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Caso di meningite a Catania I medici: "Non c'è alcun rischio"

Caso di meningite a Catania i medici: "Non c'è alcun allarme"

Il primario del reparto malattie infettive del Vittorio Emanuele Iacobello: "Paziente sotto controllo". La malattia contratta da una donna che si è presentata al pronto soccorso con i sintomi classici. A Catania è il sesto caso.

Caso di meningite a Catania i medici: "Non c'è alcun allarme"

«Il caso c’è e la paziente allo stato è in terapia intensiva, ma la disinformazione e l’allarme ingiustificato rischiano di essere più dannosi del male».

Carmelo Iacobello, primario del reparto Malattie infettive del Vittorio Emanuele getta acqua sul fuoco sul caso di meningite accertata, riscontrato al pronto soccorso Ove su una donna di mezza età il giorno di Natale e stigmatizza soprattutto sulla paura che si è diffusa tra gli operatori sanitari che probabilmente ha alimentato una informazione non corretta sull’episodio che rientra come caso sporadico nella normalità di un reparto di malattie infettive: «La situazione dal punto di vista sanitario è del tutto sotto controllo - esordisce il primario -. I soccorsi sulla paziente sono stati tempestivi e il soggetto è stato sottoposto immediatamente a Tac, Risonanza e puntura lombare. La paziente si è presentata al Pronto soccorso con i classici sintomi di meningite, forte mal di testa, febbre alta sui 40° e stato confusionale. Ora secondo le indicazioni il percorso diagnostico è stato subito attivato».

 

Si è diffuso un certo allarme anche tra gli operatori sanitari. Sono possibili focolai di infezione?

«Non si è capito bene come si è diffuso questo allarmismo ingiustificato. Mi ha lasciato perplesso anche l’atteggiamento di una parte del personale che di fronte a un caso di meningite è entrato nel panico e questo non va bene. Ora non c’è nessun problema per il personale che sa quali sono le indicazioni che deve seguire e le precauzioni da adottare: guanti, mascherine, sovracamici, che non espongono a rischi».

 

Ci sono stati ritardi nelle procedure?

«Assolutamente no. Il personale sanitari ha agito secondo le direttive e i medici hanno tempestivamente adottato le cure necessarie. La paziente, tra l’altro, è arrivata in ospedale poche ore dopo il manifestarsi dei sintomi e questo riduce la profilassi e il numero dei soggetti a rischio. Quindi i veicoli infettivi sono limitati».

 

Chi è in questo caso che deve adottare una terapia antinfezione?

«Quei soggetti che hanno avuto un contatto diretto e duraturo con la paziente, quindi i suoi familiari stretti. In questi casi le linee guida internazionali sono molto chiare. Ora i soggetti a rischio sono i familiari perché il meningococco che verosimilmente ha colpito la signora (per accertarlo però abbiamo bisogno ancora di qualche ora) ha una vita breve fuori dall’organismo e la trasmissione avviene per contatto molto stretto in ambienti chiusi».

 

I familiari della paziente sono già sotto profilassi?

«In questi casi noi facciamo una notifica all’Ufficio igiene che poi si preoccupa di informare i familiari del sospetto e provvede ad avviare la profilassi con la somministrazione di un antibiotico. Dal canto nostro noi avviamo profilassi soltanto su quel personale che è venuto in contatto stretto col paziente».

 

Quindi lei conferma: nessun rischio epidemia?

«No assolutamente. Queste non sono epidemie, si tratta di casi sporadici che non hanno le caratteristiche di epidemie. Tra l’altro in questo caso abbiamo avuto la fortuna di una paziente che è arrivata al Pronto soccorso poche ore dopo il manifestarsi dei sintomi gravi».

 

Come si contrae la meningite da meningococco?

«In genere la diffusione avviene attraverso i portatori sani del meningococco. Si tratta di una quota parte della popolazione che non contrae la malattia. Ora soprattutto nei periodi invernali, quando si conduce una vita di solito in ambienti chiusi il meningococco può diffondersi. Comunque quest’anno a Catania abbiamo avuto sei casi di meningite, dei quali uno solo da meningococco, quello attuale, mentre in Toscana si sono avuti 25 casi di meningite da meningococco molto aggressivo che ha posto a livello nazionale la questione della vaccinazione. Secondo me, comunque, è arrivato il momento di prendere in considerazione una vaccinazione da meningococco soprattutto per i soggetti di età pediatrica».

 

Quali sono le categorie a rischio?

«Certamente i soggetti immunodepressi sono più a rischio di altri, ma come è solito nel caso di tutte le altre malattie infettive. Nel meningococco questa correlazione non è infatti del tutto accertata. I soggetti privi di milza, organo importante nella distruzione dei batteri, devono invece necessariamente procedere alla vaccinazione meningococcica».

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