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Quella volta che il guru innocentista finì in carcere per truffa

Quella volta che il guru innocentista finì in carcere per truffa

La storia di Carmelo Marcello Lo Curto da Campobello di Licata alla tv. L’Ateneo di Bologna e il Politecnico di Milano: mai laureato né iscritto. E poi una lunga serie di precedenti penali. Si finse avvocato e agente di Digos e Cia...

Quella volta che il guru innocentista finì in carcere per truffa

Lo Curto, chi è costui? Per molti - noi compresi, ne facciamo ammenda, fino a qualche settimana fa - un illustre sconosciuto. Ma per i milioni di spettatori che seguono, incollati alla tv, le «clamorose svolte sul caso Loris», è l’uomo del momento. Fu lui, il 21 gennaio su Mattino Cinque, ad analizzare, con un sofisticato software, le immagini delle telecamere che inquadrano l’auto di Veronica Panarello (a processo per l’omicidio del figlio), notando al momento del parcheggio nel garage di casa «una sagoma sul sedile posteriore, lato opposto conducente» e poi, alla rotonda del supermercato Despar «alla guida una figura con corporatura robusta non riconducile a Veronica». Una ricostruzione che arriva in coincidenza alla nuova verità della donna, che dal carcere accusa il suocero, Andrea Stival. Abbastanza per alimentare il vento innocentista, ipotizzando - come hanno fatto tv e siti - «falle nelle indagini».

 

Come si presenta, Lo Curto? Un super esperto di informatica non può non avere un profilo professionale sui social. Lui ne ha due, su Linkedin e su Google+. Dove si autodefinisce “Software Engineer Developer Architect and Programmer”, con «attuale esperienza lavorativa», come ingegnere informatico, nientepopodimeno che per Microsoft Corporation. Dichiara due lauree in Ingegneria informatica: una al Politecnico di Milano (dove ha conseguito anche un master in Ingegneria del software) e un’altra all’Alma Mater Studiorum di Bologna, nel 1996.

 

Nel profilo Google+, oltre a lunghe e argomentate dissertazioni sull’innocenza di Veronica, Lo Curto ritrae il suo studio operativo in una foto: «Il mio angolo personale, purtroppo non si vede il lato sinistro dove ci sono altri due computer. Niente male, del resto per un programmatore informatico, questa è la vita». Sembrano lontani i tempi in cui l’“ingegnere” faceva il karateka.

 

«Avevo 38 anni e insegnavo arti marziali presso un amico a titolo gratuito. Questa era la politica del mio Sensei Giapponese M. Masami Matshita», scrive fiero a corredo di un’immagine che lo ritrae col kimono. Da dove spunta fuori, Lo Curto? L’esperto informatico irrompe nel caso Loris grazie a Facebook. «Contattò diversi mesi fa Antonella Stival (la zia iperinnocentista di Veronica, ndr) su un noto social network - racconta l’avvocato Francesco Villardita - e si mise a disposizione della difesa come ingegnere informatico. Quando parlammo si propose in veste di esperto di “Amped Five”, un software di analisi delle immagini per applicazioni forensi. Ma non lo nominai consulente: già avevo indicato Davide Scambi e avevo pure il sostituto, Cristian Mendola. Presi atto del suggerimento sul programma e ne parlai ai miei consulenti. Tutto qui».

 

Ma le immagini che Lo Curto usa nelle trasmissioni tv sono quelle in mano alla difesa? «No, da me non ha mai avuto nulla. Per quello che ne so utilizza i video della televisione», taglia corto Villardita. Lo Curto, dunque, non ha un ruolo ufficiale nel processo. Ma soltanto mediatico. Ma chi è, davvero, Lo Curto? All’epoca in cui basta un messaggio su Facebook per diventare un guru mediatico, qualcuno s’è mai informato sull’uomo che - con grande professionalità, non c’è che dire - analizza i frame delle immagini (atti di un processo) e dispensa verità in diretta televisiva? Noi ci abbiamo provato, consultando fonti qualificate in Sicilia, ma anche in Veneto, in Lombardia ed Emilia Romagna. Ed ecco cosa abbiamo scoperto.

 

Lo Curto Carmelo Marcello, nato il 17 febbraio del 1954, è di Campobello di Licata da dove si trasferì per vivere al Nord. All’Università di Bologna e al Politecnico di Milano non risulta alcun ingegnere informatico con suoi dati anagrafici, ma neanche alcun iscritto. E quindi Lo Curto non possiede le lauree che dichiara sui profili professionali.

 

Le notizie più interessanti, però, arrivano dal suo casellario giudiziario. Dove spiccano «precedenti penali e di polizia» come «abusivo esercizio di una professione, falsi in genere, sostituzione di persona, reati contro la Pubblica Amministrazione, usurpazione di titoli e onori, emissione di assegno senza provvista, rifiuto di indicazioni sulla propria identità».

 

Processato e condannato con pena definitiva, è stato in carcere e ai domiciliari. Riavvolgiamo il nastro. Prima di esserre un detenuto, molte vite fa, Lo Curto ha fatto pure il poliziotto: matricola numero 183531 del Dipartimento Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, assunto in forza alla Questura di Padova dal 19 maggio 1979 al 14 ottobre 1981, quando decide di svestire la divisa chiedendo il recesso dalla seconda rafferma triennale.

 

Ma questa seppur breve esperienza gli rimane nel cuore. Tanto da accreditarsi, in più occasioni, per super detective. Nel dicembre del 2000 viene denunciato perché sosteneva di essere un agente della Digos, ma «in passato si era già reso responsabile di fatti dai quali traeva profitto della sua pregressa appartenenza alla Polizia». Come quella volta in cui «si spacciava per agente della Dia, esibendo in pubblico distintivi di appartenenza». Nel 2001 arriva anche una condanna per truffa e sostituzione di persona: 6 mesi e 5 giorni, pena sospesa. La brutta abitudine non riguarda soltanto la divisa. E qui arrivano i guai seri. Nell’aprile 1993, infatti, l’“ingegnere” si improvvisa avvocato. Con tanto di studio legale, allestito con documentazione e timbri falsi. Ma ci sa fare, Lo Curto, anche con la toga.

 

Decine e decine di clienti, finché qualcuno non lo denuncia. Con sentenza del 7 marzo 2001 arriva la condanna del Tribunale monocratico di Padova: un anno, sette mesi e 10 giorni di reclusione. Per i seguenti reati: truffa aggravata, falsità materiale continuata, contraffazione impronte di pubblica autenticazione ed esercizio abusivo della professione. Arrestato nel gennaio del 2002, va in carcere e poi ai domiciliari. Tornerà in libertà il 20 maggio 2003. Poi, a parte un paio di denunce per peccatucci veniali (tra cui una per calunnia) nessun altro rapporto con la giustizia. E nemmeno con l’anagrafe, visto che dall’accertamento di una Volante del commissariato “Stanga” di Padova risulta «irreperebile per cancellazione d’ufficio» dalla sua residenza precedente, dove risultava vivere insieme con la moglie romena, Carmen Moisuc, e la figlia.

 

Chissà a quale indirizzo si trova il mitico cervellone con tutti i pc schierati. Lo Curto, nelle sue numerose trasfigurazioni professionali, si definisce anche «detective». In effetti è stato collaboratore e talvolta socio di alcune agenzie investigative. Come la “Cobra di Berton Antonella & C. Snc” e l’“Istituto Palladio Informativo di R. Muller & C. Snc”. Il nostro “007” chiede pure l’autorizzazione per svolgere attività investigativa. Ma le Prefetture di Vicenza e di Padova non gliela rilasciano, «a causa dei suoi numerosi precedenti penali, anche per reati contro il patrimonio». Nel 2006, a Padova, denuncia una cliente per minacce. Risulta autore anche di altre denunce. Da due in particolare (minacce e tentata estorsione, furto su autocarro) si evince che, fino al 2009, svolgeva l’attività di autista di camion. Un lavoro onestissimo. Più del “Software Engineer” di cui sopra.

 

Dimenticavamo: il riscontro sul fatto che lavori a Microsoft. Abbiamo chiesto a Bill Gates notizie del dipendente Lo Curto. Non ci ha ancora risposto. E dunque, almeno per ora, ci fidiamo sulla parola dell’“ingegnere”.

twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • Parerea Mea

    01 Ottobre 2016 - 15:03

    E la Romania ha fatto innumerevoli truffe e frodi

    Rispondi

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