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Acireale, inchiesta assenteismo al Comune

Acireale, assenteismo al Comune Indagati anche sei tra dirigenti e capi settore

Procura di Catania li accusa di concorso in truffa e false attestazioni

Acireale, assenteismo al Comune Indagati anche sei tra dirigenti e capi settore

L’elenco dei “furbetti del cartellino” ad Acireale si allunga ancora e colpisce in alto, coinvolgendo dirigenti, capi settore e funzionari pubblici, ai quali sono stati notificati sei avvisi di garanzia per il reato di concorso nella truffa aggravata e falsa attestazione della presenza in servizio. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Catania e condotta dalla Polizia di Acireale ha permesso di ricostruire la responsabilità - a vario titolo - di sessantadue presunti assenteisti tra i dipendenti comunali, di cui tre finiti agli arresti domiciliari (poi revocati), 12 con obbligo di firma e altri 47 indagati a piede libero.

Ma i nuovi avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati anche ai dirigenti Alfio Licciardello (che all’epoca dei fatti era all’ufficio Tributi), a Giovanni Barbagallo (Lavori Pubblici) e a Giovanni Spinella, (Affari Istituzionali). Risultano iscritti sul registro degli indagati anche il funzionario responsabile del servizio di Protocollo, Camilla Castorina, il capo settore ai Servizi Sociali, Giulia Cosentini e il capo settore alla Protezione civile, Salvatore Di Stefano. Solo due i dirigenti rimasti fuori dall’inchiesta della Procura: il Comandante della polizia municipale, Antonio Molino e Giuseppe Torrisi, della Protezione Civile.

La notizia era nell’aria da alcuni giorni e fa seguito ai provvedimenti del primo maxi blitz, scattato all’alba dell’11 febbraio scorso, nei confronti di 62 dipendenti (sui 244 in servizio) degli uffici del Centro direzionale comunale di via degli Ulivi, tutti accusati di assenteismo e dunque di aver truffato lo Stato attraverso la condotta fraudolenta in concorso con altri colleghi. In questo secondo filone vengono invece coinvolti i dirigenti, responsabili del buon funzionamento della macchina burocratica su cui l’amministrazione in carica recentemente aveva messo le mani avanti facendoli ruotare negli incarichi (non senza qualche malcontento).

La piccola, ma significativa rivoluzione tra le mura dei palazzi municipali ha permesso di rimodulare i complessi meccanismi che regolano l’operato degli uffici, specie nei rapporti con il cittadino. Dalla pausa caffè finita nel badge, e dunque conteggiata a fine mese, alla riduzione dei buoni pasto, passando dalla flessibilità ai dipendenti, i quali avevano maturato una certa libertà nella gestione dell’orario di lavoro. Per non parlare, poi, del taglio verticale del monte ore degli straordinari.

Tutte azioni messe in campo proprio per tentare di arginare le scappatoie dei soliti furbi, confusi tra i 600 dipendenti pubblici iscritti nel libro paga del comune, al costo annuo complessivo di circa 17 milioni di euro. Gli avvisi di garanzia, recapitati ieri sono stati firmati dai pm, Pasquale Pacifico e Marco Bisogni, titolari delle indagini. I primi interrogatori a partire dalla giornata di venerdì della prossima settimana. 

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