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Ecco cosa deve spiegare Andrea

Ecco cosa deve spiegare Andrea ma le telecamere lo “assolvono”

Ecco cosa deve spiegare Andrea ma le telecamere lo “assolvono”

RAGUSA. In molti, per motivi diversi, lo cercano. Una traccia, una sagoma, un capello, un frame di video, una telefonata, un sms. Ma lui, almeno finora, non c’è. Da nessuna parte. Andrea Stival, il nonno paterno di Loris, trascinato sul luogo del delitto, oltre che nel fango, dalla ben più nota nuora, non si trova. La cosiddetta “ultima verità” di Veronica Panarello sembra non trovare riscontri oggettivi nei tempi supplementari delle indagini sull’omicidio del bambino di Santa Croce Camerina. L’interrogatorio di Stival, indagato dopo la chiamata in correità da parte della nuora («L’ha ucciso lui, eravamo amanti e il bimbo ci ha scoperti»), è in programma questa mattina, a Ragusa. Il pm Marco Rota, assieme a polizia e carabinieri, avrà molte cose da chiedere a nonno Andrea. Che, assistito dall’avvocato Francesco Biazzo, varcherà l’ingresso del palazzo di giustizia per difendersi: «Non c’entro nulla. Né amante, né assassino». In contemporanea - o forse a seguire, ma sempre oggi - sarà sentita a sommarie informazioni, come persona informata dei fatti, la compagna dell’uomo, non indagata. Ma cos’è successo in queste ultime settimane? La Procura ha lavorato, per riscontrare le ultime accuse di Veronica, «a prescindere dalla sua credibilità». Un’attività di verifica rigorosa, come se quelle parole non fossero state pronunciate da una persona che ha già cambiato quattro volte versione. Perché - al di là delle tante suggestioni, dei pettegolezzi sussurrati e magari di qualche dubbio che emerge dalle carte dell’indagine - quel che conta sono i dati oggettivi.

La caccia nei video

Gli investigatori hanno rivisto tutti i dvd dove sono riversate le immagini delle 42 telecamere, pubbliche e private, di Santa Croce Camerina. Decisive, per inchiodare Veronica. E altrettanto fondamentali, almeno fino a ieri sera, per scagionare il suocero. Il quale nelle immagini («rianalizzate in modo preciso e nitido», confermano fonti qualificate) è un “fantasma”. Insomma: non c’è. Anche nei percorsi indicati dalla nuora. «L’ho incontrato per caso in via Caucana ed è salito in auto mettendosi dietro», ha detto al pm Rota. Ma non c’è, nel verbale dell’ultimo interrogatorio del 19 febbraio nel carcere di piazza Lanza a Catania, alcuna specificazione del tipo «s’è sdraiato per non farsi vedere». In via Caucana (la stessa dove c’è l’agenzia di viaggi dove lavora la compagna), non ci sono telecamere. Ma Andrea non c’è nel presunto tragitto dalla sua vecchia residenza (in via Monsignor Di Quattro) al luogo dell’incontro casuale. Così come non viene mai inquadrato dalla telecamere-chiave, quella del negozio “Vanity House”, mentre l’auto di Veronica torna in via Garibaldi per poi essere posteggiata in garage. Nessuna traccia del nonno di Loris nell’altro percorso dove avrebbe dovuto essere inquadrato o visto da qualche testimone. La nuora, dopo aver incolpato Andrea anche dell’occultamento del cadavere di Loris («l’ha buttato lui nel canalone»), racconta al pm che l’uomo si sarebbe messo alla guida dell’auto. E dal Mulino Vecchio, dopo un non meglio precisato «giro di qualche minuto», avrebbe fermato l’auto «in un posto subito dopo il distributore Agip all’ingresso del paese». Ovvero: in via Dalla Chiesa. Anche questa al “buio”, rispetto al Grande Fratello di Santa Croce, visto che la telecamere dell’area di servizio risultano non funzionanti. Ma Andrea non viene mai più inquadrato, né in un potenziale percorso da via Dalla Chiesa a casa sua (via Monsignor Di Quattro), né tantomeno in direzione di via Garibaldi. Anche la difesa sta facendo le proprie indagini. «Pur partendo dal presupposto che non ci sono verità evangeliche e senza innamorarsi di alcuna tesi - specifica l’avvocato Franco Villardita - stiamo analizzando, non certo a occhio nudo ma con sofisticati software videoforensi, tutte le immagini, frame dopo frame, con particolare riferimento alla telecamera di “Vanity House”, ma senza trascurare nessuna delle altre. Al lavoro, oltre a due consulenti di altissimo profilo, ci sono ben 15 tecnici specializzati. Stanno rivedendo tutto ciò che successe quella mattina all’esterno del luogo del delitto, ma anche tutti i percorsi dell’auto della mia assistita e i potenziali tragitti che avrebbe potuto fare il suocero ora indagato». La “caccia” ad Andrea in quei video, dunque, continua. Magari anche alla difesa, adesso, conviene rievocare i famosi «tre scenari» di cui parlò il procuratore Carmelo Petralia anche molto tempo dopo l’arresto della donna. Primo: Veronica ha fatto tutto da sola. Secondo: ha avuto un complice nel delitto. Terzo: c’è qualcuno che l’ha aiutata e/o coperta.

 

L’ultima accusa e l’alibi

L’alibi del nonno, confermato dalla sua compagna anche in sede di sommaria informazione pochi giorni dopo il delitto (quando vennero sentiti tutti i familiari), è quello di essere rimasto a casa fino alle 10,15. Facendo il “pm del diavolo” si potrebbero avanzare almeno due controdeduzioni. La prima: è “soltanto” la parola della donna che lo ama, magari disposta a coprirlo. La seconda: l’orario indicato è successivo alla morte presunta di Loris, stimata fra le 9 e le 10 dall’autopsia del medico legale Peppe Iuvara (una delle pietre miliari di quest’indagine). Ma su questi due punti è arrivata una risposta, dalla testimonianza di una vicina di casa di Stival: «Sì, ho visto uscire di casa Andrea e la signora alle 10,15», avrebbe detto agli investigatori. Un altro vicino, invece, avrebbe assicurato che l’auto dell’uomo è rimasta posteggiata per tutta la mattinata. E tutti i commercianti che Andrea ha detto di aver incontrato hanno confermato. Compreso il titolare di “Vanity House” (negozio di casalinghi a pochi metri da via Garibaldi), Davide Emulo, che raccontò, prima in tv e poi ai carabinieri, che «la mattina del 29 novembre, fra le 10,30 e le 11, il signor Stival e la compagna entravano nel mio negozio visibilmente scossi». Anche su questo Andrea, in un’intervista al nostro giornale, ha smentito. Ma oggi dovrà farlo col pm. L’avvocato Villardita e i suoi consulenti, però, si stanno concentrando su altri «dettagli interessanti». A partire dalla nuova arma del delitto indicata da Veronica nell’accusare il suocero: il «cavetto Usb di colore grigio, a corredo di una telecamera del computer di casa». Del cavetto non c’è traccia: la donna sostiene di non averlo più trovato in casa, dopo essere tornata per fare “pulizia” portando via le fascette e lo zainetto di Loris. «Ma che motivo avrebbe una bugiarda - ragiona a voce alta il difensore - di indicare un’arma diversa dalle fascette, urbi et orbi note come arma? ». Villardita aggiunge: «Il Riesame di Catania, per giustificare la compatibilità delle fascette con le tracce senza zigrinature sul cadavere, ipotizza che potrebbero essere state strette al contrario, dalla parte liscia. Il mio perito medico, il professor Pietrantonio Ricci, sta verificando ogni ipotesi. Compresa quella del cavo Usb». Fin qui tutti i dati oggettivi. I fatti riscontrati e, soprattutto, quelli che non tornano rispetto alle parole di Veronica. Ma resta qualcosa in sospeso.

 

Le suggestioni

Quegli “avvertimenti” di Veronica, che in carcere implora il marito Davide di «tenere lontano il piccolino da tuo padre e da Andreina» (con la quale, comunque, fino a pochi giorni prima risulta un affettuoso scambio di messaggi WhatsApp, di cui è protagonista anche Loris). Quegli sfoghi, con annessi sospetti disseminati nelle intercettazioni, della donna a colloquio in carcere con madre e sorella. E qualche “sottinteso” che aleggia nei brogliacci estrapolati dalle microspie piazzate in casa Stival e nelle automobili. Fra suocero e nuora ci fu anche l’ormai noto siparietto di lei che butta una bottiglietta d’acqua addosso a lui che l’accusava: «Potresti essere stata anche tu! », aveva detto davanti a tutti gli altri familiari. L’episodio, l’indomani, viene subito riferito da Andrea, che va alla polizia. Veronica nell’ultimo confronto in carcere col pm, ha aggiunto il particolare che avrebbe fatto scattare la minaccia di Loris («dico tutto a papà»), segnando la sua condanna a morte. Anche in questo caso con una versione riveduta e corretta. Nella prima parte dell’interrogatorio dice che «ci aveva visti mentre ci baciavamo in cucina». Alla fine, giustificando l’aggiunta con il fatto di provare «vergogna», ha messo a verbale: «Il 19 novembre 2014 i bambini erano a letto, pensavo che dormissero. Io e mio suocero abbiamo avuto un rapporto sessuale in cucina e Loris ci ha visti. All’improvviso è entrato in cucina e ci ha beccati. Corse in camera sua e io lo raggiunsi. Io ero disperata, lui molto arrabbiato». È chiaro che questa rivelazione, che pur potrebbe essere l’ennesima bugia, è la madre di tutte le suggestioni. Per l’opinione pubblica, affamata di verità sul caso Loris. Ma anche per le parti in causa. «C’è il movente che tutti cercavamo, ma l’arma del delitto e il correo», ha detto Villardita. Ma anche il procuratore Petralia ha ammesso che «questa versione, al di là della veridicità, fornisce un movente». Le indagini, in queste settimane, hanno approfondito anche l’aspetto del rapporto fra Veronica Panarello e Andrea Stival, «anche isolandolo dalla presunta assenza del nonno dal luogo del delitto». Per questo motivo, oggi, il nonno di Loris dovrà spiegare al pm Rota qualche altra cosa. A partire dalla «impennata» di contatti telefonici, significativi «per quantità e frequenza» (ma mai nelle ore notturne) fra lui e la nuora. Con due “curve” significative, rilevate incrociando più tabulati telefonici. Le chiamate aumentano «soprattutto a partire da maggio 2014» (Veronica parlò di «un rapporto cominciato sei mesi prima della morte di Loris») e s’intensificano anche nei giorni in cui Davide Stival, il marito, è fuori (le celle lo localizzano in varie località, in Italia e all’estero) per il suo precedente lavoro di camionista. Nessun voyeurismo superfluo, da parte di chi indaga. Non c’è da sbirciare dal buco della serratura, ma bisogna capire - senza lasciare alcun punto oscuro - ogni fatto che ruota attorno alla morte atroce di un bambino di 8 anni.

 

L’attesa e la perizia

E non dimentichiamo che oggi sarà una giornata particolare per Davide Stival. Il marito-figlio fra due fuochi: una verità comunque atroce o una persino vomitevole. Per lui «una vigilia comprensibilmente tesa, ma al contempo serena», la definisce l’avvocato Daniele Scrofani. «Via via che si avvicina l’ennesimo importante appuntamento per le sorti del processo - ricorda il legale - Davide collabora sempre di più con me, con i colleghi di studio e con consulenti tecnici alla rielaborazione e rivisitazione del materiale processuale. E tanti spunti e occasioni di verifica provengono proprio da lui. A volte suggerisce una verifica o sollecita un riscontro oppure spinge per ricontrollare un atto, un frame o una dichiarazione testimoniale». Insomma, il papà di Loris «attende non in modo passivo ma sempre più da protagonista consapevole del processo e del suo futuro». Un ultimo aspetto. Tutt’altro che secondario. Oggi c’è l’interrogatorio di Andrea. Ma il processo a Veronica, accusata di omicidio premeditato e occultamento di cadavere, continua. Il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica non è inficiato dalle indagini sul suocero. I periti del gup di Ragusa, Andrea Reale, devono fare l’ultimo “accesso”, incontrando di nuovo la donna in carcere. Non è stata fissata la data, ma si ipotizza il 17 marzo. Che coincide con la prevista prossima udienza del processo, destinata, dunque, a slittare. Qualche indiscrezione, però, filtra: l’orientamento, al momento, sarebbe quello che Veronica Panarello è tutt’altro che incapace di intendere e di volere. E scusate se è poco.

twitter: @MarioBarresi

(ha collaborato Alessia Cataudella)

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