporto con la fede. Spero che questa triste vicenda non si trasformi in una pubblicità gratuita alla mafia di cui questa città non sente minimamente il bisogno».

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