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Tangenti Anas sui lavori per la Ss 117

Tangenti Anas sui lavori per la Ss 117 nuovo arresto per Bosco Lo Giudice e Costanzo

Il blitz della Guardia di finanza, coinvolto parlamentare Fi VIDEO

Tangenti Anas sui lavori per la Ss 117 nuovo arresto per Bosco Lo Giudice e Costanzo

C’è anche la Statale 117 Centrale Sicula, cofinanziata dalla Regione, tra gli appalti finiti nel mirino della Procura di Roma e che stamattina ha portato all’esecuzione di una ordinanza emessa dal gip del Tribunale della capitale ed eseguita di finanzieri del Comando Provinciale di Roma. IN tutti 19 i provvedimenti cautelari, due dei quali coinvolgono, gli ex dominus della Tecnis, il colosso delle costruzioni catanesi. Si tratta di Concetto Albino Bosco Lo Giudice, 53 anni e di Francesco Domenico Costanzo 54 anni. Ai due, che si trovano già ai domiciliari perl’inchiesta Dama Nera, è stata applicata una nuova misura degli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Dama Nera 2. In manette anche l'imprenditore messinese Giuseppe Ricciardello di 69 anni, padre del sindaco di Brolo e suocero del deputato regionale di Ncd Nino Germanà.

Con loro sono stati raggiunti da un provvedimento cautelare altre 17 persone: Antonella Accroglianò, 55 anni, la Dama Nera che ha svelato le irregolarità negli appalti, Emiliano Cerasi di 48 anni, Giuseppe Colafelice di 58 anni, Oreste De Grossi, 60 anni (finito in carcere), Antonino Ferrante di 55 anni, Sergio Serafino Lagrotteria, 47 anni (finito in carcere), Vincenzo Lo Conte di 60 anni, Carmelo Misseri di 60 anni, Andrea Musenga di 63 anni, Elisabetta Parise di 44 anni, Giovanni Parlato di 49 anni (in carcere), Vito Rossi di 66 anni, Giovanni Spinosa di 59 anni, Paolo Tarditi di 59 anni, Antonio Valente di 55 anni e Sergio Vittadello di 79 anni. Si tratta di dirigenti e funzionari Anas ed imprenditori titolari di aziende appaltatrici di primarie opere pubbliche. Tutti sono accusati a vario titolo di corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, auto riciclaggio, favoreggiamento personale e truffa.

Oltre 50 le perquisizioni effettuate in Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte, Veneto, Molise e Campania: passate al setaccio anche le sedi Anas di Roma, Milano e Cosenza. Sequestrati anche 225 mila euro in contanti oltre che a 800 mila euro come equivalente delle somme corruttive allo stato accertate. In tutto gli indagati sono 36, tra cui anche il parlamentare romano di Forza Italia Marco Martinelli di 53 anni e un avvocato sempre di Roma.

 

 

Stavolta l’inchiesta – denominata Dama Nera 2 perché la naturale prosecuzione del blitz Dama Nera che aveva portato all’arresto di 10 persone – riguardano l’aggiudicazione, l’erogazione dei pagamenti, e lo sblocco dei contenziosi per evitare di non applicare le penali. Il gip parla di “mercimonio della pubblica funzione e la sistematicità dell’asservimento della medesima sono stati i tratti essenziali che hanno caratterizzato, per anni, l’operato dei pubblici funzionari infedeli oggi arrestati”.

In cambio degli illeciti servizi prestati, abusando dei poteri derivanti dall’incarico ricoperto, i dirigenti Anas e i politici indagati hanno ottenuto tangenti. L’inchiesta ha consentito di accertare, tra l’altro, come siano stati falsati importanti appalti pubblici: dall’itinerario basentano (compreso il raccordo autostradale Sicignano Potenza) alla SS 117 Centrale Sicula - quest’ultima cofinanziata dalla Regione Sicilia – entrambi aggiudicati nel 2014, alla SS 96 Barese e alla SS 268 del Vesuvio, arterie stradali aggiudicate nel 2012, arrivando sino a turbare la gara per la realizzazione della nuova sede Anas di Campobasso, opera aggiudicata nel 2011.

Il parlamentare indagato secondo le accuse ha garantito al titolare di un’importante impresa la nomina di un presidente di gara “non ostile”, tant’è che - effettivamente - l’imprenditore si è aggiudicato l’importante appalto in Sicilia. Analogo ruolo di intermediazione è stato contestato ad un legale romano, oggi tratto in arresto, quale intermediario, per conto di un’azienda romana, nella corresponsione alla Acdroglianò di10 mila euro pwr facilitare il pagamento e lo sblocco di alcuni contenziosi con l’Anas.

“Un marciume diffuso – scrive il gip - all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti”, reso ancora più “sconvolgente” dalla facilità di intervento del sodalizio per eliminare una penale, aumentare interessi e facilitare il pagamento di riserve, nonché, ancora più grave, far vincere un appalto ad una società “amica”, a discapito di altre risultate più meritevoli. 

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