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Il presidente Michele Galluccio

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«Il quadro generale del funzionamento dell’amministrazione giudiziaria nel Distretto di Messina continua a registrare una situazione difficile, a causa delle scoperture negli organici che, in ogni caso, dovrebbero essere dimensionati, non alle sopravvenienze, ma rispetto ai carichi di lavoro, i quali – come risulta dalla elaborazione statistica comparativa tra tutti i 139 tribunali italiani, effettuata dal Dog, sono tra i più alti d’Italia». A dirlo durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario il presidente della Corte di Appello di Messina Michele Galluccio.

 

«In stretta connessione con la questione della durata dei processi, si pone quella degli indennizzi di cui alla legge Pinto, il cui arretrato, con risultati già definiti straordinari, è stato abbattuto grazie all’impegno dei magistrati della Corte - ha aggiunto - A questo proposito, appare doveroso segnalare che la cifra liquidata dall’ufficio ragioneria della Corte e corrisposta per indennizzi ex legge Pinto (oltre 25 milioni di euro nel corso del decennio 2005-2015), rappresenta un fiume inarrestabile di denaro pubblico che è destinato, inevitabilmente a scorrere ancora per molti anni. Di fronte alla entità di tali cifre, viene da interrogarsi, se non sarebbe stato più conveniente assumere per un determinato periodo, dei magistrati onorari il cui compenso complessivo, di certo, sarebbe di gran lunga inferiore all’enorme esborso per gli indennizzi».

 

Galluccio ha sottolineato anche che «continuano a mancare le aule di udienza, le stanze per i magistrati e il personale, gli archivi; nel piano cantinato, emergono problemi di salubrità e sicurezza. Ogni anno, in occasione della cerimonia di inaugurazione viene denunciata la mancata utilizzazione dei fondi per la realizzazione del secondo Palazzo di giustizia che costituisce una grave inadempienza, nei confronti dell’amministrazione giudiziaria e dell’intera città - ha sostenuto - Da 20 anni, 15 milioni di euro aspettano di essere spesi e ogni anno si sperpera più di un milione e mezzo di euro per pagare canoni di affitto, in alcuni casi per immobili non idonei all’uso. Se si considera che, con tale cifra si sarebbero potuti realizzare non uno ma tre nuovi Palazzi di giustizia e che novant’anni fa la città, distrutta dal terremoto, seppe trovare le energie, non solo materiali, ma morali, per risorgere e realizzare questo gioiello architettonico che è palazzo Piacentini, si ha la misura di quanto sia stata incredibile questa vicenda».

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