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Catania, auto gli taglia strada Muore scooterista di 32 anni

Catania, auto gli taglia strada Muore scooterista di 32 anni

Federico Di Prima è morto a poche ore dall’incidente stradale di cui è rimasto vittima, martedì pomeriggio, all’incrocio fra la via Durante e il viale San Pio X, nel Quartiere Nesima 

Catania, auto gli taglia strada Muore scooterista di 32 anni

Un’auto che svolta senza dare la precedenza a chi viene da destra, una frenata disperata nel tentativo di tenere in asse il ciclomotore, l’impatto violento fra i due mezzi e la conseguente caduta dello scooterista. E, ancora: l’arrivo affannato dei soccorsi e le prime manovre, il trasporto a sirene spiegate verso l’ospedale Garibaldi, il tentativo dei medici di strappare alla morte quell’uomo. Tutto vano. Le strade di Catania tornano a tingersi del sangue innocente di un motociclista.

La scorsa settimana, mercoledì mattina, era toccata al diciottenne Leonardo De Francesco, scontratosi con un Suv mentre si trovava a pochi metri dalla sua scuola, il “Principe Umberto”; stavolta la vittima è un onesto padre di famiglia, il trentaduenne Federico Di Prima, morto a poche ore dall’incidente stradale di cui è rimasto vittima, martedì pomeriggio, all’incrocio fra la via Durante e il viale San Pio X. Quartiere Nesima.

Di Prima, che viveva con la moglie ad Aci Catena e pare fosse titolare di una agenzia di scommesse al Villaggio Sant’Agata, stava procedendo in sella al suo «Scarabeo». Ad un tratto si è trovato davanti un’autovettura, che pare non abbia rispettato la precedenza di cui il motociclista aveva diritto. Lo scontro è stato violento e il ciclomotore è andato a pezzi (contachilometri e specchietto retrovisore sono stati sistemati al fianco del mazzo di fiori che una mano pietosa ha sistemato sul luogo dell’incidente), mentre il Di Prima, che non è chiaro se indossasse il casco o meno, è rimasto sul selciato.

L’intervento dei volontari del 118 e la corsa verso il «Garibaldi» non sono servite a nulla. L’uomo è spirato mentre i medici cercavano di salvarlo, per la disperazione dei familiari accorsi in massa e che pregavano per lui.

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