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Respingimento differitoLe associazioni in campo

Respingimento differito Le associazioni in campo

Protesta di una cinquantina di migranti davanti la Questura di Agrigento e appello di diverse associazioni antirazziste: "Gli hot spot sono illegali". Decine di profughi abbandonati nelle stazioni: entro sette giorni dovrebbero abbandonare il Paese da Fiumicino

Respingimento differito Le associazioni in campo

Una cinquantina di migranti sub-sahariani ha protestato davanti alla Questura di Agrigento a causa del foglio di espulsione che è stato notificato loro ieri. I migranti non hanno diritto all'asilo politico e hanno sette giorni di tempo per raggiungere l'aeroporto più vicino e tornare in patria. I migranti, con il sit-in, hanno chiesto, ancora una volta, protezione allo Stato italiano.

Si tratta di casi che nelle ultime settimane si sono moltiplicati e che ha spinto decine di associazioni tra cui il Centro salesiano Santa Chiara di Palermo, Circolo Arci Porco Rosso di Palermo, Ciss – Cooperazione Internazionale Sud Sud, Comitato Antirazzista Cobas (Palermo), il Forum Antirazzista di Palermo, La città Felice di Catania, i Laici Missionari Comboniani, Palermo Senza Frontiere, Rete Antirazzista Catanese e Arci Sicilia a firmare un appello per chiedere che ogni migrante in qualunque luogo d’Italia abbia immediato ed effettivo accesso alla richiesta di protezione internazionale; che vengano revocati tutti i decreti di respingimento differito fino ad oggi consegnati sulla base  del sistema hot spot lanciato a Lampedusa; che il centro di Lampedusa venga immediatamente chiuso e si rinunci all’apertura di ulteriori hot spot che non hanno alcuna base giuridica se non decisioni della Commissione e del Consiglio  europeo, e che sono strutturalmente progettati sull’annullamento del diritto d’asilo e sulla  violazione dei diritti di tutti i migranti; che cessino immediatamente le prassi di rilascio dei decreti di espulsione notificati ai richiedenti asilo nel momento stesso in cui la loro domanda viene dichiarata ‘manifestamente infondata’; che nessuna violenza sia autorizzata nel prelievo delle impronte digitali, e il governo italiano  rivendichi invece in Europa la cancellazione del Regolamento Dublino in tutte le sue versioni; che si receda immediatamente dagli accordi di riammissione coi paesi di origine e di transito,  che il più delle volte vedono Italia e Unione europea negoziare con dittatori e carnefici, e che  sono volti solamente a fornire copertura formale a pratiche di respingimento ed espulsione collettive. Le adesioni sono raccolte dal forum antirazzista di palermo.

Tutto dipende dal decreto di respingimento differito che intima di lasciare il territorio italiano dalla frontiera di Roma  Fiumicino entro 7 giorni. Si tratta di persone che provengono tutte da Lampedusa, dove sono arrivate dopo essere state  intercettate in mare e portate sull’isola.

A questi migranti – secondo le associazioni firmatarie dell’appello - non è stato consentito di fare richiesta di  protezione internazionale, nonostante siano entrati in contatto con l’Alto Commissariato delle  Nazioni Unite per i Rifugiati.

Si tratta di persone poi abbandonate alla stazione di Agrigento, o in altre piccole stazioni dell’Agrigentino, con il solo decreto di respingimento in tasca. E nel frattempo – come denuncianole associazioni centinaia di migranti in maggioranza eritrei sono illegalmente detenuti a Lampedusa per settimane, perché si rifiutano di farsi prendere le impronte digitali: “Non perché abbiano  qualcosa da nascondere, ma perché vogliono raggiungere i loro cari che si trovano in altri paesi  dell’Unione europea senza restare imbrigliati nelle maglie del Regolamento cosiddetto Dublino 3, o dell’ambigua promessa di ricollocamenti mai avviati realmente se non in pochissimi casi usati dal  governo a fini propagandistici”.

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