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Andrea Stival: «Da Veronica solo fango

Andrea Stival: «Da Veronica solo fango Non sono né assassino né il suo amante»

Andrea Stival: «Da Veronica solo fango Non sono né assassino né il suo amante»

SANTA CROCE CAMERINA. Ci guarda dritto negli occhi, seduto sul divano della sua nuova casa. Ed è un buon segno, visto che abbiamo davanti un uomo appena indagato - seppur come atto dovuto - per l’omicidio di suo nipote. Parla con voce ferma e fuma. Sembra sincero, circondato dall’amore della sua donna e dai cani che abbaiano, grattando la finestra del suo balcone, chiedendo affetto e attenzioni. Ma la vita di Andrea Stival, da ieri, non è più la stessa.

 

È indagato per concorso in omicidio e occultamento di cadavere di suo nipote Loris. Come affronterà questo terremoto?

«Come sempre: con la serenità e la tranquillità di un padre e di un nonno. Ma con la grande amarezza di vedere rigirato così l’amore di un padre e di un nonno. E una grande certezza: questa storia non sta né in cielo né in terra».

 

Non è stato sentito dal pm dopo le rivelazioni di Veronica?

«No. Se è per questo non ho nemmeno ricevuto alcuna comunicazione sul fatto che sia indagato. Ma io sono a disposizione, come lo sono stato sempre, della Procura e degli inquirenti».

 

Sua nuora dice che è stato lei a uccidere il bambino.

«Non è vero: è fango, sono bugie. Andrea Stival scorre come l’“acqua cheta”. Sono stato sentito e intercettato, come tutti gli altri familiari. Tutta la mia vita, com’era giusto che fosse in quei momenti, è stata scandagliata. Io sono pronto a confrontarmi con Veronica, davanti ai magistrati e a chiunque: le ripeta guardandomi negli occhi, queste tremende bugie. O si assuma la responsabilità di quello che ha fatto».

 

Come si spiega questa chiamata in correità?

«Una cattiveria, un’ingiustizia contro tutta la famiglia. Soprattutto contro quel povero ragazzo, mio figlio Davide. Contro Loris, quell’angelo che non c’è più, e contro il piccolino, ignaro di tutto ciò. Lei ha ucciso il bambino. Anzi lei “me” l’ha ucciso. Era la mia vita, ho perso un pezzo della mia vita».

 

Una vendetta di sua nuora contro di lei?

 «Vuole mettermi contro mio figlio, contro il bambino, contro la famiglia. Sta manipolando tutti, di nuovo. E non ha mai detto la verità, come le ha sempre chiesto mio figlio».

 

L’altro aspetto, senza alcun rilievo penale ma con altrettanto fango su di lei, è che Veronica dice che eravate amanti. Lei ha smentito, anche in un’intervista a caldo al nostro giornale. Ma ci può descrivere il rapporto fra lei e sua nuora?

«Un rapporto normale, familiare. Da suocero a nuora. Con stima, collaborazione. Un rapporto bello, sano. Io e lei non facevamo nulla. Io, per lei, ero un suocero. E basta. Adesso lei deve provare il contrario, lo deve fare nelle sedi più adatte. Io sono pronto a confrontarmi ovunque».

 

Esclude dunque che ci possa essere una tracciabilità, in tabulati telefonici e sms, di un rapporto anomalo fra di voi?

«Tutto nell’ambito della normalità. Nel rapporto fra un suocero e una nuora, nell’amore per i nipoti».

 

Nelle carte del processo Veronica parla di lei con un verbo ricorrente: «accudire». Eppure un nonno di 53 anni, senza un filo di pancia, non è un vecchietto decrepito che ha bisogno di una badante.

«Sì, diceva di essere la sguattera di Andrea e compagna. Perché una volta le dissi che stavo portando gli abiti al lavasecco e lei mi fermò: “Non ti preoccupare, come lavo e stiro le mie cose posso fare con le tue”. Non le ho mai chiesto niente, né di stirarmi la roba né di farmi da mangiare. Io stavo a casa mia, lei a casa sua. Semmai era il contrario: ero io ad accudire i bambini, tutte le volte che c’era la necessità. Come fa un bravo nonno».

 

Una vicina di casa, sempre negli atti del processo, dice che, quando la famiglia di suo figlio si trasferì nel palazzo di via Garibaldi, vedeva più spesso nonno Andrea che papà Davide. Tanto che ai primi tempi credeva che fosse lei il marito di Veronica...

«Mi sembra una cosa senza testa né piedi. Io facevo il nonno, io ero il nonno di Loris. Cercavo di contribuire al meglio alla sua educazione, lo rimproveravo quando diceva le parolacce, lo portavo sempre con me».

 

Come si difenderà quando verrà sentito dal pm?

«Io non ho nulla da dimostrare a nessuno. Sarò sentito, per l’ennesima volta, ma io, ripeto scorro come l’acqua cheta. Io cerco soltanto giustizia per mio nipote».

 

Ha sempre pensato che fosse stata Veronica a uccidere Loris?

«Dopo quel 29 novembre non volevo pensare che fosse stata lei. Ma vedevo le sue anomalie, i suoi modi, i suoi stati d’essere. Sembrava che non le fosse successo nulla. Per me, comunque, era sempre la madre dei miei nipoti. Non volevo crederci, a lungo non ho voluto crederci».

 

Ma secondo lei Veronica è una malata di mente o una lucida assassina?

«È quello che è stata sempre: una lucida manipolatrice».

 

Ci sono stati dei rapporti successivi all’arresto fra lei e Veronica?

«Dopo aver chiarito un’incomprensione con suo padre Franco, che mi fece vedere tutte le lettere che lei gli scrive dal carcere, io e la mia compagna decidemmo di scriverle due parole e di fargliele avere».

 

E lei cosa le scrisse?

«Una cosa tipo “gioia mia, un abbraccio: cerchiamo sempre di dare verità e luce al bambino”. E poi, mi pare fosse il 31 ottobre, accompagnai il mio consuocero in carcere e gli diedi 80 euro da consegnare a Veronica, la cifra massima che mi disse si può fare entrare lì. Lui andò a colloquio e le disse che era venuto con me. Lei ne era contentissima, si mise pure a piangere. Per i soldi Veronica rimproverò suo padre: “Non devi prendere l’elemosina”, gli disse».

 

Non la prenda come un interrogatorio. Ma possiamo chiederle di raccontarci la sua mattinata del 29 novembre 2014?

«Io ero a casa con la mia compagna. Lei prende una pillola molto forte per dormire: arrivò una telefonata, molto presto, di sua madre, che ci svegliò per darle delle notizie sulla salute del padre. Poi ci siamo riaddormentati. E svegliati molto più tardi, tant’è che, anziché fare colazione al Mokambo come facciamo sempre, mangiammo qualcosa a casa».

 

A che ora siete usciti?

«Alle 10,15 circa. Dovevamo sbrigare delle commissioni assieme».

 

Ma Mattino Cinque ha svelato un particolare che lei non aveva raccontato agli inquirenti: lei e la sua compagna entrate in un negozio di casalinghi nei pressi del luogo del delitto. Vi descrivono come «nervosi», la sua donna ha un mancamento...

«Eravamo andati lì perché cercavamo uno svuotatasche. Non eravamo nervosi, né sotto choc. Lei aveva il ciclo e inoltre era preoccupata per la salute di suo padre. Poi riceve una telefonata da una sua cara amica che le chiede notizie sul padre e lei, riparlando di questa cosa dolorosa, si è emozionata».

 

Ma perché non ha raccontato questo passaggio agli investigatori?

«L’ho dimenticato. Può succedere, in quel momento non ci ho pensato. Ma è umano, soprattutto per una persona in buona fede e che ha la coscienza assolutamente a posto».

 

 E dopo “Vanity House”?

«Siamo andati a ordinare gli involtini dal macellaio e poi alla Conad a fare la spesa, infine in un altro negozio di casalinghi. Arrivati a casa ci accorgiamo che avevamo dimenticato gli involtini e torniamo alla Conad, dove li avevamo lasciati. Andiamo a prenderli e torniamo a casa. E alle 12,35 riceviamo la telefonata di Veronica che ci avvertiva della scomparsa di Loris. Da quel momento la nostra vita non è più la stessa».

 

Non vogliamo entrare in dinamiche familiari e private. Ma, a maggior ragione dopo le pesanti accuse di Veronica, è importante conoscere il rapporto fra lei e suo figlio Davide. S’è notata, ad esempio, la sua assenza all’anniversario della morte di Loris.

«La mia assenza ha una spiegazione semplice. Mi arrivò una telefonata da parte della preside della scuola, che mi disse che sarebbe stata una cerimonia a inviti, chiedendomi dove far recapitare il mio. Aggiunse che gli inviti li aveva fatti mio figlio, dicendo che io potevo venire, ma la mia compagna no. Lei provò pure a convincermi ad andarci. Ma decisi di no, per rispettare la mia compagna».

 

Questa è la parte visibile all’esterno. Ma com’è il rapporto fra lei e suo figlio?

«Si è interrotto, per incomprensioni varie. Ho provato più volte a riavvicinarmi. Fino a tre domeniche fa: lo vidi in paese, da solo in macchina, pensieroso. “Tu lo sai chi sono io”, gli dissi. “Tu lo sai chi è tuo padre”. Io spero sempre nel recupero del rapporto. Mi faccio i muri invisibili, ci metto pietre e pietre sopra. È mio figlio, gli è cascato il mondo addosso. Veronica ha distrutto tutto, continua a distruggere pezzi di questa famiglia».

 

Davide l’ha chiamata dopo le accuse di Veronica?

«No».

 

E lei ha chiamato suo figlio?

«No».

twitter: @MarioBarresi

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