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Sgominata banda di tombaroli tra Gela, Paternò e Caserta

Sgominata banda di tombaroli tra Gela, Paternò e Caserta

La Procura di Gela ha messo sotto inchiesta 27 persone, per 12 sono scattate le manette e sei di esse sonno finite in carcere. Tra il materiale sequestrato dalle Fiamme Gialle figurano oltre 400 monete, risalenti a un periodo compreso tra il V e il II sec. a.C.

Sgominata banda di tombaroli tra Gela, Paternò e Caserta

Un traffico illecito di materiale archeologico sull'asse Gela-Paternò-Caserta è stato scoperto dalla Guardia di finanza che ha sottoposto a indagine 27 persone, nell'ambito di una operazione denominata "Agorà".

Per 12 indagati è scattato l'ordine di custodia cautelare (sei in carcere, sei ai "domiciliari"), emesso dal gip del tribunale di Gela, Veronica Vaccaro, su richiesta del procuratore capo della Repubblica, Lucia Lotti. Nei loro confronti una serie di accusa tra cui il traffico di reperti archeologici e l'associazione per delinquere.

Tra il materiale sequestrato dalle Fiamme gialle figurano oltre 400 monete, risalenti a un periodo compreso tra il V e il II sec. a.C., varie apparecchiature utilizzate per le ricerche clandestine, tra cui un metal detector.

Le indagini, coordinate dal pm, Elisa Calanducci, hanno permesso di accertare l'attività illecita in diverse aree archeologiche (Gela, Kamarina e altre) e la successiva commercializzazione degli oggetti nel mercato clandestino. La rete dell'organizzazione va da Gela (CL), Vittoria (RG), Paternò (CT) al Casertano.

Tra le persone arrestate anche una romena di 30 anni, Mihaela Ionita, 30 anni, presunta amante di uno dei 27 indagati. La donna forniva schede telefoniche comprate in Romania per evitare intercettazioni.

L'inchiesta è scattata nel 2014 quando uno dei sottufficiali in servizio presso la procura incrociò un tombarolo gelese in compagnia di un gruppetto di apparenti cacciatori, in tuta mimetica, ma in periodo di caccia chiusa.

In realtà andavano a scavare nel sito archeologico di Kamarina (Ragusa) e nel territorio di Paternò (Catania). Pedinamenti, intercettazioni e perquisizioni hanno permesso di sgominare l'organizzazione e di sequestrare 400 monete d'argento e di bronzo (la maggior parte in casa di un uomo di Vittoria, denunciato) e 6 metal detector.

Germania e Spagna le destinazioni delle monete (piazzate a tra 500 e 1000 euro ciascuna) che nel loro linguaggio criptato erano i "cerchi", mentre una Bmw corrispondeva a una statuetta di 55 cm, venduta a un collezionista spagnolo non rintracciato.

Questi gli arrestati: Simone Di Simone, 44 anni, Orazio Pellegrino, 64 anni, entrambi di Gela, ritenuti i capi dell'organizzazione; Salvatore Cassisi, di 59 anni, anche lui di Gela; Pasquale Messina, 44 anni, di Mondragone (Caserta); Roberto Ricciardi, 52 anni, di Casal di Principe (Caserta); Amedeo Tribuzio, 60 anni, di Foggia, tutti rinchiusi in carcere. Agli arresti domiciliari sono finiti Vincenzo Cassisi, 30 anni, Nicola Santo Martines, 32 anni, entrambi di Gela; Giuseppe Rapisarda, 48 anni, di Paternò; Sergio Fontanarosa, 64 anni, di Mondragone (Caserta); Alessandro Lucidi, 51 anni, di Minturno (Caserta), e la già citata Mihaela Ionita. 

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