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In manette mandanti ed esecutoridel delitto Salvatore Sciacchitano

In manette mandanti ed esecutori dell'omicidio di Salvatore Sciacchitano

Il di Palermo ha convalidato gli 11 fermi del primo blitz e fatto arrestare anche Salvatore e Antonino Profeta, padre e figlio e Francesco Pedalino

In manette mandanti ed esecutori dell'omicidio di Salvatore Sciacchitano

Un'altra ordinanza con tre provvedimenti di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Palermo, nel prosieguo delle attività connesse all'operazione "Torre dei diavoli".

 

I destinatari dei provvedimenti, già detenuti per altra causa, sono accusati dell'omicidio di Salvatore Sciacchitano e del tentato omicidio di Antonino Arizzi nonché dei reati di detenzione e porto d'armi.

 

L'ordinanza, firmata dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, riguardano Salvatore Profeta, 70 anni, accusato di essere il mandante dell'agguato insieme al boss Natale Giuseppe Gambino; il figlio di Profeta, Antonino, di 26 anni, e il genero Francesco Pedalino, di 37, ritenuti gli esecutori materiali.

 

Il Gip di Palermo ha inoltre convalidato i fermi dell'11 dicembre scorso nei confronti di Giuseppe Greco, Natale Giuseppe Gambino, Gabriele Pedalino, Domenico Ilardi, Lorenzo Scarantino e Francesco Urso.

 

Salvatore Profeta, uomo d'onore della famiglia di Santa Maria di Gesù, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa, dopo una detenzione di 18 anni era stato scarcerato alla fine del 2011 in virtù della richiesta di revisione del processo per la strage di via d'Amelio in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta.

 

Nel corso dell'indagine è emerso che l'anziano uomo d'onore aveva rifiutato ogni candidatura alle cariche elettive della famiglia sia per l'età avanzata, sia, verosimilmente, per la sua parentela con il pentito Vincenzo Scarantino. In ogni caso Profeta avrebbe rappresentato per il boss Giuseppe Greco una sorta di consigliori in virtù della sua autorevolezza criminale.

 

Antonino Profeta è stato indicato dagli investigatori come il "figlioccio" di Giuseppe Greco che l'avrebbe scelto come proprio rappresentante particolare. Tale ruolo, non previsto formalmente nella gerarchia mafiosa, avrebbe consentito al giovane uomo d'onore di interloquire direttamente con altri affiliati, svincolato dagli obblighi e dalle limitazioni tipiche derivanti dalla posizione di soldato e testimonia la grande considerazione in cui era tenuto all'interno dell'organizzazione. Infine Francesco Pedalino sarebbe stato recentemente designato capodecina.

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