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Si punta al recupero

Si recupera la chiesa di San Libertino

All'esterno è solo un edificio malmesso, dal colore scuro. Dentro, però, custodisce un “tesoro” che, adesso, è patrimonio comune.

Si recupera la chiesa di San Libertino

Attenzione rivolta alla chiesa di San Libertino di Agrigento, in via delle Mura. L'edificio settecentesco, infatti, adesso è stato individuato come bene di interesse culturale. A richiederlo, nel marzo del 2014, era stata la Diocesi di Agrigento, che dell'immobile è proprietaria. A confermare il valore della struttura era stata, nel maggio 2015, il dirigente della Sezione per i beni architettonici, Bernardo Agrò, della Soprintendenza ai Beni culturali, che aveva “certificato”  il valore dell'immobile in quanto “testimonianza di architettura chiesastica del XVII secolo”.  

Costruita ad un'unica navata, la chiesa presenta un importante soffitto in tavole di legno dipinto a riquadri azzurro e ocra, che ancora oggi nonostante lo stato di abbandono non ha perso i propri colori. La struttura, da quanto ci è dato sapere, custodiva anche un crocifisso in legno che era stato però spostato poco tempo fa proprio dall'Arcidiocesi per garantirne la conservazione. La chiesa, infatti, è una struttura che, per quanto misconosciuta, ha una sua importanza nella storia agrigentina.

La chiesa di Santo Libertino, che fu protovescovo di Agrigento nel II secolo,  sorse durante la peste dei 1626 nella contrada detta degli Zingari, che oggi è il quartiere di S.Michele, dove si diceva fosse stato martirizzato Santo Libertino e lì sepolto nel IV secolo dopo Cristo.

In particolare – si ricostruisce all'interno delle schede storiche del Piano particolareggiato del centro storico di Agrigento -, durante la peste del 1600, gli agrigentini iniziarono a scavare lungo tutto il piano degli Zingari sino al piano Madonna degli Angeli ricercando le reliquie del Santo, che si riteneva fosse sepolto nella zona di Bibbirria, questo perché al martire è attribuita una frase, pronunciata prima di morire, ovvero “Gens iniqua, plebs rea, non videbis ossa mea”. La ricerca non portò a nulla e si decise allora di costruire in quel luogo sacro una Chiesa dedicata a San Libertino. Negli anni '50 la Chiesa viene trasformata in cinematografo con l'aggiunta di un corpo di fabbrica che attualmente rappresenta una sorta di “sudario” in cemento del monumento.

 

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