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Acceso il «Muostro», Niscemi in fuga

Acceso il «Muostro», Niscemi in fuga

Acceso il «Muostro», Niscemi in fuga

NISCEMI. Lei ha un dubbio. Anzi, quasi una certezza. «Quelli lì, i ‘miricani, queste antenne del Muss l’hanno accese già da un paio di giorni». Ma da cosa deriva questo legittimo sospetto? «Da lunedì, a mezzogiorno, quando mangio, non vedo più a Giancarlomacalli…Poi, la sera, il secondo canale si prende di nuovo. Ho chiamato l’antennista e mi ha detto che è tutto apposto. Allora solo loro possono essere: i ‘miricani, che attaccano e staccano questi strummenta. E noi non ne sappiamo niente». Di Giuseppina, «vedova di un eroe di guerra» che ha tirato su già un paio di generazioni di figli e nipoti, riusciamo appena a intravedere gli occhietti vispi dalla serranda di un basso in via Bellini, a un passo dalla piazza deserta. Ha 82 anni e rivendica «la gambe che camminano e la testa pure».

 

S’è fatta portare le sue due mafaldine quotidiane dal figlio del fornaio. «Non voglio uscire, mi spavento. Ho fatto la spesa per tutta la settimana. Ora se ne parla domenica, per andare a messa». Niscemi si sveglia impaurita, nel giorno dello switch on del Muos, il contestatissimo impianto di telecomunicazioni della Marina degli Stati uniti. Ieri, alle 9, è partita la “verificazione”. Un termine orrendo per dire che si comincia a misurare dell’impatto dell’impianto su ambiente e salute. In campo nella base Usa di contrada Ulmo, il collegio dei verificatori nominato dal Consiglio di giustizia amministrativa, al culmine dell’intrecciatissima battaglia giudiziaria nel corso della quale il Muos è stato sequestrato su disposizione della Procura di Caltagirone in quanto ritenuto di fatto una costruzione abusiva. Adesso i periti - affiancati da personale dell’Arpa Sicilia e alla presenza di consulenti di parte del movimento No Muos, delle associazioni ambientaliste e del Comune - dovranno dire, una volta per tutte, se l’impianto è nocivo, partendo da misurazioni reali sul campo elettromagnetico (e non più, come disposto in un primo momento basandosi sui dati forniti dall’Ambasciata americana).

Il lavoro continuerà fino a domani. I dati ufficiali saranno depositati in sede di udienza davanti al Cga entro il 24 marzo. L’ultimo tassello “tecnico” mancante ai giudici amministrativi, chiamati a pronunciarsi sul ricorso del ministero della Difesa contro il verdetto del Tar che ha giudicato legittima la revoca delle autorizzazioni all’impianto da parte della Regione. Fuori o dentro. L’ultima puntata, al netto di colpi di scena, di una telenovela giudiziaria che dura dal 2011. Appena arrivato a Niscemi capisci subito che non è un giorno come tanti altri. Prima tappa, ovviamente, in contrada Ulmo. Polizia, carabinieri, guardia di finanza, esercito, forestale. In dispiegamento massiccio, a proteggere la cosiddetta zona rossa. All’ingresso della quale, già al cosiddetto “cancello 1”, a circa due chilometri dalla base americana (che oltre alle tre parabole del Muos contiene anche 46 antenne ad alta e bassa frequenza) c’è un primo blocco.

Superato il quale, complice una provvidenziale trazzera indicata da un contadino del luogo, si arriva dall’altra parte, all’ingresso dell’impianto a sud della riserva della Sughereta. Dove, già dalle prime ore del mattino, c’è il presidio. Con poco meno di un centinaio di persone. Fra i quali molti studenti del liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Niscemi. «Siamo qui contro le ingiustizie del presente che ci vede colonizzati - arringa uno dei ragazzi più spigliati - ma soprattutto per difendere la nostra salute e il nostro ambiente. In una parola: il nostro futuro». I primi attivisti sono qui dalle 5,30 del mattino, ma dalle 7 non si passa più. A meno che non ci si accolli un percorso di circa quattro chilometri a piedi. I tecnici sono dentro la base. Alcune rilevazioni si svolgono più vicino al filo spinato.

«Sono stati stabiliti alcuni punti operativi - ci aggiorna Nicola Giudice, uno degli avvocati dei No Muos, a metà mattinata - e sono state appena accese le antenne. Vigileremo sulle operazioni e aspetteremo i risultati». Anche se i tre tecnici di parte del movimento (il fisico Massimo Coraddu, il chimico Eugenio Cottone e Cirino Strano del Wwf), oltre ad affiancare i “verificatori” del Cga, svolgono dei test paralleli, con strumenti presi in affitto. Da queste misurazioni, già martedì sera, emergeva che anche a Muos spento bastano le altre antenne accese per superare il livello consentito di onde elettromagnetiche. In contrada Ulmo la mattinata scorre in modo tutto sommato tranquillo.

L’unico sussulto arriva grazie al solito Turi Vaccaro, 62 anni, storico pacifista originario di Marianopoli, sottoposto a divieto di soggiorno in provincia di Caltanissetta, scattato dopo che aveva preso a martellate nei mesi scorsi una delle parabole. Ma lui oggi non poteva certo mancare. E, dopo una serie di provocatori numeri da fachiro, viene dapprima fermato per aver violato la prescrizione e poi arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento di un’automobile del commissariato di Gela. «Visibilmente agitato», secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, il pacifista si è sdraiato sul sedile posteriore dell’auto della Volante e a piedi uniti ha sfondato il finestrino dello sportello destro. «Nel tentativo di liberarsi», riferiscono alcuni testimoni.

La polizia lo ha rinchiuso nel carcere di contrada “Balate” a Gela, a disposizione del pm. Come al solito in prima linea ci sono le Mamme No Muos. Con uno striscione emblematico: “I bambini di Niscemi non sono le vostre cavie”. Marianna Garofalo e Antonella Santarelli non si sottraggono ai cronisti. Esprimono «fiducia per la presenza dei consulenti di parte che ci potranno dire se le misurazioni sono state effettuate in modo regolare», ma ritengono che, purtoppo, questa giornata di accensione dell’impianto «sembra quasi un’anticipazione di quello che potrebbe succedere di qui a poco». Samanta Cinnirella pone una questione seria: «Avevamo chiesto un appuntamento con il prefetto per chiederle: cos’è cambiato da un mese a questa parte sulla sicurezza? Il prefetto ha chiamato il sindaco e l’unico piano è stato sull’ordine pubblico, ma sulla salute non c’è alcun modello. Siamo delle cavie: proveranno sulle nostre vite il Muos».

Le risponderà, a stretto giro di posta, il sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa: «Le proteste ci sono sempre. All’interno della base ci sono tecnici, forze dell’ordine, amministratori e anche gli americani. A meno che non si tratti di un genocidio di un certo livello... ». La Rosa sottolinea come «per l’ennesima volta Niscemi ha dato prova di grande civiltà, con una protesta decisa e pacifica». Ma in effetti, di niscemesi, qui ce sono davvero pochi. E paradossalmente bisogna risalire nel centro della città, per rendersi conto di quanto questa gente abbia davvero paura del “Muostro”. «Oggi in piazza c’è stata molta meno gente, mi sa che sono tutti rintanati a casa», certifica Francesco Cutrona, titolare del bar “La Bussola”.

Ma perché non sono laggiù a protestare? «Forse c’è un po’ di sfiducia, magari abbiamo capito che l’avversario da sconfiggere, gli americani, è davvero troppo potente». Anche dalle scuole arrivano notizie di assenze di massa: al secondo circolo didattico, nei plessi “Gori” e “Don Milani” il tasso di assenze supera il 50%. «Ho saputo che molte donne incinte hanno deciso di lasciare il paese e anch’io avrei voluto andarmene per tre giorni», confida Stefania Di Giovanni, titolare del ristorante “Cibus”. Il marito, lo chef Massimo Blanco, annota che «già da qualche giorno sembra che in giro ci sia il coprifuoco, oggi ai tavoli c’erano in pratica soltanto forestieri». Lui, comunque, ha deciso di sfidare la paura: «Ho fatto la spesa e comprato le materie prime come tutti i giorni».

Il sindaco La Rosa ci rivela anche di aver ricevuto una delegazione di cittadini cardiopatici con il peacemaker. «Volevano sapere se c’erano delle controindicazioni mediche, io mi sono messo a disposizione anche per tutelare la loro salute in qualsiasi modo». Ma alla fine avranno scelto la soluzione solitaria: lasciare Niscemi, per qualche giorno, rifugiandosi a casa di parenti o amici. Alla giusta distanza dal Muos. A proposito: l’uomo più vicino alle parabole, Salvatore Terranova, residente a poco più di un chilometro in linea d’aria, ha pure un defibrillatore nel cuore. Ma rimane al suo posto. Come sempre. «Sono già una cavia per tutto l’anno, che senso ha fuggire proprio adesso? ». Il primo test è finito. E, al tramonto, sul rettilineo che ci riporta sulla Catania Gela, incontriamo un venditore di carciofi. In vena di offerte speciali: «Stasera tre cassette al prezzo di una, mi voglio rovinare». Ma sono freschi? «No, no, no. Non si preoccupi: sono magnifici, li ho raccolti ieri, martedì... ». Il giorno prima che premessero il tasto “on” sul Muostro. Che qui, da acceso, fa ancora più paura.

twitter: @MarioBarresi

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