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«Tribunale di Catania, carenza di locali

«Tribunale, carenza di locali e organici insufficienti c’è il rischio paralisi»

Il presidente Di Marco al Csm: sezione Lavoro, 2.000 cause a giudice

«Tribunale, carenza di locali e organici insufficienti c’è il rischio paralisi»

Se la Giustizia in questa città va avanti, lo si deve in particolare al lavoro inarrestabile dei magistrati, dei cancellieri e tutto il personale delle sedi giudiziarie. Basta leggere quanto è riportato nell’ultima nota che il presidente Bruno Di Marco ha inviato, il 16 gennaio scorso, al ministro della Giustizia, al Csm, al presidente della Corte d’appello e al presidente dell’Ordine degli avvocati, per capire quanto a Catania la Giustizia sia in gravissima difficoltà per l’insufficienza degli organici che colpisce tutti i settori (e in misura particolare la sezione del Tribunale del lavoro retto dal presidente Fausto Castaldo) e per la carenza di locali idonei.

Di Marco nella nota al ministero rinnova con estrema accoratezza al ministro i fattori di «insostenibile criticità» «che rischiano di offuscare realisticamente ed assai seriamente la effettività della funzione giurisdizionale del Tribunale e di determinare la paralisi di molti delicati servizi». Partendo dalla soppressione delle sezioni distaccate, che hanno causato gravissimi problemi logistici in particolare per la carenza di locali idonei per le udienze e per i magistrati, Di Marco entrando poi nello specifico delle carenze strutturali connesse proprio all’accorpamento delle sezioni distaccate ha aggiunto: «Le accresciute esigenze logistiche del Tribunale... reclamano la necessità di individuare nuovi spazi e nuovi locali da destinare al personale della magistratura ed amministrativo prima operante presso le sezioni distaccate, nonché soprattutto, all’espletamento dell’assai accresciuto volume dell’attività giudiziaria.

 

Problema - è riportato nella nota - reso ancor più complesso e drammatico dalla già notoria, indecente, insostenibile inadeguatezza dei locali disponibili nell’edificio di piazza Verga che ospita la sede centrale del tribunale, ove già mancavano del tutto aule per la celebrazione delle udienze civili, tenute nelle anguste stanze condivise da più giudici e ove erano già insufficienti le aule di udienza penale, rispetto alle esigenze di servizio». Ora tali carenze sono « ulteriormente aumentate a seguito della soppressione delle sezioni distaccate». Il presidente nella nota al ministro, ha proseguito che non bisogna dilungarsi per spiegare come la situazione indicibilmente critica dell’edilizia giudiziaria abbia ricadute nefaste sulla corretta programmazione e gestione dell’attività giudiziaria.

Quindi si è soffermato su due fattori alla base delle criticità: 1) l’insufficienza grave delle attuali piante organiche del personale di magistratura e di quello amministrativo, rispetto ai reali flussi in qualità e quantità, sia nel settore civile che in quello penale; 2) sulle imponenti vacanze di organico e «segnatamente la emorragia inarrestabile che dissangua il personale amministrativo, nonché i consistenti vuoti di organico che toccano il personale di magistratura, con posti non coperti per mancanza di aspiranti». Riferendosi, in particolare, al settore civile il presidente si è soffermato ancora una volta «sulla situazione tragica in cui ormai da diversi anni, si dibatte la sezione Lavoro».

 

«Invero - scrive Di Marco - l’organico della suddetta sezione è composto da 9 giudici, oltre il presidente, rispetto a un contenzioso pendente di 28.924 cause e rispetto ad una sopravvenienza raddoppiata rispetto al 2007 e attestatasi, ormai, ad oltre 13mila procedimenti. Se inoltre si considera l’indice di scopertura medio dell’organico, nei periodi pregressi, non inferiore al 35-40%, ne deriva che su ciascun giudice oggi presente grava un ruolo di 2000/2500 cause». Secondo le dotazioni organiche e i carichi di lavoro di altri uffici giudiziari del lavoro, come Napoli, Roma, Milano Foggia, Lecce... si «perviene - continua il presidente - alla conclusione inconfutabile di un sottodimensionamento insostenibile della sezione Lavoro di Catania, la quale dovrebbe avere un organico di non meno di 15 magistrati a fronte dell’attuale organico di 9».

 

Questa situazione per i presidenti Di Marco e Castaldo (quest’ultimo alla sezione Lavoro), rischia di tradursi nel sostanziale diniego della giustizia in un settore nevralgico per la tutela i diritti dei lavoratori a rischio e per i settori produttivo, ancor più oggi in una città come Catania in cui c’è un vertiginoso aumento della disoccupazione. E questo nonostante l’impegno profuso anche sino a tarda notte, dai giudici in servizio nella sezione, impegno che è stato più volte elogiato da entrambi i presidenti. Inoltre dai dati emergerebbe che tutte le sezioni Lavoro della Sicilia si ritroverebbero, in materia di organico, in uno stato di crisi, come a segnare un forte divario tra nord e sud anche in questo delicatissimo settore della Giustizia. Sempre in tema di carenza di magistrati Di Marco si è poi soffermato sulla situazione degli altri uffici. Per quanto riguarda il settore civile, scrive ancora Di Marco al ministro e al Csm, «si impone indifferibile un amplieamento rispetto all’organico previsto di sette unità... ».

 

Per il settore penale «caretterizzato com’è noto, nel territorio di riferimento, da un altissimo tasso di criminalità organizzata e mafiosa.... «sarebbe necessario aumentare la dotazione organica complessiva attuale di almeno altrettante 7 unità»: 1 al Gip, 1 alle misure di prevensione, 1 al tribunale del Riesame, 4 al dibattimento e 1 alle Corti d’Assise «il cui ruolo si è notevolmente incrementato a seguito della massiccia sopravvenienza di processi cumulativi per gravi fatti (anche stragi) connessi al fenomeno dell’immigrazione clandestina, a seguito del notorio dramma degli incessanti sbarchi». Il presidente, quindi, a conclusione della sua nota, oltre a ricordare anche la grave carenza dell’organico amministrativo puntualizza: «Detto profondissimo vuoto determina conseguenze estremamente deleterie sulla funzionalità dei servizi, toccando tutti i settori e in particolare quelli più delicati come il Gip, il Tribunale del Riesame, le sezioni penali dibattimentali, le spese di giustizia, le sezioni civili, le sezioni fallimentari, famiglia, esecuzioni, lavoro», aggiungendo, allo stesso tempo, che si rischia anche «di compromettere l’efficienza del processo civile telematico».

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