WHATSAPP: 349 88 18 870

Palermo, così il clan eleggeva il suo capo

Palermo, così il clan eleggeva il suo capo e vendicava col sangue gli agguati agli affiliati

E c'era il bacio in fronte al padrino / VIDEO 1 - VIDEO 2

Palermo, così il clan eleggeva il suo capo e vendicava col sangue gli agguati agli affiliati

I Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Palermo hanno fermato, su decreto emesso dai magistrati della Dda palermitana sei persone persone accusate a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e reati legati al possesso di armi.

Le indagini riguardano la famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù e avrebbero svelato il coinvolgimento della cosca nell'omicidio di Salvatore Sciacchitano e nel ferimento di Antonino Arizzi, avvenuti a Palermo lo scorso 3 ottobre.

In manette sono finiti  il boss Giuseppe Greco, 53 anni, Domenico Ilardi, 19 anni, Gabriele Pedalino, 19 anni, Lorenzo Scarantino, 21 anni, Francesco Urso, 32 anni e Giuseppe Natale Gambino, 57 anni.

 

 

Dalle attività investigative è emerso anche che i vertici del clan venivano designati attraverso delle elezioni a cui partecipavano uomini d'onore, secondo una prassi di cui i pentiti hanno parlato negli anni '80. Alcuni dei fermati sarebbero coinvolti nell'agguato a Sciacchitano, che sarebbe stato punito per aver partecipato, poche ore prima di essere ucciso, al ferimento di Luigi Cona, personaggio vicino a Cosa nostra.

 

 

I mafiosi fermati per decidere alleanze e candidature avevano scelto una sala da barba del quartiere di Santa Maria di Gesù. Questo è uno dei particolari dell'inchiesta dei carabinieri che ha così permesso di fare luce sull'omicidio di Salvatore Sciacchitano. La punizione di Sciacchitano è – secondo i magistrati – il segno della capacità militare del clan, in grado di organizzare in pochissimo tempo una reazione all'aggressione di uno dei suoi. Dall'inchiesta, dunque, emerge il ritorno ai vecchi metodi di designazione dei capi, una sorta di "democratizzazione" criminale seguita agli anni di tirannia dei corleonesi di Totò Riina.

Tra le persone fermate c'è anche uno dei sette ergastolani condannati e poi scagionati dal processo per la strage di via D'Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino. Si tratta di Natale Gambino finito in cella insieme a Giuseppe Greco, già arrestato e condannato per associazione mafiosa. I due, intercettati, parlano esplicitamente del rinnovo dei vertici dell'associazione mafiosa.

Le telecamere e le microspie degli investigatori hanno ripreso le riunioni con i discorsi dei mafiosi sulle elezioni e i baci che a turno davano in fronte al nuovo padrino Giuseppe Greco, un rito rispettato da tutti anche da Salvatore Profeta, consigliori del boss, vecchio uomo d'onore scarcerato dopo il processo di revisione per la strage di via D'Amelio a Palermo, e finiio nuovamente in carcere un mese fa. Il bacio in fronte era già stato documentato nell'inchiesta che aveva portato in carcere Profeta.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa