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Formazione Sicilia, l’assessore Marziano:

Formazione Sicilia, l’assessore Marziano: «A marzo i corsi per 10mila alunni in attesa»

«La Regione abbia il coraggio di dichiarare lo stato di crisi»
Formazione Sicilia, l’assessore Marziano: «A marzo i corsi per 10mila alunni in attesa»
Enna. «La Sicilia, in materia di diritto allo studio e di formazione, non ha bisogno di alcun commissariamento da Roma. Ce la facciamo da soli». Firmato Bruno Marziano, assessore regionale all’Istruzione, poco dopo aver benedetto il corso di Medicina a Enna.   Assessore ha parlato di novità sulla ricerca. Quali?   «Nei prossimi giorni pubblicheremo due avvisi per 18 milioni di euro destinati a 600 giovani ricercatori siciliani e 100 specializzandi di Medicina. Si tratta della prima tranche dei 53 del Fondo sociale europeo del settennio 2014/20, che cominciamo a spendere subito. E non certo a fine periodo, ai tempi supplementari della rendicontazione. E nel 2016 è nostra intenzione pubblicare altri avvisi sull’alta specializzazione. Sarà una svolta».   Eppure il Rapporto Res dice che la Sicilia garantisce borse di studio al 32% degli universitari che ne hanno diritto, a fronte di una media nazionale del 79%.   «Questi dati sono seri, meritano un’analisi profonda. Diventa difficile garantire il diritto allo studio se la Regione è in crisi finanziaria. È un meccanismo perverso, quello per cui le risorse vengono drenate dallo Stato. Ma in questi giorni il riconoscimento dei 900 milioni nella Finanziaria del governo apre un nuovo scenario. Queste risorse ci consentiranno di garantire meglio il diritto allo studio. Eppure vorrei ricordare un altro aspetto decisivo».   Quale?   «Noi siamo stati considerati una “Regione canaglia” nella sanità e sottoposti a un piano di rientro. Oggi siamo virtuosi, ma continuiamo a contribuire al sistema sanitario nazionale per il 49 per cento, a fronte del 42 delle altre Regioni. In soldoni si tratta di 600 milioni in meno nelle nostre casse. Quante borse di studio potremmo finanziare con questi soldi? »   Ma non basta recuperare i fondi: ci vuole un salto di qualità, un progetto.   «Certo. E lo faremo. I soldi non arrivano soltanto dal Fse, ma ci sono capitoli appositi nel Fesr e nel Piano di sviluppo rurale. In questi giorni è partito un confronto con gli altri colleghi assessori. E nel 2016, fra febbraio e marzo, faremo gli stati generali dell’università e della ricerca. Dobbiamo spendere tutte le risorse in un quadro unitario».   O magari, se non ne siete capaci, ci penserà il governo nazionale...   «Non abbiamo bisogno di commissariamenti, ma di esempi di buone pratiche. Sono state fuori luogo, certamente esagerate, le parole del ministro Giannini».   Però i 10mila studenti siciliani dell’obbligo formativo in attesa di cominciare i corsi sono uno scandalo che grida vendetta... E la Regione ha pesanti responsabilità su questi ritardi.   «Io non voglio fare la parte di quello che dice “sono appena arrivato”. Ma sia chiara una cosa: non è un segreto per nessuno che il settore sia stato sconvolto negli ultimi anni. E non è facile farlo ripartire dopo il terremoto».   Ma che colpa ne hanno i ragazzi? Quanto dovranno aspettare per riavere il loro diritto al futuro?   «Le rispondo non con parole, ma con fatti. A ottobre sono usciti i bandi per l’accreditamento, in queste ore gli avvisi per la formazione professionale ordinaria e per l’Oif (Obbligo istruzione e formazione, ndr) che riguardano proprio i 10mila ragazzi».   In termini di scadenze concrete che significa?   «Che dopo il 16 gennaio, completata la raccolta delle richieste, potranno cominciare i corsi con un investimento complessivo di 210 milioni di euro. Ci vorrà un mese, un mese e mezzo al massimo: entro marzo i ragazzi saranno in aula».   Non le sembra comunque una sconfitta per la Sicilia?   «Non è una sconfitta. Devo però lanciare un grido d’allarme, un appello alla ministra Giannini. Questo settore non si riprenderà se ognuno di noi non fa la propria parte. La Regione deve avere il coraggio di dichiarare lo stato di crisi del settore e il governo nazionale deve avviare un tavolo tecnico-politico sulla formazione professionale siciliana per trovare delle soluzione per chi ha perso il lavoro e per chi lo perderà. Dopo la devastazione di un intero settore nessuno si può tirare indietro. Ma la Sicilia da sola ce la può fare. Non c’è bisogno di supercommissari romani». twitter@MarioBarresi

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