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Bronte, Dia ha confiscato tre milioni

Bronte, Dia ha confiscato tre milioni al presunto boss Antonino Sciacca

Sigilli a conti, azienda e case / VIDEO

Bronte, Dia ha confiscato tre milioni al presunto boss Antonino Sciacca

 

La direzione investigativa antimafia di Catania sta eseguendo un decreto di confisca dei beni, emesso dal Tribunale etneo, su proposta del direttore della Dia, nei confronti di Antonino Sciacca, 64 anni. L’uomo, già condannato per associazione mafiosa è ritenuto inserito nei clan che operano a Bronte e facente capo ai pluripregiudicati Francesco Montagno Bozzone e Salvatore Catania, tutti vicini mafiosa dei “Santapaola-Ercolano”.

Il patrimonio confiscato comprende un’impresa esercente l’attività di frantumazione di pietre,  rapporti bancari,  quattro  immobili  e una decina di automezzi, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Antonino Sciacca è stato già coinvolto – unitamente ai due figli Vincenzo e Signorino e ad altri indagati – nel blitz antimafia Tunnel perché accusato di associazione mafiosa. Sciacca poi fu anche condannato, nel processo scaturito dalla stessa operazione, dal gup di Catania a tre anni e quattro mesi di reclusione (con la pena confermata nel 2012 dalla Corte di Appello di Catania). Secondo gli investigatori sarebbe inserito nel clan di Bronte che fa capo ai pluripregiudicati Francesco Montagno Bruzzone e Salvatore Catania, capi della cosca collegata al clan catanese dei  “Santapaola-Ercolano”.

 

Nell’ambito dell’operazione denominata “Tunnel”, condotta dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, furono arrestate 23 persone, tutte di Bronte, Maniace e Cesarò, accusate a vario titolo di appartenere al clan, ma anche di omicidi, tentati omicidi, estorsioni, lesioni, minacce, danneggiamenti, incendi e furti  e all’acquisizione in modo diretto e indiretto della gestione e controllo delle attività economiche presenti sul territorio.

Sciacca , ritenuto elemento di primissimo piano dagli uomini della Dia è stato oggetto di attenzione, alla luce delle vicende sopra menzionate, che hanno portato ad approfondire anche le attività riconducibili ai familiari, in primis la moglie, titolare di un’impresa inserita nel settore dell’edilizia, quest’ultima agevolata nella fornitura del materiale dall’alterato regime di concorrenza sul mercato.

Gli accertamenti patrimoniali avrebbero evidenziato l’assenza, in capo ad Antonino Sciacca, di risorse lecite idonee a giustificare gli investimenti effettuati e, nel contempo, una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto.

La Dia ha così proposto e il Tribunale ha emesso il relativo decreto, la confisca di beni per un valore di circa 3 milioni composto da diversi rapporti bancari, da numerosi automezzi, da un’impresa  operante nel territorio di Bronte e da beni immobili  ubicati nello stesso Comune.

In particolare, l’impresa individuale confiscata con l’odierna attività, denominata “Sicilia inerti di Barbagiovanni Giacomina” - esercente attività di frantumazione di pietre e minerali vari -, era stata oggetto di attenzione da parte della Dia catanese e nel giugno scorso  durante un accesso svolto dalla Dia insieme al Gruppo Interforze istituito dalla Prefettura di Catania,  era stata rilevata l’illecita realizzazione e gestione di una discarica abusiva di rifiuti speciali all’interno del Parco Regionale Naturale dell’Etna e all’attività estrattiva abusiva di materiale vulcanico in località gravata da vincolo ambientale.

Per questa ragione la titolare era pure stata denunciata dal Corpo Forestale e l’intera area sequestrata, essendo state rinvenute attività di scavo, occultate ricorrendo artatamente al riempimento dei medesimi siti con materiali di risulta proveniente da altri luoghi, e che hanno interessato anche zone a ridosso dell’acquedotto servente i comuni della provincia di Enna.

In particolare, era stata individuata un’area di circa 400 mq (ed un volume stimato di circa 800 mq) per il tombamento di rifiuti speciali provenienti da demolizioni edili, sulla quale risultavano scaricate decine di metri cubi di terreno vegetale, al fine di dissimulare la modifica dei luoghi.

 

 

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