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Cosa Nostra in crisi, ma non si arrende

Cosa Nostra in crisi, ma non si arrende Tornano al potere i boss scarcerati

La relazione della Dna: Palermo resta il centro decisionale

Cosa Nostra in crisi, ma non si arrende Tornano al potere i boss scarcerati

Roma - «Le indagini su Cosa nostra dimostrano il continuo e costante tentativo di ristrutturare e fare risorgere le strutture centrali di governo dell'organizzazione criminale, in particolare la commissione provinciale di Cosa nostra di Palermo, quale indispensabile organo di direzione dell'intera organizzazione mafiosa». E' uno dei passaggi chiave della relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, presentata stamane a Roma dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi. La Dna  ha confermato che «la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l'organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall'attività di repressione continuamente svolta dall'autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria». A tenere in vita Cosa nostra è soprattutto il "rispetto delle regole" sia sotto il profilo delle affiliazioni dei nuovi componenti, che di quelle che regolano la gestione dei territori.

 

 «Le indagini - prosegue la Dna - confermano anche la costante fibrillazione dell'organizzazione che oggettivamente versa in una situazione di crisi. Va segnalato che l'assenza, in Cosa Nostra palermitana, di personaggi di particolare carisma criminale in libertà, non ha riproposto la violenta contrapposizione interna tra famiglie e mandamenti del passato. Allo stato deve piuttosto registrarsi una cooperazione di tipo orizzontale tra le famiglie mafiose della città di Palermo, volta a garantire la continuità della vita dell'organizzazione ed i suoi affari. Tra questi in particolare devono segnalarsi un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei "giochi", sia di natura legale che illegale».

 

La relazione spiega inoltre che Cosa Nostra si mantiene forte e non si arrende anche grazie al ritorno al potere degli scarcerati che vanno a sostituire i boss di grosso calibro, assicurando comunque gli equilibri all'interno delle famiglie mafiose. E in tema di mafia la relazione evidenzia la richiesta avanzata alla politica, di "inserire la corruzione come aggravante del reato di associazione di tipo mafioso (416 bis) quando si evidenzi che l'associazione mafiosa utilizzi la corruzione come modalità di manifestazione della sua capacità di controllo".

 

La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, ha colto anche un'altra richiesta arrivata dalla Dia :ovvero che il reato di associazione mafiosa diventi come il terrorismo un reato contro lo Stato.«Le mafie rappresentano un vero e proprio attacco alla persona, allo Stato, alla democrazia», osserva Bindi. Mafie che, come rileva la Relazione della Dia, "oggi sparano meno ma sono sempre vitali e, soprattutto, fanno più affari di ieri". Nella relazione compare anche il nome della Primula Rossa Matteo Messina Denaro, l'ormai storico latitante trapanese ricercato da anni.  «Il suo arresto non può che costituire una priorità assoluta». La Dna ritiene che, «nella situazione di difficoltà di Cosa Nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l'organizzazione». Aggiungendo che in questo contesto «la cattura della totalità dei grandi latitanti di mafia palermitani ha certo costituito un segnale fortissimo della capacità dello Stato di opporsi a Cosa Nostra demolendo il luogo comune della impunibilità di alcuni mafiosi e la conseguente loro autorevolezza e prestigio criminale; in ciò risiede la speciale importanza, a Palermo e in tutta la Sicilia occidentale, di tale attività investigativa».

 

Nella relazione anche un riferimento ad una «definitiva acquisizione da parte della collettività della consapevolezza della capacità dello Stato di contrastare con successo la criminalità organizzata costituisce certamente, sul piano generale, un dato estremamente significativo».E «ciò infatti - prosegue la Dna - determina condizioni favorevoli affinché il consenso, l'acquiescenza o quanto meno la sudditanza di cui l'organizzazione ha goduto in passato, e che già ha perso in parte degli ambienti sociali, in particolare del capoluogo, vengano definitivamente a mancare».

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