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Mafia: De Gennaro e 007«Mai trattato con Ciancimino»

Mafia: De Gennaro e 007, mai trattato con Ciancimino

l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e il funzionario dell'Aisi, i servizi di sicurezza, Lorenzo Narracci che hanno deposto davanti al giudice monocratico Marco Sabella del tribunale di Caltanissetta come parti lese nel processo a Massimo Ciancimino accusato di calunnia

Nessun rapporto con Vito e Massimo Ciancimino. Tantomeno intese trasversali con Bernardo Provenzano e la mafia. Non potevano essere più categorici l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e il funzionario dell'Aisi, i servizi di sicurezza, Lorenzo Narracci che hanno deposto davanti al giudice monocratico Marco Sabella del tribunale di Caltanissetta come parti lese nel processo a Massimo Ciancimino accusato di calunnia.

 

Il processo nasce come un filone dell'inchiesta sulla "trattativa" tra Stato e mafia nella quale Massimo Ciancimino si è ritagliato il ruolo di teste chiave mentre ha assegnato al padre quello di mediatore. Su De Gennaro ha detto che era "avvicinabile" dal padre, il quale lo aveva per questo incluso in una lista di uomini delle istituzioni disponibili con i boss. Il foglio che Massimo Ciancimino ha prodotto come supporto alle sue rivelazioni era stato però taroccato, come poi ha svelato una perizia.

 

De Gennaro ha ribadito di non avere mai incontrato Vito Ciancimino. "Posso dire lo stesso - ha aggiunto - di Massimo Ciancimino, del quale non conoscevo nemmeno l'esistenza". Nel presunto rapporto tra De Gennaro e l'ex sindaco, Massimo Ciancimino aveva poi dato spazio a Romolo Vaselli, un imprenditore che fino agli anni Settanta gestiva il servizio di raccolta dei rifiuti a Palermo. Tramite lui, De Gennaro avrebbe fatto avere confidenze a Ciancimino padre. In realtà, ha spiegato l'ex capo della polizia, Vaselli venne mandato dal giudice Giovanni Falcone al nucleo centrale anticrimine perché voleva fare dichiarazioni sul Comune di Palermo dalle quali non scaturì neppure un'indagine.

 

De Gennaro ha infine negato di avere mai sentito parlare del "signor Franco-Carlo", un fantomatico uomo al confine tra servizi segreti e mafia che si muoveva sulla scena delle stragi. Narracci, sentito a porte chiuse in quanto funzionario dell'Aisi, ha negato di potersi identificare con il misterioso personaggio e di avere mai passato informazioni riservate a Ciancimino. Resta però senza spiegazioni il ritrovamento di un suo documento sul luogo dell'attentato di Capaci. "Forse lo ha smarrito un mio segretario", ha ipotizzato. Se è così si tratta di una "grossolana distrazione" ha fatto notare il pm Stefano Luciani. Il fatto è che proprio da quella "distrazione" è nata la teoria di un ruolo dei servizi nelle stragi del '92.

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