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Al telefono: «Mirello, ci saranno movimenti...»

Al telefono: «Mirello, ci saranno movimenti...» E poche ore dopo il prefetto Guida “salta”

Il segretario di Bubbico a Crisafulli: «Ora vediamo con Filippo»

Le intercettazioni nell'inchiesta in cui è indagato (anche) Alfano

Al telefono: «Mirello, ci saranno movimenti...» E poche ore dopo il prefetto Guida “salta”

ENNA. Natale in casa Mirello: «Voglio fissare un appuntamento con lui ovunque sia... anche il 25 dicembre», dice al suo amico del Viminale. Il quale, poche ore prima che succedesse ciò che poi succederà davvero, lo ingolosisce: «Ci saranno movimenti... ». È l’insostenibile pensantezza dell’essere Crisafulli. Chiaro, concreto, magari un po’ millantatore. Eppure efficace: non è dato sapere se «l’appuntamento» ci fu, ma l’obiettivo - comunque - fu raggiunto lo stesso. Nel favoloso mondo di Mirello c’è di tutto. Le amicizie altolocate, i vecchi sodali (di partito e non), i nuovi rapporti da coltivare.

E, soprattutto, i nemici da combattere. Come l’ex prefetto di Enna, Fernando Guida. Che proprio non andava giù a Vladimiro. Tanto da fare il diavolo a quattro per mandarlo via, lontano dalla sua città. E, soprattutto, dalla sua università. Non c’è traccia di un contatto diretto con Angelino Alfano, nell’informativa che dalla Procura di Enna ha innescato l’inchiesta di Roma, nella quale sono indagati, per abuso d’ufficio, il ministro dell’Interno, il suo vice Filippo Bubbico (Pd) col capo della segreteria personale Ugo Malagnino, oltre che lo stesso Crisafulli e il presidente della Kore di Enna, Cataldo Salerno.

Eppure, in queste carte, di “mollichine” Crisafulli ne ha lasciate in giro un bel po’. «Non era un mistero che quel prefetto non mi piacesse, lo sapevano tutti. E io mi sono anche sfogato con qualche amico», ha ammesso Crisafulli in un’intervista al nostro giornale. Ma all’ex senatore del Pd (con tessera del partito sospesa, come tutte le altre di Enna “azzerate” dal commissario renziano Ernesto Carbone) gli amici non sono mai mancati.

«È generoso, passionale, magari talvolta millantatore rispetto ai suoi super poteri», secondo l’impeccabile definizione del suo (ex?) fedelissimo Salerno. E i due fattori - l’abbondanza di amici e la generosità sovrabbondante - rischiano talvolta di mettere nei guai il Barone Rosso, a prescindere dalle sue responsabilità nella vicenda. Così, ad esempio, quando si leggono alcune delle intercettazioni raccolte dalla guardia di finanza di Enna.

Due, in particolare, che risalgono al 22 dicembre. L’ex presidente della Regione e attuale deputato del Pd, Angelo Capodicasa, non coinvolto nell’indagine, parla con Crisafulli. «Quello (nell’informativa si ritiene sia il ministro Alfano, ndr) ora parte... Se ne va in ferie, se ne va all’estero... Mi ha detto: “Ci vediamo giorno 11”». Ma Mirello non può aspettare: il commissariamento della fondazione Kore, ultimo terreno di scontro col prefetto sgradito, è alle porte. «Non è cosa, ci dobbiamo parlare prima... », incalza. Tant’è che, dopo Capodicasa, sente il presidente della Kore. «Voglio fissare l’appuntamento, ovunque sia... anche il giorno di Natale».

I due si scambiano reciproci attestati di scoramento. E parlano di Alfano: «Mi pare che il ministro dorma», dice Crisafulli. «Sì, dorme», risponde Salerno. Allora, Mirello rompe gli indugi: «Io questa sera vado a trovare Firrarello (ex senatore ed ex sindaco di Bronte, suocero di Giuseppe Castiglione, sottosegretario di Ncd, ndr) e... gli faccio gli auguri».

Quell’incontro, secondo i tabulati dei finanzieri che hanno incrociato le celle telefoniche dei due, ci sarebbe stato. Ma un brindisi natalizio fra vecchi amici, pur da sempre in sponde politiche diverse, non è un reato. La notte porta consiglio, o chissà che cos’altro. Fatto sta che Crisafulli, al di là dell’efficacia dei contatti con gli alfaniani, sfrutta al meglio rapporti ben più consolidati. Quelli fra i vecchi dalemiani del suo partito. Come Malagnino, segretario del viceministro Bubbico.

Il 23 dicembre, in mattinata, l’ex parlamentare dei Ds sente il compagno Vladimiro. E lo avverte: «Ci saranno movimenti... ». Mirello, al netto delle speculazioni lombrosiane, ha un cuore buono. Oppure aspira al “delitto perfetto”: promoveatur ut amoveatur. Perché pensa al destino del suo nemico Guida: «Promosso... in un altro posto? Non c’è la speranza che venga promosso in un altro posto? ».

Malagnino gli risponde: «Adesso dobbiamo vedere... con Filippo (Bubbico, ndr) ». Qualche ora dopo arriverà il valzer dei prefetti, ben 14, in un turn over disposto dal Consiglio dei ministri. Guida, che sostiene di aver concordato il trasferimento col Viminale, non verrà «promosso». Ma, piuttosto, punito: finirà a Isernia, una delle due sole Prefetture (l’altra è Sondrio) ancor più mignon di Enna. Tutto il resto diventa cronaca. Istituzionale, politica, infine giudiziaria.

Dopo le scarne ma significative dichiarazioni del diretto interessato («non è una rimozione ma una scelta concordata, indipendentemente dalla vicenda», ha assicurato Guida), l’inchiesta romana sembra già azzoppata. Anche se questa versione innocentista rispetto ai suoi “capi” del Viminale, il prefetto dovrà ripeterla ai magistrati del Tribunale dei Ministri, che ha ricevuto le carte dai pm di Roma.

E c’è più di un conoscente siciliano del prefetto a ricordare la «reazione stizzita» di quel 23 dicembre, quando Guida ricevette la notizia del trasferimento da Enna a Isernia mentre si trovava in Spagna per un viaggio di famiglia. Inoltre, il fatto che l’alto funzionario fosse consenziente non esclude in automatico che ci possano essere state delle “variabili esterne” a incidere.

Eppure il refrain di quest’indagine, al di là degli eventuali risvolti penali, resta sempre il favoloso mondo di Mirello. Un personaggio da odi et amo catulliano, che ha tanti nemici. E altrettanti amici. Alcuni, come la senatrice Anna Finocchiaro («contattata per il trasferimento del prefetto, ma non risulta che si sia mai attivata») non gli danno risposte. Altri non restano a guardare. Ma nelle 7mila ore di telefonate registrate in almeno un paio di indagini a suo carico a Enna, Crisafulli mostra comunque un network aggiornatissimo.

Che comprende il redivivo viceré berlusconiano Gianfranco Micciché: frequenti colloqui, soprattutto dopo l’ingresso di Francantonio Genovese nel Pd, con un malcelato corteggiamento politico per assoldare l’ex comunista ennese nella Forza Italia 2.0. E anche i politici di grido, come Denis Verdini. Con alcuni tentativi di contatti diretti e più di una chiacchierata con Antonio Scavone, ex delfino di Raffaele Lombardo, oggi senatore di Ala.

Nulla di male, ci mancherebbe. Anche perché, come scrisse Pietrangelo Buttafuoco in un indimenticabile ritratto sul Foglio, «a Mirello dicono tutti: I love you». Anche qualcuno dentro la Prefettura di Enna, evidentemente. Crisafulli, il 18 dicembre (proprio il giorno in cui Guida avvia l’iter ufficiale di commissariamento della fondazione Kore), parla al telefono con un amico del Viminale. E lo aggiorna in tempo reale: «Ouu... Vedi che quello sta scrivendo... ».

twitter: @MarioBarresi

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