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Salme tecnici uccisi bloccate in Libia

Salme tecnici uccisi, bloccate in Libia Rientro slitta a domani pomeriggio

Procedure legali rallentano le trattative per la restituzione dei corpi

Salme tecnici uccisi, bloccate in Libia Rientro slitta a domani pomeriggio

Roma - Slitta a oggi pomeriggio il rientro in Italia delle salme di Salvatore Failla, di Carlentini, e di Fausto Piano, i due tecnici della Bonatti , sequestrati per otto mesi e poi uccisi nei giorni scorsi in Libia. Procedure legali bloccano ancora i due feretri in terra libica e quindi i due corpi restano a Tripoli cosi come  ha confermato Jamal Zubia, Direttore del dipartimento media stranieri dell'esecutivo. Uccisi il 2 marzo probabilmente dal fuoco "amico" aperto dalle milizie di Sabrata contro la colonna dei rapitori che si stava spostando, i corpi Failla e Piano secondo le notizie di ieri, sarebbero dovuti tornare in patria già nella tarda serata di oggi, ma a quanto pare continuano a restare ancora  "prigionieri" della burocrazia e delle richieste di riconoscimento politico che arrivano dalle autorità della città come dal Governo di Tripoli. 

 

 

In compenso sembra essere  stato raggiunto l'obiettivo di evitare l'autopsia a Tripoli, così da consentire l'esecuzione dell'esame in Italia. Anche se su questo punto , considerato lo stop di questa sera, resta qualche perplessità . Il sindaco di Sabrata, Hussein Al-Zawadi ha dichiarato oggi all'Ansa: «Come di norma in questi casi, i corpi dovrebbero essere stati sottoposti a un'autopsia e dovrebbe esserci una perizia che li accompagna e che deve essere trasmessa al Procuratore generale per allegarla ai documenti dell'inchiesta».

 

 

 Anche il ministro degli Esteri del Governo di Tripoli, Ali Ramadan Abuzaakouk, intervistato dal Corriere, ha sostenuto che l'autopsia completa a Tripoli "è necessaria per le nostre leggi". Proprio quello che le autorità italiane puntano invece ad evitare. Da qui gli sforzi diplomatici per fare in modo che i corpi siano consegnati integri, così che siano i medici legali di Roma a fare gli esami e verificare come sono stati uccisi e da che tipo di pallottole. Richiesta peraltro in linea, con quelle delle famiglie ( la vedova di Failla, Rosalba, giunta a Roma ieri sera, in particolare aveva espressamente chiesto al Governo italiano di evitare al cadavere del marito lo scempio di un'autopsia fatta in Libia). La procura romana ha affidato all'Istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli. I due corpi saranno sottoposti ad accertamento radiologico e alla Tac, esami considerati utili per individuare la tipologia e la traiettoria dei proiettili e chiarire quanto accaduto al di là delle varie versioni filtrate da Sabrata. 

«Il ritardo, imposto dalle autorità libiche, al rientro delle salme è vergognoso». Afferma intanto l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della famiglia di Salvatore Failla. «Si sta speculando - aggiunge il penalista - con ferocia sul dolore delle famiglie che sono in attesa a Roma. Sappiamo che le salme sono ancora a Tripoli e che i nostri funzionari stanno facendo di tutto per accelerare le pratiche e riportare in Italia i corpi di Salvatore e Fausto».

 

 

 Inutile dire che il momento non è dei migliori per ottenere qualcosa dalla Libia. Mentre imperversano i "rumors"su possibili interventi militari nel Paese nordafricano e oggi è arrivata una nuova fumata nera da Tobruk sul sì al Governo di unità nazionale, l'esecutivo 'rivalè di Tripoli non manca di usare ogni elemento per far pesare il suo ruolo e ottenere riconoscimenti politici da parte della comunità internazionale occidentale, Italia compresa, che si è dall'inizio schierata con Tobruk. Ecco, quindi, che anche una vicenda come quella degli ostaggi italiani finisce in un gioco più grande da affrontare evitando cedimenti, ma anche bracci di ferro. Il punto di equilibrio è sottile: il ritorno dei due ostaggi vivi è stato più veloce di quanto temuto, ma gli ostacoli sono stati poi messi sulla consegna delle salme. E non c'è solo Tripoli d considerare, ma anche l'autorità di Sabrata, le cui milizie hanno sferrato l'attacco ai sequestratori che ha causato anche la morte di Piano e Failla.

 

 

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