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Rischio «infiltrazioni» anche in altri Comuni

Rischio «infiltrazioni» anche in altri Comuni «Inchino» di Paternò al vaglio dell'Antimafia

Dopo il caso Catania e diverse segnalazioni aperti nuovi fascicoli

Rischio «infiltrazioni» anche in altri Comuni «Inchino» di Paternò al vaglio dell'Antimafia

CATANIA - L’episodio dell’«inchino» della candelora sotto la casa del boss a Paternò, avvenuto durante la festa patronale di Santa Barbara, sarebbe finito al centro delle attenzioni anche della commissione regionale Antimafia. L’organismo dell’Ars avrebbe già aperto un fascicolo sulla vicenda, acquisendo già la prima documentazione, dopo aver ricevuto una circostanziata lettera-denuncia spedita, sembra, da alcune associazioni del grosso paese alle porte di Catania. L’Antimafia regionale, guidata dal presidente Nello Musumeci, davanti a una nota particolareggiata sull’episodio avrebbe deciso di seguire l’iter adottato per il caso Catania, con l’unico obiettivo, secondo le prerogative di legge, di appurare se all’interno di quell’episodio specifico e in quelli successivi ci possano essere stati presunti rapporti tra personale politico e criminalità.
Qualora gli episodi dovessero essere avvalorati da riscontri oggettivi l’organismo Ars chiederà ai partiti un intervento forte.

 


La sfera di competenza dell’Antimafia regionale riguarda ovviamente soltanto l’ambito della gestione politica e le susseguenti azioni amministrative, non certamente il campo giudiziario che spetta all’autorità competente. Ad esempio per la vicenda Catania la commissione regionale, ai sensi della l. r. n. 4 del 1991, deliberò un anno fa di aprire una indagine nell’ambito dei propri poteri, «ritenuto peraltro che l’assemblea ha competenza esclusiva sulla organizzazione degli Enti locali. L’ambito dell’inchiesta è però rimasto legato unicamente all’accertamento della cosiddetta “responsabilità politica” dei fatti».

 

 

Il caso Paternò non sarebbe al momento l’unico del nuovo filone all’attenzione dell’Antimafia. Da indiscrezioni trapela che sul tavolo dei deputati regionali componenti dell’organismo, ci sarebbero altre segnalazioni, prevalentemente anonime, che racconterebbero presunti episodi del mondo politico amministrativo e della criminalità organizzata, avvenuti in altri “Palazzi” della Sicilia, non molti sembra. Sulla scia del clamore provocato dalla recente relazione sulle presunte infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale di Catania, all’Antimafia proprio in questi ultimi mesi ci sarebbe stato un incremento delle segnalazioni su fatti accaduti in paesi della provincia etnea, (si parla di due, oltre al caso di Paternò) ma non solo.

 


Tra i centri siciliani sotto osservazione ci sarebbe anche il palazzo della politica di un altro capoluogo di provincia, oltre al caso che ha riguardato Catania. Quello che emerge dalla fitta coltre di riservatezza dell’Antimafia è che su alcuni episodi specifici l’organismo starebbe vagliando come procedere e se procedere.

 

 

Intanto sul caso Catania, dopo la richiesta ufficiale dell’Antimafia nazionale di istituire una commissione di accesso sui fatti contenuti nella nota della commissione regionale, dalla Prefettura è emerso che gli uffici si sono prontamente attivati per acquisire ulteriori elementi, come previsto dalla normativa di riferimento. Come è noto nel testo della relazione dell’Antimafia regionale sul Consiglio comunale di Catania sono riportati i nomi di otto consiglieri, sette dell’assemblea di palazzo degli Elefanti e uno di circoscrizione, e inoltre, i fatti o le parentele a loro collegati. Sulla relazione dell’Antimafia la Procura etnea ha aperto un fascicolo.

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