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Crac Wind Jet, Pulvirenti e Rantuccio dal Gip

Crac Wind Jet, Pulvirenti e Rantuccio dal Gip e adesso tremano anche i “colletti bianchi”

Domani l'interrogatorio dei due arrestati per la bancarotta 

Crac Wind Jet, Pulvirenti e Rantuccio dal Gip e adesso tremano anche i “colletti bianchi”

CATANIA - Per i pm di Catania, su Wind Jet, c’è trucco e pure inganno. Ma per «imbastire le articolate operazioni di camuffamento contabile nel corso degli anni», Nino Pulvirenti e Stefano Rantuccio erano «privi di competenze specifiche sia per formazione che per provenienza lavorativa e di studio», scrive il gip Giuliana Sammartino, che ha ordinato gli arresti domiciliari per l’ex presidente e per l’ex ad della compagnia aerea nella bufera. Dunque Pulvirenti e Rantuccio non potevano essere da soli. E dunque si arriva al livello delle complicità. Non soltanto dei “fedelissimi” dell’ex patron della low cost (il suo braccio destro Angelo Vitaliti e i manager Giuseppe D’Amico e Gianni Cominu, tutti indagati), ma anche di imprenditori stranieri compiacenti. E soprattutto di colletti bianchi: commercialisti, avvocati, revisori. Catanesi e non. Con ruoli e livelli di responsabilità diversissimi fra loro. Ma tutti, comunque, legati dai fili di quella che il gip chiama «un’articolate rete di risorse umane» nella disponibilità dei due arrestati. E anche su questi nomi saranno interrogati domani mattina dal Gip Giuliana Sammartino sia Pulvirenti e sia Rantuccio agli arresti domiciliari da due giorni per bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta sui bilanci della compagnia low cost. 

 



La figura-chiave è Paola Santagati, catanese, commercialista di Wind Jet. Per l’accusa è proprio lei a “sbianchettare” i conti. «Redigeva in prima persona le correzioni fraudolente - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - da apportare alle voci di bilancio, suggerendo agli stessi revisori come attenuare i rilievi critici, al fine di occultare lo stato di dissesto della compagnia». Non a caso Giulio Marchetti, revisore della Bompani Audit, dopo essere venuto a conoscenza dell’indagine anche a suo carico, in una telefonata del 10 luglio scorso col socio Remo Simonetti (entrambi indagati), ammette che «qualche violazione è stata fatta», ma scarica la patata bollente alla commercialista di Wind Jet, la quale «in qualche modo ci avrà fatto vedere dei documenti, delle cose, ci avrà dato delle spiegazioni, che però saranno nei nostri fogli di lavoro, che chissà dove cazzo stanno… così (incomprensibile) quando, come e perché».

 


La posizione di Santagati, scrive il gip, è «strettamente connessa con quella dei membri del Collegio Sindacale», con il quale l’indagata «concorreva ad aggravare il dissesto della società». Indagati anche il presidente Vincenzo Patti e i componenti dell’organo di controllo, Sarah Patti e Gianmarco Abbadessa. I tre, si legge nell’ordinanza, «consapevolmente» omettevano di esercitare sui «bilanci alterati» il «doveroso controllo» e inoltre «concorrevano con gli amministratori nell’occultamento delle perdite attraverso condotte dolosamente omissive e commissive».

 


Il nome grosso è quello di Vincenzo Patti, uno dei professionisti più in vista di Catania, già presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti. Fondò nel 1970 il suo studio, che dal 1994 è associato, con un team di commercialisti e avvocati (fra i quali i figli Giuseppe e Sarah) specialisti in «consulenza ed assistenza fiscale, societaria, finanziaria e legale». Patti è un importante satellite della galassia Pulvirenti: presidente del collegio sindacale di Wind Jet e del Catania Calcio e di Finaria (la holding del gruppo) e rivestiva lo stesso ruolo in Meridi «all’epoca della cessione del marchio», annota il gip, nonché di altre 32 società, secondo un’informativa della guardia di finanza aggiornata allo scorso 4 gennaio.

 

A Patti il gip ricorda il doppio ruolo, in Wind Jet e in Meridi, nella «indebita rivalutazione del marchio», il cui valore (319 euro nel bilancio 2014) lievitò fino a 10 milioni, un’operazione «resa possibile - si legge nell’ordinanza - «innanzitutto grazie alla perizia di comodo del dott. Francesco Fiscella dello “Studio Prof. Vincenzo Patti e Associati”. Fiscella non è fra gli indagati.

 


L’addebito sulla «retrodatazione delle relazioni del Collegio Sindacale e la collusione con i “controllati” per eliminare o attenuare potenziali rilievi sulla contabilità», secondo il gip, risulta anche «dai documenti e dalla corrispondenza informatica fra gli indagati» che è «successiva alla formale redazione delle relazioni».

 

E cita una mail con cui l’ex ad Rantuccio chiedeva a una dipendente la relazione del presidente del collegio. La risposta è chiara: «Il Prof. Patti non può fare la relazione se prima i revisori non mandano la loro». Era già il 4 giugno 2012, ma la relazione era stata «ufficialmente emessa» il 14 maggio. L’altra prova starebbe dentro una chiavetta sequestrata nello studio Abbadessa-Santagati, «con la bozza di relazione inviata dalla società di revisione il 15.5.2009 con le correzioni apportate dalla stessa Paola Santagati».

 


Su Patti il gip cita anche «una pendenza giudiziaria per gravi fatti della stessa specie». Ovvero: la richiesta di rinvio a giudizio dei pm di Roma per «diverse ipotesi di bancarotta fraudolenta» in veste di presidente del collegio sindacale di «diverse società coinvolte nel fallimento della Harmony srl, proprietaria di noti alberghi di lusso del Catanese».

 

Il riferimento è all’indagine della guardia di finanza che nel novembre del 2014 coinvolse 16 persone, fra imprenditori, avvocati e professionisti, e portò al sequestro di beni per 35 milioni, corrispondenti al valore degli alberghi Romano Palace Luxury Hotel e Hotel Romano House. «I professionisti - replicò all’epoca lo studio Patti - sono estranei agli atti contestati in quanto già cessati dalla carica in epoche precedenti alle operazioni societarie oggetto di verifica». Riferendosi, oltre che a se stesso, anche alla figlia Sarah e al figlio Giuseppe, nella lista degli indagati assieme al padre e allo stesso Abbadessa, in veste di componenti dei collegi dei revisori. Per Patti jr e per Abbadessa, ricorda il giudice delle indagini preliminari Sammartino, c’è «l’intervenuta richiesta di archiviazione per i reati connessi al fallimento Harmony srl». Nonostante non emerga «alcuna loro dissociazione dall’operato del Presidente (Vincenzo Patti, ndr) », alla figlia Sarah e ad Abbadessa il gip attribuisce un dolo eventuale, un «minor ruolo rivestito nella vicenda delittuosa».

 


E poi esplicita meglio, nel rigettare la richiesta di domiciliari, il loro «ruolo marginale ricoperto nelle vicende contestate in questa sede, alla data della consumazione delle condotte loro rispettivamente contestate».


Anche per Vincenzo Patti e Paola Santagati la Procura aveva chiesto i domiciliari. Secondo il gip «sussiste il concreto e attuale pericolo di recidiva tenuto conto della reiterazione dei reati negli anni (a dimostrazione della non occasionalità delle condotte), delle pendenze giudiziarie per Patti nonché delle cariche e dei ruoli rivestiti sia all’epoca dei fatti che ad oggi».
Ma per i due il giudice Sammartino ha disposto “soltanto” il divieto temporaneo di esercitare l’attività.
Il che, per due colletti bianchissimi, non è poca roba.


twitter: @MarioBarresi

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