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Le contestazioni della Procura

Le contestazioni della Procura a Comune e Girgenti acque

L'indagine sul depuratore del Villaggio Mosè

Le contestazioni della Procura a Comune e Girgenti acque

Un impianto notoriamente inquinante, oggetto da anni di attenzione da parte dell'autorità inquirente senza che nulla sia stato fatto per ridurre il danno immediato per l'ambiente o, anche, per sanzionare questi comportamenti. E' questo il quadro che emerge dalle 33 pagine del provvedimento di sequestro del depuratore di Villaggio Mosè notificato nei giorni scorsi al presidente di Girgenti acque Marco Campione e al responsabile del settore depurazione Giuseppe Giuffrida, entrambi indagati. Un documento fitto di numeri, date e circostanze e che racconta 5 anni di indagini partite, si scopre, da un esposto firmato nel marzo del 2010 da Aldo Capitano, a nome del movimento “culturale politico autonomo 'Insieme nel sociale'”. Fu quello il primo passo per avviare una verifica, da parte della Questura di Agrigento, all'interno dell'impianto cui seguirà un sopralluogo tecnico da parte dell'Arpa e dell'Asp di Agrigento e successivamente una informativa firmata dal Nucleo ambientale della polizia Municipale “con la quale – si legge nel provvedimento - si evidenziava l'esistenza di palesi anomalie nel sistema di funzionamento del depuratore di Villaggio Mosè il cui collettore di piena era stato accertato scaricare nel corpo idrico ricettore (torrente) continuativamente, anziché solo in condizioni particolari di piena (eccessivo afflusso), determinando di fatto l'esistenza di uno scarico nuovo sprovvisto di autorizzazione, con immissione - per di più - di reflui non depurati risultati essere particolarmente inquinanti e pericolosi per la salute pubblica”. All'impianto si tornerà un mese dopo, rilevando addirittura l'aumento dell'afflusso dei liquami con “una considerevole quantità” di liquido che si “riversava sul suolo adiacente al depuratore e, incanalatosi nel terreno in pendenza, si rovesciava direttamente sul corpo idrico recettore, nonostante lo scolmatore di piena scaricasse a flusso continuo” e, contestualmente, un canale di scolo “di liquido scuro dall'odore nauseabondo” in via Stella del Sud che scaturiva da un pozzetto, successivamente oggetto di interventi. I sopralluoghi si susseguono fino al 2014, rilevando criticità che, sostiene l'autorità giudiziaria, non sono state sostanzialmente interessate non solo da interventi di ripristino, ma nemmeno da atti sanzionatori.  La Procura, a più riprese, parla di “inerzia” da parte degli organi preposti al controllo. “Da ultimo – si legge in un passaggio - si dava atto di come nel corso degli ultimi anni l’Arpa di Agrigento avesse più volte evidenziato la scarsa funzionalità dell'impianto, con superamento dei limiti tabellari, inviando proposte di sanzioni alla Provincia Regionale di Agrigento, e di come, allo stato, la situazione fosse ulteriormente peggiorata a causa della riscontrata totale non funzionalità dell'impianto, con ulteriore fuoriuscita di liquami a cielo aperto costituente, oltre che grave inquinamento ambientale, grave pericolo per la salute pubblica, evidenziando l’opportunità di un intervento di bonifica dell’area”. Anche l'Arpa, comunque, viene “colpita” ad un certo punto quando, dopo un sopralluogo nel 2014 si rilevò la non applicazione di alcune misure di adeguamento come la realizzazione dei pozzetti per i prelievi. “Anche in questo caso – si legge infatti ancora nel provvedimento di sequestro - non può non prendersi atto dell'oggettiva inerzia degli organi preposti al controllo, in particolare dell’Arpa, che non pare abbiano nel frattempo segnalato tale inadempienza all’Ato idrico al fine di consentire a quest'ultimo di procedere alle necessarie prescrizioni e/o all’irrogazione di idonee sanzioni nei confronti dell'ente gestore”.

Ente gestore che, nel 2013, definiva “sottodimensionato, ma funzionante” l'impianto. Tesi, dice la Procura “difficilmente sostenibile”, in considerazione che proprio in quell'anno l'Asp di Agrigento  con una relazione segnalava “la gravità della situazione di inquinamento ambientale in atto dovuta al fatto che la perdita di liquami nel luogo si verificasse già da molto tempo e che i liquami avessero in maniera evidente contaminato la zona circostante”.

E al netto di tutti i passaggi burocratici connessi al finanziamento dei progetti per il depuratore consortile – pure riportati nel provvedimento -, l'accusa della Procura è chiarissima: “Non v’è dubbio – scrivono - che gli indagati Campione e Giuffrida... non si siano mai realmente attivati, pur essendo obbligati in tal senso, per ottenere l’autorizzazione allo scarico in relazione all’impianto di depurazione di Villaggio Mosè”.

 

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