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Catania, Alaimo: «Limitare il doloredei malati terminali è d’obbligo»

Catania, Alaimo: «Limitare il dolore dei malati terminali è d’obbligo»

Il parere del dott. Alaimo, responsabile dell’Hospice del Garibaldi e direttore del Centro per la terapia del dolore: «In Italia in vigore una legge che dispone che il cittadino italiano ha il diritto alla non sofferenza»

Catania, Alaimo: «Limitare il dolore dei malati terminali è d’obbligo»

Dott. Angelo Alaimo tre giorni fa questo giornale si è occupato della richiesta dell’Asp a un medico, di risarcimento per inapproprietezza prescrittiva di un farmaco oppiaceo a un malato terminale. In qualità di esperto nelle cure palliative, cosa ne pensa?  

Il responsabile dell’«Hospice» del Garibaldi e direttore del Centro provinciale per la terapia del dolore fa una pausa di pochi secondi e poi risponde secco: «L’Italia è l’unico paese al mondo in cui è in vigore una legge, la n. 38 del marzo 2010, che dispone che il cittadino italiano ha il diritto alla non sofferenza. Quindi è obbligo di legge, per tutti coloro che si occupano di sanità, di eliminare la componente dolorifica. Per questo motivo la richiesta dell’Asp ha lasciato tutti sbigottiti. Vorrei solo ricordare che nel 2010 l’allora senatore Marino mandò i Nas negli ospedali che hanno reparti per la terapia del dolore, per controllare se si erano adeguati alla legge specifica, controllando anche cartelle cliniche e la rilevazione del dolore perché la cura del dolore è ormai un “Lea”, un Livello essenziale assistenziale inderogabile. Chi non rispetta la legge 38 potrebbe incorrere nella richiesta di risarcimento da parte del malato, e nella denuncia in campo penale».  

 

Le risulta che esista una limitazione di legge nella quantità di farmaci oppiacei da prescrivere a malati di tumore?  

«No, affatto. Le legge dice che bisogna far passare il dolore. Punto e basta. La dose giusta dell’oppioide, soprattutto per malati terminali afflitti da dolori lancinanti che non passano in alcun modo, è quella che fa ottenere questo risultato. Ora in un paziente grave le dosi man mano che trascorre il tempo, sono sempre crescenti e va detto che il dolore oncologico è un dolore incoercibile, che non ha pari. E’ come dire un mal di denti moltiplicato per mille. Quindi la dose giusta per questo genere di pazienti è quella necessaria a non fargli sentire dolore. Ora mi si potrebbe obiettare: non bisogna somministrare più di tre compresse al giorno... E io rispondo: e se non bastano facciamo morire di dolore il malato?  

 

Quindi in questi casi non esiste una iperprescrizione di farmaco?  

«Non c’è stata alcuna iperprescrizione di «Effentora 600». E’ stata utilizzata la quantità di farmaco che veniva richiesta dal paziente per alleviare le sue sofferenze». Lei allora come si spiega un provvedimento simile da parte dell’Asp? «Si tratta di un provvedimento fatto da burocrati che non sanno che esiste una Legge, la n. 38 e non sanno anche cos’è il dolore oncologico. Se queste persone venissero nel mio reparto, all’Hospice del Garibaldi capirebbero bene cosa significa».  

 

Lei pensa che in nome del risparmio a tutti i costi si stia mettendo da parte la dignità della persona malata?  

«Certamente sì, soprattutto quando si parla di malati terminali. Ora l’Asp potrebbe dire che il medico finito nel provvedimento ha consumato tanto Effentora perché il paziente non aveva una terapia di base, visto che l’Effentora è un oppiaceo che cura i dolori lancinanti episodici. Ma vorrei ricordare a chi contesta l’inadeguatezza terapeutica che nel caso in cui il paziente avesse avuto una terapia di base allora il medico avrebbe dovuto prescrivere non un solo farmaco, l’Effentora, ma due. Quindi alla fine la spesa sarebbe stata uguale o addirittura maggiore».  

 

Dottore a questo punto cosa accadrà?  

«Il rischio è che questo provvedimento inneschi nei medici di famiglia la paura di sbagliare e nei malati la decisione di sporgere denuncia. Inoltre davanti a un paziente che ha dolore la proposta del medico potrebbe essere quella di consigliare di rivolgersi a un ospedale, ingolfando ancora di più i Pronto soccorso con malati gravi, mentre invece con gli oppiacei questi malati al momento se ne stanno a casa propria accanto ai propri cari. Quindi l’Asp dovrebbe ritirare immediatamente il provvedimento e dire che nei pazienti oncologici questa iperprescrizione non esiste. Punto, fine del discorso».  

 

L’Asp, però, sino a questo momento ha reiterato per due volte la richiesta di risarcimento.  

«Posso capire che si riprendano quei medici che prescrivono molte aspirine, farmaci per il colesterolo o anche per l’osteoporosi, ma qui stiamo parlando di soggetti oncologici. Non si può decidere in questo modo: il dolore degli altri noi non lo sentiamo... ».

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