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Cavagrande, il canyonchiuso da 18 mesi:e il sindaco di Avoladenuncia la Forestale

Cavagrande, il canyon chiuso da 18 mesi: e il sindaco di Avola denuncia la Forestale

E ogni giorni tanti turisti rischiano per ammirare il sito scavalcando la recinzione

Cavagrande, il canyon chiuso da 18 mesi: e il sindaco di Avola denuncia la Forestale

SIRACUSA - Dopo le interrogazioni parlamentari, le proteste degli ambientalisti, i pascoli ed i campeggi abusivi, i sequestri dei parcheggi illegali, gli incendi per cui nessuno puntualmente paga, la richiesta di iscrizione alla World Heritage List, adesso si aggiunge un altro tassello a quel romanzo triste che riguarda le vicende della riserva naturale orientata di Cavagrande del Cassibile: l’azione legale del sindaco del comune di Avola contro l’Azienda Foreste Demaniali accusata di non fare niente per ripristinare i sentieri dell’oasi naturale. Il canyon infatti è interdetto alla fruizione dal 25 giugno del 2014 e cioè all’indomani di un incendio di vaste proporzioni che distrusse migliaia di ettari di flora compromettendo la fruizione dei sentieri della riserva.    

 

Da allora, come in un “giallo”, ogni mese si assiste a proclami, promesse e dietrofront da più parti con il solo risultato che, passati più di 500 giorni dalla sua chiusura un solo tassello, una solo pietra, una sola staccionata non è stata mossa per cominciare per lo meno a quantificare i tempi della riapertura. Che ad oggi rimangono sconosciuti. Per questo, Luca Cannata, primo cittadino di Avola, uno dei 3 comuni toccati dai quasi 3 mila ettari di riserva, prova l’ennesimo, forse solo provocatorio tentativo, per smuovere le acque.    

 

«Sono trascorsi - dice Cannata - oltre 18 mesi e nonostante i solleciti e le reiterate riunioni promosse da questo Comune, con la partecipazione di supporto delle numerose associazioni ambientaliste, non risulta allo stato che sia stato approvato o avviato alcun progetto di intervento per la pronta messa in sicurezza dell’area in questione, né indicata una data certa per la riapertura e l’accesso alla riserva. Considerato - dice il primo cittadino - che tale situazione di immobilismo e di mancata adozione dei provvedimenti di competenza, comporta una lesione diretta per gli interessi della comunità locale che rappresento, ho deciso di diffidare e mettere in mora il dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali nella persona del suo direttore generale Pietro Lo Monaco e del direttore dell’ufficio provinciale Nunzio Caruso chiedendo la pronta adozione degli interventi utili alla soddisfazione degli interessi volti alla immediata riapertura della riserva naturale orientata Cava Grande di Cassibile».    

 

Diffida alla quale risponde uno dei diretti interessati, ovvero il direttore dell’ufficio provinciale della “forestale” Nunzio Caruso. «Sono - dice - solo farneticazioni. La mia azienda ha il compito di mantenere la biodiversità presente in quella riserva naturale e deve valutare le condizioni di fruibilità. Se muore qualcuno all’interno della riserva, la responsabilità è mia. Non del sindaco e nemmeno del presidente della Regione o di qualche assessore al ramo».    

 

 

Ma nel calderone delle responsabilità, c’è anche quella di ripristinare i luoghi, visto che l’Azienda Foreste Demaniali ha la gestione del sito. Qui comincia la saga del “soldi”. Pare ci siano, ma non per Cavagrande. «Abbiamo - dice Caruso - già assegnato l’incarico ad una ditta specializzata per monitorare attraverso l’utilizzo dei droni lo stato in cui versano le pareti rocciose del canyon. Questo intervento con i droni ci costa 10 mila euro. Non so a cosa porterà il sondaggio e quale scenario si presenterà ai nostri occhi. Per un intervento serio di monitoraggio e ispezione di tutte le pareti con i rocciatori avremmo dovuto spendere almeno 2 milioni. Ma questi fondi non ci sono».    

 

Almeno questo è ciò che dice Caruso. Diversamente invece la pensa l’onorevole Vincenzo Vinciullo, già autore di un interrogazione parlamentare datata 25 maggio 2015, volta proprio a chiedere lumi sulla riapertura della riserva, a cui però ancora oggi nessuno a risposto. «I fondi - dice Vinciullo - ci sono, ma bisogna avere la progettualità».    

 

Poi Vinciullo svela un retroscena che - dice lui - farà infuriare qualcuno da Siracusa in giù. «L’ assessorato Territorio e Ambiente in queste ultime settimane ha programmato una serie di interventi importanti e significati proprio in questo settore, ma ha concentrato tutti i suoi sforzi fra Messina e Agrigento come se le altre provincie non esistessero. Mi rendo conto che il dottor Caruso i 10 mila euro li spende per fare questa operazione con i droni e per verificare la condizione di tenuta dei massi, ci mancherebbe. Ma l’assessorato all’Ambiente e al Territorio e quello al Turismo cosa fanno e cosa hanno fatto in questi 18 mesi per tutelare una delle riserve più importanti della regione? ». Domanda che resta senza risposta. I telefoni degli assessori e assessorati in questione squillano inutilmente senza che nessuno premi il tasto verde o alzi la cornetta.    

 

Il dramma, nel dramma, è che le condizioni di sicurezza nella riserva non vengono comunque mantenute visto che ogni giorno, indisturbati, centinati di visitatori anche in questa stagione invernale, scavalcano la recinzione per godersi lo spettacolo del canyon. Gli uomini della forestale finiscono il turno alle 13. Quindi la loro responsabilità e quella del dirigente è, se si può definire così, una responsabilità part-time. «Oggi - conclude Vinciullo - abbiamo tante pecche. Ognuno si difende o attacca a secondo della posizione che ricopre. Adesso è l’ora di fare chiarezza su questa vicenda».

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