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Ventitré anni fa il delitto Alfano "E ancora si attende verità"

Ventitré anni fa il delitto Alfano "E ancora si attende verità"

Il corrispondente de La Sicilia da Barcellona Pozzo di Gotto fu ucciso nel gennaio del 1993. Le parole del presidente del Senaro Pietro Grasso

Ventitré anni fa il delitto Alfano "E ancora si attende verità"

Beppe Alfano era un insegnante di educazione tecnica, militante del Msi, giornalista del quotidiano “La Sicilia”. Raccontò le sue intuizioni sugli interessi della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto e l’efferata faida che ne stava insanguinando le strade». Così il presidente del Senato Pietro Grasso ricorda il nostro corrispondente da Barcellona Pozzo di Gotto, ieri, nel 23º anniversario della sua morte. Alfano, uno degli otto giornalisti uccisi in Sicilia dalla mafia, venne assassinato a 47 anni per le sue inchieste giornalistiche “scomode”, molte delle quali pubblicate sul nostro giornale. Aveva raccontato la guerra tra cosche in corso nel Messinese, gli affari per i maxi-appalti per i lavori pubblici, gli scandali legati alle frodi di produttori agrumicoli che intascavano illegalmente i fondi europei. Il giornalista, ricorda Grasso, «dava fastidio, sapeva sarebbe stato ucciso e confessò ai propri familiari: “Ormai è soltanto questione di giorni. Non mi hanno ucciso a dicembre, lo faranno prima della festa di San Sebastiano”.

 

La festa è il 20 gennaio, “Cosa nostra” lo colpì prima, l’8 gennaio del 1993, sotto casa. Attraverso i processi non si è riusciti a svelare tutte le ragioni della sua morte: in questo caso, come in tutti gli altri misteri che si celano dietro agli omicidi di stampo mafioso, non dobbiamo smettere di pretendere la verità storica e giudiziaria». E poi «non dobbiamo lasciare soli i giornalisti che quotidianamente affrontano minacce, intimidazioni e soprusi perché una stampa veramente libera è l’anima di una democrazia e una irrinunciabile alleata nella lotta alla criminalità organizzata», conclude.

 

A Barcellona, la commemorazione di Alfano. In mattinata l’amministrazione comunale ha deposto una corona di fiori sul luogo del delitto, in via Marconi. Nel pomeriggio, al duomo di Santa Maria Assunta, la messa di suffragio, con la partecipazione della famiglia di Alfano, la cui figlia, Sonia, ex europarlamentare, è da anni il motore della memoria e della ricerca di verità sulla morte del giornalista. Che, ricorda il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, «fu lasciato solo, anche da persone che lui conosceva benissimo in politica e in magistratura».

 

Ed è proprio «in questi due ambiti che devono ancora emergere ruoli e responsabilità». La morte di Alfano, conclude il senatore del Pd, «rappresenta ancora un mistero su cui bisogna fare piena luce per far emergere tutta la verità». Anche l’Unione nazionale cronisti italiani commemora Alfano, che, sottolinea Leone Zingales, vice presidente nazionale Unci, «ha raccontato storie di mafia, di malaffare, di illegalità». E va ricordato «per il suo coraggio e per la sua correttezza».

 

Per il presidente regionale Unci, Andrea Tuttoilmondo, «un esempio cristallino di senso del dovere, che anche oggi va onorato col suo ricordo, ma soprattutto perpetuato quotidianamente attraverso l’impegno serio e costante in questo nostro amato mestiere».

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